Gabriel Garcia Márquez, scrittore, giornalista e saggista colombiano, Nobel per la letteratura nel 1982 diceva sempre: “Se vuoi diventare ricco scrivendo, scrivi di cose che sono lette da persone che muovono le labbra quando leggono a se stessi.”

gabriel garcia marquez
Gabriel Garcia Marquez ritira il Premio Nobel per la letteratura, 1982

La sua è una storia avvincente, legata profondamente alle questioni e alle tradizioni della sua terra. Nato nel 1927 ad Aracataca, fu il primo di 16 figli, visse l’infanzia nel piccolo comune colombiano insieme a suo padre, un telegrafista e sua madre, una chiaroveggente, per spostarsi successivamente a Riohacha dai nonni materni.  Nel 1946 si diplomò al Colegio San José e l’anno dopo, García Márquez si trasferì a Bogotá per studiare giurisprudenza e scienze politiche presso l’Universidad Nacional de Colombia, ma presto abbandonò lo studio a causa dello scarso interesse che quelle materie suscitarono in lui. Per questo intraprese la carriera giornalistica che gli permise di viaggiare molto e di avere la simpatia di leader politici completamente diversi da loro: simpatizzava per Fidel Castro a Cuba e ottenne anche la fiducia e l’amicizia dell’ex presidente americano Bill Clinton. I suoi legami con il castrismo lo inimicarono a molti, lo stesso Mario Vargas Llosa, scrittore e suo grande amico, interruppe il rapporto con lui per oltre trent’anni per questo motivo.

Gabriel Garcia Marquez
Gabriel Garcia Marquez e Fidel Castro

Già da queste poche nozioni biografiche è possibile rintracciare dei legami fra la sua vita e le sue opere letterarie. Il suo è quello che viene chiamato dai critici “realismo magico”, tipico della letteratura latinoamericana. A dimostrazione di ciò, prima fra tutte le sue opere, “Cent’anni di Solitudine”, il libro che gli è valso il secondo posto al IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola dietro al Don Chisciotte di Cervantes, è un’epopea grandiosa di un’intera famiglia e di un paese. I Buendìa, numerosi e legati da un terribile destino, sono i protagonisti e Macondo è la loro terra. Le loro storie si intrecciano tra un vertiginoso e sapiente scambio di reale e immaginario, fra guerre e amori, discordie e complicità, malinconie e furiosi eccessi e, immancabilmente, si scontrano con un’oltraggiosa solitudine. Un libro dove le capacità letterarie e la padronanza di una scrittura ricca, opulenta, ma anche fortemente ironica e dissacrante, fanno da padrone. L’ispirazione per alcuni fatti narrati nel libro sono stati presi dalla storia colombiana, ricca di contraddizioni, infatti il tema del libro è la continua e inarrestabile ripetitività degli eventi. Oltre al fatto che per riuscire a tenere bene a mente tutti i componenti della famiglia Buendìa occorre armarsi di foglio e penna durante l’intera lettura.

Gabriel Garcia Marquez
Gabriel Garcia Marquez intento a leggere un suo stesso libro

Oltre a quello che viene considerato il suo capolavoro, Márquez scrisse molti altri romanzi, tra i più famosi ricordiamo “Cronaca di una morte annunciata”, un libro poliziesco che narra un omicidio realmente accaduto a distanza di trent’anni, il tutto attraverso una tecnica narrativa che indaga attraverso diverse prospettive, quelle dei personaggi. O, ancora, “L’amore ai tempi del Colera”, che narra l’amore e la passione immortale di Florentino Ariza per Fermina Daza: il protagonista (che guarda caso è un telegrafista) è disposto ad attendere “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese” per meritare l’amore della sua donna. Tra i suoi romanzi ritroviamo, inoltre, “Racconto di un naufrago”, “Dell’amore e di altri demoni” e “Memorie delle mie puttane tristi”, l’ultimo suo manoscritto risalente al 2005.

Gabriel Garcia Márquez fu anche un considerevole saggista oltre che autore di Racconti come “I Funerali di Mamà Grande” (1962), “Occhi di Cane azzurro” (1974), “La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata” (1972), “Dodici racconti raminghi” (1992) e molti altri ancora.

Dopo il 2005 la sua penna cominciò però a vacillare, soprattutto dopo i suoi problemi di salute, salute incrinatasi già nel 2000 per un cancro linfatico, e successivamente distrutta nel 17 aprile 2014 a Città del Messico da una grave polmonite.

Ma vogliamo ricordarlo così, con il suo malinconico realismo, con quell’ironia velata, nascosta tra le insenature fantasiose delle sue storie: “Gli essere umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma […] la vita li costringe ancora molte volte a partorirsi da sé”.

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