La strage di Portella della Ginestra avvenne in Sicilia il primo maggio 1947 trasformando un giorno di festa in un ricordo ancora avvolto nel mistero.

Il  1° maggio è sinonimo di “Festa dei lavoratori”. E, come ogni festa che si rispetti, questo primo giorno del mese è caratterizzato da eventi, scampagnate, concerti e “concertone”, ma anche da commemorazioni di avvenimenti storici. Tra tutti uno dei più drammatici – considerato da molti la prima grande strage dell’appena inaugurato periodo repubblicano – è  riconducibile al primo maggio del 1947 e alla località di Portella della Ginestra. Località montana limitrofa a Palermo, Portella della Ginestra sorge nella piana degli Albanesi e deve il suo nome ai gialli fiori, delicati ma tenaci, già richiamati in poesia da Giacomo Leopardi. Ma di poetico, quel primo maggio, lasciò ben poco alla Sicilia. Mentre contadini e braccianti erano riuniti nella piana per celebrare la Festa dei lavoratori furono infatti raggiunti da colpi d’arma da fuoco, solo in seguito ricondotti alla banda di Salvatore Giuliano, criminale leggendario di Montelepre.

Un quarto d’ora di spari, undici morti e una trentina di feriti. L’eccidio di Portella della Ginestra era avvenuto. Non si saprà mai il movente della strage la quale rimarrà, anzi, un mistero dopo la copertura delle indagini.

Per non dimenticare la tragedia e non lasciar cadere nell’indifferenza un evento cronologicamente lontano e mai ben chiarito, a Portella della Ginestra si può ancora oggi ammirare un memoriale realizzato nel 1980 dal pittore e scultore Ettore de Conciliis; l’artista divenne famoso qualche anno prima della realizzazione di quest’opera per un discusso affresco nella Chiesa di San Francesco ad Avellino. L’opera dedicata a Portella della Ginestra ha cercato di celebrare il ricordo delle vittime nel modo più appropriato, ponendosi per questo nel luogo stesso in cui la strage è avvenuta: all’aria aperta. Un muro nella grande piana teatro dell’eccidio e intorno grandi massi in pietra per ricordare i morti di quel primo maggio, caduti proprio su quel terreno dove oggi vengono ricordati. Ornata da numerose iscrizioni, questa è la prima opera di land art (arte del territorio, disposta infatti all’aperto) realizzata in Italia.

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