I guanti: l’abito delle mani in inverno

guanti

Un accessorio che più di ogni altro riesce ad esaltare la bellezza e la sensualità delle mani. Dalla funzione anti-freddo a oggetto di seduzione, i guanti si sono adattati alle varie funzioni e occasioni nel corso della storia.

Secondo la leggenda, un giorno, la dea Venere, mentre correva nel bosco sul Monte Olimpo, cadde con le mani su un cespuglio di rovi e se le graffiò, allora le Grazie cucirono delle sottilissime bende intorno alle sue mani: nacquero così i guanti. Meno affascinante, ma ugualmente interessante è la vera storia di questo splendido accessorio. I Barbari furono i primi ad usarli e poi diffonderli in tutta Europa. Inizialmente la loro forma era quella di un sacchetto legato ai polsi, solo in seguito si aggiunse lo spazio per il pollice così da consentire la presa, per poi aggiungere anche le altre quattro dita.

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Il loro scopo era unicamente quello di difendersi dal freddo, ma nel medioevo l’uso dei guanti acquisì anche una certa importanza nelle regole sociali: divennero simbolo di eleganza e potere, in particolar modo per nobiltà e clero. In quel periodo il guanto era un indumento prettamente maschile, proibito alle donne in quanto simbolo di autorità. Solo nel IX sec. le donne riuscirono ad impossessarsene facendone oggetti lussuosi e decorativi, con pelli finissime, tessuti preziosi, ricami, bottoni di perle e pietre preziose. Furono gli artigiani francesi e italiani a gestire il mercato dei guanti, eternamente in lotta tra loro per conquistare il primato di originalità. Nel XIII sec. primeggiavano i guanti veneziani, confezionati con stoffe rarissime e decorati con pietre preziose, mentre alla corte di luigi XIV fecero comparsa quelli alla moschettieri caratterizzati da un polsino molto ampio. Nell’800 erano di gran moda i mitaines, ossia guanti traforati di seta o cotone che arrivavano a metà braccio e lasciavano scoperte tutte le dita fuorché il pollice. Fino alla metà del ‘900 l’uso di questo accessorio fu indispensabile per le sue funzioni igeniche e di pudica distinzione.
guantiIl guanto vedeva il suo periodo d’oro nel Rinascimento in cui diventava sfarzoso, prezioso, senza limiti di fantasia; un trionfo di pietre preziose e materiali importanti, simbolo di eleganza sia per l’uomo che per la donna. Si diffondevano i guanti profumati, i più famosi erano quelli italiani e spagnoli, richiestissimi dai sovrani. Protagonisti degli intrighi delle corti rinascimentali, i guanti venivano utilizzati come strumento di morte inserendo al loro interno potentissimi veleni.
NeI primi anni del 1700, il guanto era uno status symbol, segno di prestigio, di riconoscimento e di ostentazione da parte dei nobili che, per la prima volta, si differenziava per i due sessi: lunghi fino al gomito per le donne, corti con un basso polsino per gli uomini. Successivamente diventava oggetto indispensabile da sfoggiare in tutte le occasioni del giorno: una signora che si rispettasse doveva possederne almeno quattro o cinque paia e cambiarseli altrettante volte al giorno.

La vita del guanto venne messa in pericolo durante la rivoluzione francese in quanto additato come simbolo delle dissolutezze del passato regime. Veniva ammesso solo il nuovo modello post rivoluzione, con i colori della Repubblica: rosso, bianco, blu, e in tessuti non pregiati come il lino e la canapa. Durante la corte napoleonica, il guanto tornava al suo antico splendore, fatto di ricami e preziosità, ma solo da appannaggio dei nobili che frequentavano la corte imperiale. Per i borghesi, la parola d’ordine era: semplicità. Soprattutto per l’uomo, si guardava con favore alla moda londinese: il guanto giallo diventava simbolo di eleganza e nobiltà d’animo. Il dandy era l’uomo da imitare, con la sua ironia, buon gusto ed eleganza, l’uomo sicuro di sé ed abile negli affari.

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Dopo le restrizioni belliche, il guanto viveva una seconda giovinezza negli anni ’50: diventava volume, movimento, oggetto di creatività. Esso si travestiva da sera e diventava da cocktail, per poi far spazio, a metà degli ’50, alle linee essenziali e pure, divenendo cortissimo negli anni ’60. Venne demonizzato durante il ’68, perchè accusato di essere simbolo della borghesia, di ipocrisia, di rapporti formali e di inutile sfoggio di ricchezza. Negli anni ’70 la moda apriva all’individualità e, non più schiava delle regole imposte dall’alto, non contemplava affatto il guanto che si riprenderà una rivincita negli anni ’80. Infatti i punks apriranno la strada alle bizzarrie, dando vita ad una assoluta libertà di scelta: le donne vestiranno le proprie mani secondo il proprio gusto, senza etichette o regole da seguire.
Dunque il guanto, non solo rappresentava l’emblema di una certa nobiltà e di un certo rango, ma anche quel rigore, quell’appartenenza a determinati modelli di condotta che ne hanno fatto oggetto di contestazione durante i periodi rivoluzionari. Il guanto, mai uguale a se stesso, poliedrico, che, come un attore, ha interpretato molti ruoli: una donna seducente, ma anche vanitosa; un assassino; un re, detentore del potere; un giudice, un politico corrotto, un religioso. Nel corso dei secoli si è ritagliato un ruolo da protagonista, nel bene o nel male, divenendo un simbolo e non solo un capo di abbigliamento.

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Testata registrata al Tribunale di Roma in data 5/04/2016 | Fatto con da TechSoup