“Bobby gol”, capocannoniere in serie A negli anni ’70 e ’80, Roberto Bettega nasce il 27 dicembre 1950 a Torino. La sua è una carriera di attaccante forte e determinato.

Quelle di Roberto Bettega sono origini modeste: venuto al mondo nella periferia della città della Mole, il padre Raimondo lavora come carrozziere, la madre Orsola è maestra. Il secondogenito di casa Bettega è un bambino tranquillo, con un unico chiodo fisso: l’amore per la Juventus. Il legame con il campo e i colori bianconeri nasce, fin da subito fortissimo, all’età di sette anni quando il piccolo Robertino vede la sua prima partita. La passione dei padri che si trasmette ai figli.

E così, proprio nella sua Torino, Bettega si avvicina alle giovanili della Juventus, unica squadra della quale vestirà la maglia in tutta la sua carriera. Negli anni ’60 inizia la sua carriera nelle giovanili, per poi passare nella squadra maggiore, nella Nazionale e trasformarsi in opinionista e dirigente sportivo dopo il suo ritiro dal pallone giocato. Per dodici anni, dal 1994 al 2006, fu anche vicepresidente della sua squadra del cuore.

Ma torniamo alla sua carriera. Bettega gioca. E bene.

Così nel 1968 viene promosso in prima squadra e mandato però in prestito al Varese, per non bruciare le sue capacità di ragazzo ancora giovane. Qui è Nils Liedholm a credere in lui e i 13 gol registrati nelle 30 presenze da Bettega sono la dimostrazione che lo svedese non ha sbagliato.

Roberto Bettega è pronto per tornare a Torino e alla sua Juventus. Il debutto, nella stagione ’70-71, gli regala subito il gol. E il ragazzo inizia a farsi notare anche tra i bianconeri, con i quali rimane fino al 1983. Tredici stagioni, quasi 500 partite e 178 gol. Bettega è uno juventino che fa bene alla squadra. La sua carriera si arricchisce di presenze in coppa Italia, Coppa dei Campioni, Coppa UEFA e Coppa delle Coppe. Indimenticabile, tra gli altri, il gol segnato in tuffo all’Inghilterra che rese sicura la qualificazione dell’Italia al campionato del mondo 1978.

Determinato e professionale, il giovane Bettega si afferma come attaccante puro ed è ancora oggi riconosciuto come uno dei più completi di sempre.

Nel 1981 subisce un brutto colpo: il distacco del legamento del ginocchio sinistro non gli permette di finire la stagione. Ma, seppur taciturno, Bettega è forte e determinato e, così, nell’aprile ’83 torna in Nazionale, per il suo ultimo atto. Poi l’esperienza azzurra si chiude, consegnando comunque Bettega alla storia. Una storia che l’ha in parte anche ostacolato: falli, infortuni e la pleurite, che lo colpì già nel ’72, limitarono di certo la sua ascesa. Ma non in modo tale da non farlo ricordare anche a distanza di trent’anni dalla sua ultima partita.

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