Minacce, messaggi d’odio e “problemi al Koolaid Point”

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minacce donna

Le donne sono state identificate tra i primi tre obiettivi dei discorsi di odio nel sondaggio del 2015 sulle espressioni d’odio on line del Dipartimento Gioventù del Consiglio d’Europa. OpenMag insieme ad AICEM, come promotori del Movimento internazionale No Hate Speech-No ai Discorsi d’Odio, hanno deciso di raccontarvi le storie reali di minacce subite da tante donne per conoscere e capire il pericolo che le parole possono generare e per invitare tutti a reagire e a non far spegnere all’odio i nostri colori!

Kathy Sierra è una popolare Web developer, autrice di libri e blogger che incoraggia le persone a considerare il comportamento umano quando si progettano prodotti tecnologici. Dopo tre anni di pesanti critiche e messaggi di odio, nel marzo 2007 decide all’improvviso di cancellare la sua presenza alla conferenza ETech in San Diego a causa di numerose email e post minacciosi ricevuti sul blog. Un utente, oltre a minacciarla di morte, posta nel blog una foto che la raffigura affianco ad un cappio e successivamente la perseguita con violenti messaggi di natura sessuale. Kathy Sierra è terrorizzata dalle minacce e scrive sul suo blog: “ho cancellato tutti i miei impegni. Ho paura di uscire dal mio giardino, non mi sentirò mai più come prima. Non sarò mai più la stessa”. I giornali cominciano a parlare della vicenda e le molestie s’intensificano, di conseguenza. Un falso e denigratorio resoconto della sua vita compare più e più volte sulla sua pagina wikipedia e un hacker (si scoprirà in seguito essere Andrew Auernheimer) pubblica on line il numero di previdenza sociale e l’indirizzo di casa della scrittrice chiamando a raccolta gli altri utenti a spedirle oggetti per provocarla, cosa che prontamente succede. Vengono poi elaborate e messe su internet foto modificate raffiguranti abusi sessuali delle sue figlie. Questa serie di eventi ha scatenato una riflessione sul cyberbullismo e sulle molestie on line specialmente riguardo siti che ospitano blog che non permettano la crescita di ambienti ostili all’interno della propria sezione dei commenti. Dopo anni di relativo anonimato su internet, Kathy Sierra lancia nel 2013 il blog collegato ad un omonimo account Twitter chiamato “Serious Pony”. Nell’ottobre 2014 decide di chiudere di nuovo questa sua esperienza a causa del perdurare degli episodi di molestie on line. Questo, che può essere considerato il suo messaggio di addio al modo dei social network, è anche un messaggio di allarme e una lucida analisi di ciò che succede ogni giorno a molte donne che si “espongono troppo” in internet. È tuttavia anche un messaggio di speranza per il futuro perché non bisogna mai dimenticare che il popolo della rete è composto da tutti noi, e tutti noi possiamo fare qualcosa per cambiarlo.

NOTA DELL’EDITORE: questo post è stato pubblicato sul blog di Kathy Sierra chiamato SeriousPony. Lo stiamo pubblicando qui tradotto ed in versione ridotta.

Problemi al “Koolaid Point” (Kool-Aid –bevanda disidratata aromatizzata alla frutta da diluire nell’acqua, famosa negli Stati Uniti)

7 Ottobre 2014

 [Nota Bene: non avrei mai voluto arrivare a scrivere tutto questo. Ma eccoci qua. È un testo lungo,   connesso e non rivisto e soprattutto una delle poche cose che ho scritto principalmente per me stessa. È tutto quello che ho mai sperato di poter dire in proposito. Già che ci sono: avvertimento contenuto potenzialmente inappropriato.]

Questo mese sarà il decimo anniversario della prima minaccia on line che ho ricevuto. All’epoca pensai fosse un episodio isolato. Giusto un tizio arrabbiato. E alla fine non era poi TANTO male. Ma ripensandoci, era il lampo prima della tempesta… il primo segnale che se avessi continuato su quella strada sarebbe andata a finire male. Di quale strada stiamo parlando? Ci arriviamo fra un minuto.

Più tardi ho scoperto che la prima minaccia non aveva niente a che fare con quello che effettivamente avevo fatto o detto nei mei libri, post sul blog, articoli o interventi nelle conferenze. Il vero problema risiedeva nel fatto che altri stavano cominciando a prestare attenzione a ciò che dicevo. Per lui era come se il suo mondo fosse in pericolo a causa del mio lavoro.

Ma è proprio questa la chiave: si è scoperto che non era oltraggiato dal mio lavoro. La sua rabbia era dovuta al fatto che, nella sua mente, quello che scrivevo non meritava l’attenzione che ha ricevuto. Allarme spoiler: “meritare” e attenzione” sono il nocciolo del problema.

