Gabriele Sandri non era un santo né un eroe. Era un tifoso, un figlio, un amico che nel 2007 ha perso la vita in un autogrill per l’ “errore” di un agente.

Era l’11 novembre 2007 quando il nome di Gabriele Sandri e quello dell’agente Spaccarotella apparivano per la prima volta sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, sugli schermi televisivi e sul web. Dopo 8 anni il nome di Gabriele Sandri è ancora legato ad un’immagine: un puzzle in cui si è tentato di nascondere troppi pezzi sotto il pesante asfalto dell’autogrill che lo ha visto morire, ragazzo, sotto il fuoco di un proiettile esploso da lontano.

Gabriele Sandri non era un santo né tantomeno un eroe, e nonostante il ricordo e la drammaticità della notizia, non lo è diventato dopo quell’11 novembre. Gabriele Sandri non è un eroe. Era però un ragazzo, come tanti altri, con una fede calcistica, una famiglia e tanti amici che in quel giorno di 8 anni fa hanno dovuto apprendere la notizia più irreversibile tra tutte: quella della sua morte. Una morte ingiusta, una morte provenuta dalla pistola di chi dovrebbe invece garantire la sicurezza, soprattutto ad un ragazzo. Perché in fondo nessun ragazzo è un santo né un eroe.

L’11 novembre 2007 si giocava la dodicesima giornata di campionato, e all’autogrill di Badia al Pino, sull’autostrada A1, scoppia una rissa tra tifosi laziali e juventini. Gabbo è un grande tifoso della Lazio. In quell’atmosfera surriscaldata, farcita di spranghe e tensione, mentre Gabriele è in macchina viene colpito da un proiettile partito dalla pistola dell’agente Spaccarotella, posizionato dall’altra parte della carreggiata. Un colpo mortale.

La notizia fa subito il giro di mass media, stadi e curve e la violenza degli ultras non si fa attendere. Inter-Lazio viene sospesa, come altre partite in cui gli arbitri si trovano impossibilitati a far scorrere un cronometro troppo piccolo per far fronte alla rabbia contro una vita che si è spenta. Minacce, lanci di oggetti, animi bollenti… Le tifoserie sono unite contro una morte ingiusta.

“Un tragico errore”, si sussurra in quelle prime dichiarazioni ufficiali; ma per la famiglia Sandri quello in cui il figlio ha perso la vita può esser definito solamente come un “omicidio volontario”. E proprio questo giudizio viene confermato dalla condanna di primo grado emessa nel 2009 (e confermata dall’appello e infine dalla Cassazione) nei confronti dell’agente di polizia Luigi Spaccarotella. Nel febbraio 2012 l’ex agente viene condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione e al risarcimento di 1 milione e mezzo di euro allo Stato.

Sono passati anni ma tifoserie opposte, rivali e in continuo contrasto continuano a unirsi ogni anno nel ricordo di quel ragazzo dal cuore biancoceleste che ha perso la vita troppo giovane; per un “tragico errore” che poteva essere evitato.

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