La strage di Capaci nel racconto di Angiolo Pellegrini

0
1430
angiolo pellegrini

Il generale Angiolo Pellegrini, protagonista della guerra alla mafia, racconta in un romanzo la drammatica realtà degli anni ’80 a Palermo.

A pochi giorni dalla commemorazione della strage di Capaci, proseguono le iniziative in tutta Italia per ricordare la tragica morte del giudice Giovanni Falcone, insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo.

Dedicato alle vittime e ai sopravvissuti del fronte siciliano, e a tutti quelli che hanno combattuto la mafia in silenzio e nel silenzio sono caduti, sprofondando nell’oblio”, con queste parole si apre “Noi, gli uomini di Falcone”, il libro di Angiolo Pellegrini scritto a quattro mani con il giornalista Francesco Condoluci.

Presentato martedì 7 giugno a Roma all’Hotel Nazionale da Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, che lo ha definito “una storia che rappresenta quegli esempi di legalità fondamentali per il nostro Paese”, il libro ricostruisce dall’interno il periodo più drammatico ed eroico della lotta a Cosa Nostra, denunciando un oscuro potere politico come nemico che ha impedito al pool antimafia di compiere fino in fondo il proprio dovere.

Noi, gli uomini di Falcone

Perché quella guerra c’era il rischio di vincerla”, come sottolinea nella prefazione anche  Attilio Bolzoni  – un altro cronista che ha raccontato i crimini della mafia, dagli anni delle “mattanze”, fino alla strage di Capaci, al maxiprocesso, fino ad oggi – alludendo ad un forzato allontanamento dalla Sicilia di Pellegrini, il capitano «Billy the Kid», come lo chiamavano i suoi, culminato nello smantellamento della squadra.

Il libro racconta di una stagione drammatica che ha segnato la storia non soltanto della Sicilia, ma dell’intero Paese. Il generale dell’Arma dei carabinieri Angiolo Pellegrini, comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985, uomo di fiducia di Falcone, ha visto combattere e cadere Montana, Chinnici, Dalla Chiesa, Borsellino. In questo libro ripercorre i momenti salienti – il viaggio in Brasile per interrogare Buscetta, la preparazione del maxiprocesso, il sodalizio con Cassarà –, denuncia le tante zone d’ombra, e rende giustizia a una stagione tragica e irripetibile, in cui smantellare Cosa Nostra sembrava un’operazione davvero impossibile.

Desidero ricordare le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, spese in occasione del ricordo della Strage di Capaci – ha aggiunto Costalli a conclusione dell’incontro – ovvero che per battere il cancro mafioso bisogna affermare la cultura della Costituzione. Ecco il valore di questi momenti di incontro, poter raccontare cioè le storie di eroi e ricordarci che la nostra Carta, a dispetto di chi cambia idea facilmente, va difesa nella sua interezza sempre e comunque”.

LASCIA UN COMMENTO