Un anno dopo scrissi un articolo leggero sugli “haters” (chi fa dell’odio e del disprezzo, soprattutto on line, un’abitudine. In particolare per screditare o ridicolizzare chi ha successo n.d.t.) e quello che ho chiamato il “Koolaid Point” (Kool-Aid – bevanda disidratata aromatizzata alla frutta da diluire nell’acqua, famosa negli Stati Uniti n.d.t.).  L’articolo non trattava di molestie, abusi o minacce alle persone ma dei tipici “troll” (chi scrive post o commenti on line volutamente offensivi o provocatori con l’obiettivo di turbare qualcuno o suscitare una risposta arrabbiata da loro .n.d.t.) che parlano male dei brand, quelli, per intenderci, che puoi trovare facilmente nei forum della Apple. La mia teoria, strampalata e non-scientifica, era questa: le più forti provocazioni ed incitamenti all’odio per un brand iniziano proprio quando una massa critica di utenti/fan hanno “bevuto il Koolaid” (detto comune nel mondo degli affari e della politica Statunitense. tradotto approssimativamente, significa “seguire ciecamente”, e di solito ha una connotazione negativa e una conseguenza nefasta). In altre parole l’odio non era dovuto al brand/prodotto ma al fatto che alle persone era stata tesa una trappola.

Ero felicissima, alcune settimane dopo, di vedere il mio piccolo articolo sulle colonne della famosa rivista Wired.

La me stessa del 2005 non aveva idea di ciò che stava per accadere.

Poco meno di due anni dopo avrei imparato che la mia giocosa intuizione sul “troll da brand” si applicava anche alle persone. E non è stato ne giocoso nè innocuo. Specialmente se sei una donna.

Oggi credo che il momento più pericoloso per una donna celebre in rete è quello in cui gli altri sembrano ascoltare, “seguire”, “piacere”, apprezzare e ritweettare quello che dice. In altre parole il momento in cui i sui lettori hanno (nella mente del troll) “bevuto il Koolaid”. Apparentemente questo non può essere tollerato.

Dal punto di vista degli “haters” tu (che proponi il Koolaid) non “meriti” questa attenzione. Tu stai “rubando” il pubblico. Dal loro punto di vista rancoroso e frustrato l’idea che alcuni ti stiano dando retta è pura follia. Nella loro visione non hai lettori ma cultisti di una setta. E questo non deve essere permesso.

Devi essere fermata. E se non possono fermarti, possono almeno mandare in rovina la tua qualità della vita. […]

Gli attacchi derivati dalla “sindrome del Koolaid” sono generalmente iniziati (sto speculando, ipotesi plausibile, non sono psicologa, ecc) da sociopatici. Lo fanno per pura malizia, per farsi quattro risate. E quelli che lo fanno per divertimento sono maestri nella manipolazione della percezione del pubblico. I “maestri” troll sono capaci, sbandierando “la Causa” (parleremo di questo in seguito), di costruire un’armata di utenti on line di ben intenzionati. I più abili troll possono perfino convincere i non sociopatici che farsi quattro risate è in se stessa una nobile causa.

All’epoca me la cavai facilmente. La maggior parte dei “maestri” troll non era attiva su Twitter nel 2007. Oggi loro, insieme ai loro amici, followers e uno zoo di account anonimi fantoccio purtroppo lo sono. Twitter, nonostante tutti i sui pregi, è spesso un amplificatore dell’odio. […]

Comincia con semplici minacce. Sai tipo stupro, smembramenti vari, insomma niente di strano. Queste minacce sono un buon inizio perché magari sparisci appena esse cominciano ad includere anche la tua famiglia. Missione compiuta. Ma oggi molte donne on line – quelle donne che sono più coraggiose di me – non si arrendono. Ed ora che hai resistito alla prima ondata di minacce, ora sei un problema PIU’ GRANDE. Perché è accaduta la Cosa Peggiore: come risultato di quegli attacchi ora servi Koolaid al gusto di vittima.

Koolaid al gusto di vittima è, a quanto pare, la sostanza più pericolosa sulla Terra. E non deve esserne tollerata l’esistenza.

C’è solo uno strumento che sia abbastanza affidabile per fermare il pericolo che tu rappresenti e /o massimizzare le risate: screditarti.

[…]

I troll non sono mica stupidi. I troll/hater che fanno più danni sono alcune fra le persone più influenti on line (anche se si descrivono come degli emarginati). Statisticamente gli hacker troll sono talentuosi ed intelligenti uomini bianchi. Non sono semplici hakers sono degli ingegneri sociali. Capiscono perfettamente le scienze comportamentali. Essi creano meme. Essi sfruttano le vulnerabilità nelle menti dei tuoi lettori attuali o potenziali.

 […]

La vita delle donne che lavorano nel settore tecnologico è spesso, oggi, migliore tanto più esse sono meno visibili. Meno sono visibili meno possono essere percepite come venditrici di Koolaid.

