Il giorno 11 Aprile 2006 viene ricordato per lo storico arresto del criminale italiano e membro di Cosa nostra Bernardo Provenzano.

L’11 Aprile 2006 è il giorno dello storico arresto di Bernardo Provenzano, criminale italiano, membro di Cosa nostra e considerato dal 1993 a capo dell’organizzazione stessa, soprannominato “Binnu u’ Tratturi”, a causa della famigerata violenza con cui falciava le vite dei nemici che incrociavano la sua strada.

Nato a Corleone da una famiglia di agricoltori, terzo di sette figli, viene ben presto mandato a lavorare nei campi come bracciante agricolo insieme al padre Angelo, abbandonando la scuola; è proprio in questo periodo che Provenzano inizia una serie di attività illegali, specialmente il furto di bestiame e generi alimentari, e si lega così al mafioso Luciano Liggio, che lo affilia alla cosca mafiosa locale.

arresto Provenzano

Il 10 settembre 1963 i Carabinieri di Corleone denunciano Provenzano per l’omicidio del mafioso Francesco Paolo Streva (ex sodale di Michele Navarra) ma anche per associazione per delinquere e porto abusivo di armi: Provenzano decide allora di rendersi irreperibile, dando inizio alla sua lunga latitanza. Nel 1969 viene perfino assolto in contumacia per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Bari per gli omicidi avvenuti a Corleone a partire dal 1958.

Secondo le indagini dell’epoca dei Carabinieri di Partinico, Provenzano in quel periodo trascorre la sua latitanza prevalentemente nella zona di Bagheria ed effettua ingenti investimenti in società immobiliari attraverso prestanome per riciclare il denaro sporco; sempre secondo le indagini, le società immobiliari restano in intensi rapporti economici con la ICRE, una fabbrica di metalli di proprietà di Leonardo Greco, capo della Famiglia di Bagheria.

Dopo la cosiddetta “seconda guerra di Mafia” architettata da Provenzano e Riina nel 1981, al fine di eliminare i boss rivali, nel 1993 avviene l’arresto di Riina, che lascia così ufficialmente le redini del comando al solo “ragioniere”, il quale avvia la “strategia di sommersione” , mirata a rendere Cosa nostra invisibile e in grado di svolgere affari illeciti senza destare sospetti o attenzione.

arresto Bernardo Provenzano

La storia sulla latitanza ma in particolare sul mancato arresto è piuttosto travagliata, ma un caso rimane clamoroso: il 31 ottobre 1995 il boss Luigi Ilardo  diventa confidente del colonnello Michele Riccio del ROS e gli rivela che avrebbe incontrato Provenzano in un casolare nei pressi di Mezzojuso; Riccio allerta il colonnello Mario Mori ma non gli vengono forniti uomini e mezzi adeguati per intervenire, i quali non riescono a localizzare con esattezza il casolare indicato da Ilardo. Successivamente Ilardo viene ucciso poco dopo aver iniziato la sua collaborazione con la giustizia.

Le indagini che portarono all’arresto di Provenzano si incentrano sull’intercettazione dei famosi pizzini, i biglietti con cui comunicava con la compagna ed i figli, il nipote Carmelo Gariffo e con il resto del clan.
Dopo l’intercettazione di questi pizzini e alcuni pacchi contenenti la spesa e la biancheria, movimentati da alcuni staffettisti di fiducia del boss, l’11 aprile 2006 le forze dell’ordine decidono di eseguire il blitz e l’arresto, a cui Provenzano reagisce senza opporre la minima resistenza. Il boss conferma la propria identità complimentandosi e stringendo la mano agli uomini della scorta e viene portato alla questura di Palermo.

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