IL GIOCO È TRUCCATO

Non sono sicura di voler comparare i troll ad animali (per non insultare gli animali) ma in qualità di addestratrice sono dolorosamente consapevole del potere del condizionamento operante. Si certo, “non dare niente in pasto al troll” è un consiglio standard, ma è una sciocchezza propagandata dai troll per dare la colpa alle proprie vittime. “Te la sei voluta tu. Non volevi che succedesse? Non avresti dovuto rispondere”. Peccato che questo non è vero. È totalmente falso una volta che sei stata presa personalmente di mira. […]

Se hai raggiunto il “Koolaid Point” normalmente hai tre possibilità:

  1. andartene (loro vincono)
  2. ignorarli (loro vanno in esclation, rendono la tua vita miserabile, rovinano la tua carriera, etc ovvero loro vincono) 
  3. rispondere per le rime ( se hai già raggiunto il “Koolaid Point” ritorna all’opzione 2. Loro vincono)

È chiaro, nel mondo che abbiamo creato, una volta che diventi un obiettivo del “Koolaid Point” loro vincono sempre. La tua vita non sarà mai più la stessa. […]

La più pericolosa conseguenza del divertimento da trolling on line è la classifica ufficiosa dell’odio. Gli attacchi contro di te sono meno rivolti a guadagnare punti contro di te quanto a superare gli altri. Provano continuamente a dimostrare che uno “trolla” meglio degli altri. Questo è il loro scopo ultimo. Quello che fa peggio vince.

Questo potrebbe spiegare il lento ma costante incremento sia nella frequenza che nell’orrore delle molestie on line. Quello che era un orribile commento nel 2001 si è trasformato in immagini “Photoshoppate” o alterate ( il tuo bimbo/a in un immagine porno sembra sia oggi reputato particolarmente “divertente”). E cosa è arrivato dopo quello? Ah si, il gioco “Picchia Anita” (un videogioco in cui cliccando su un immagine di Anita Sarkeesian, una ricercatrice che aveva promosso una campagna per sensibilizzare i giovani sulla figura della donna nei video giochi, aumentano i lividi simulando un pestaggio). E cosa rimane dopo che hai fatto tutti i “danni digitali” che potevi fare?

I danni nella vita reale. […]

Ciò che mi ha disturbato di più degli attacchi ai forum dell’epilessia erano i commenti che si trovavano in rete dopo: “troppo divertente!” “è terribile ma bisogna ammetterlo…. divertentissimo!” Ancora una volta alzate il cinque. Questo è il mondo che abbiamo creato.

Quindi non ho il lusso di poter pensare “è solo on line. Non è REALE. Non è che queste persone farebbero mai veramente del male nel mondo reale”. Quello che la maggior parte delle donne colpite trova più pauroso è quello di cui nessuna parla: l’attenzione da stalker, l’energia, il tempo e l’impegno che si focalizza su di TE.  […] Il pensiero che qualcuno usa il suo tempo e talento da programmatore per scrivere un codice apposta per te. Questo non è semplice trolling, è un’ossessione. È il preciso momento in cui in cui ti rendi conto che non si parla nemmeno più del Koolaid… sono solo ossessionati da te.

[…]

COSA ACCADE DOPO?

Non ne ho idea. Ma penso che abbiamo bisogno di più opzioni riguardo gli spazi on line, e spero che almeno uno di essi possa permettere il dialogo pubblico e l’apprendimento cui eravamo abituati su Twitter ma su cui le donne – o chiunque altro – possa non provare la silenziosa paura nel vedere il numero dei propri follower salire. Dove non esista nulla come il “Koolaid Point”. Io non penso che Twitter abbia bisogno (o nemmeno possa anche volendo) di fare qualcosa in particolare. Io penso che noi dobbiamo fare qualcosa.

Noi possiamo farcela. So che posiamo. E molti di voi – soprattutto chi frequenta il forum javaranchers (forum di supporto per chi vuole programmare in java fondato dalla scrittrice n.d.t.) – sanno perché ne sono certa. Avete visto un milione di visitatori al mese in una comunità a quasi totalità maschile mantenere anno dopo anno una cultura basata su un solo Termine di Servizio: sii gentile. Avete visto come le opportunità di apprendimento prosperano in un ambiente in cui ci si possa chiedere senza paura ed essere generosi con le risposte. Se milioni di programmatori possono mantenere una delle più grandi e più vibranti comunità di sviluppatori on line per 15 anni senza molestie di alcun tipo, allora tutti possono. Buona fortuna nel convincermi che non è possibile. Perché io ho qualcosa che i troll non hanno: le prove.

Se siete arrivati fin qui, io non ho parole per esprimere quanto sia grata per tutte le fantastiche esperienze che ho avuto su Twitter  con l’alias Seriouspony. L’apprezzamento comune per i cavalli ha fatto cantare il mio cuore. E quelli con cui ho avuto il piacere di parlare su questo mezzo, o mi hanno mandato foto dei pony o mi hanno mandato un messaggio o parlato con me ad una conferenza di quello che hanno imparato da me, sappiate che avete fatto per me più di quello che potrete mai sapere. […]

<3,   Seriouspony

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