OnEurope: apologia del viaggio ai confini della realtà

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OnEurope

Questa è la storia di vite che si incontrano, di sguardi che si parlano, di culture che si confrontano e sorridono insieme: il viaggio ai tempi di OnEurope.

Per Evelyn, ragazza metà argentina e metà brasiliana con un vissuto personale fatto di multiculturalismo tra nonni tedeschi, calabresi e portoghesi, non è certo la prima esperienza di viaggio in autostop, mentre per Francesca, 28 anni, friulana trapiantata a Bologna si; due personalità diverse quindi, unite però dallo stesso coraggio e dalla stessa incontrollabile passione per l’ignoto e per l’avventura a cui vogliono dare il nome di OnEurope.

“Un po’ per caso un po’ per desiderio…”

Nasce così, si potrebbe dire per uno “strano scherzo del destino”, l’idea improvvisata di questa partenza: un pc e un sito di annunci per couchsurfing tra cui spicca quello di Evelyn, che si ritrova inaspettatamente senza la sua compagna di viaggio. Francesca non se lo fa ripetere due volte, coglie l’occasione al volo e, con la solarità che sicuramente la contraddistingue, decide di proporsi e non voltarsi indietro; due ragazze, due perfette sconosciute che decidono però di affidarsi l’una all’altra, che si scelgono reciprocamente per un viaggio che cambierà loro la vita in modo permanente.

OnEurope progetto

Il progetto è presto detto: un itinerario da compiere in quindici giorni  attraversando ben dodici paesi europei grazie alla “tanto cara e vecchia” pratica dell’autostop e a quella innovativa e attuale più che mai del couchsurfing (letteralmente fare surf sul divano, praticamente scambio di ospitalità gratuita); partenza da Bologna quindi per arrivare in città come Ljubljana, Vienna, Varsavia, Riga, Amsterdam e Amburgo, solo per citarne alcune.

“L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.”

Evelyn e Francesca però non vogliono raggiungere una crescita e un cambiamento che sia solo personale o fine a se stesso, ma hanno voglia di condividere giorno per giorno ogni difficoltà e traguardo raggiunto con quante più persone possibili; per questo cercano (e trovano) in “Vagamondo” lo sponsor ideale a veicolare il messaggio (o la morale che dir si voglia) di questa avventura: in un periodo storico come quello attuale in continuo mutamento, dove la strada per la giusta convivenza tra diverse culture sembra lastricata di ostacoli, le due protagoniste della storia non intendono restare impassibili.

OnEurope francesca evelyn

Concetto chiave è quello quindi di andare “controcorrente”: “crediamo fermamente che la nostra generazione, ora più che mai, abbia bisogno di storie di coraggio e fiducia nel prossimo, eccoci qua a raccontarne una; un viaggio in Europa tutto in autostop in cui abbracciamo le diversità, combattiamo la paura dello sconosciuto per dimostrare che con l’unità ogni progetto è possibile”.

E in effetti il sogno sembra essere ben lontano dall’utopia; anzi, sembra prendere forma in una realtà che dà del filo da torcere ai più scettici e cinici. A pochi giorni di distanza dal ritorno in Italia, Francesca è a dir poco entusiasta, afferma di non essere più la stessa ragazza che era prima della partenza; racconta certo delle difficoltà incontrate ogni tanto per l’autostop, in cui è capitato di aspettare anche 3 o 4 ore sotto il sole, o di come alcuni paesi (tra cui la Lituania o la Lettonia) siano stati più accoglienti di altri (ad esempio la Danimarca) ma le prime impressioni a caldo non c’è dubbio, sono estremamente positive.

Racconta degli sguardi di solidarietà, dei sorrisi rubati, delle storie condivise, perché forse, per uno strano meccanismo paradossale che non ci è noto comprendere, con una persona estranea è più semplice confidarsi.

vagamondo OnEurope

“Lo stereotipo inganna la mente e deforma lo spirito”.

Racconta di come le barriere linguistiche contino poco o niente quando si crea un rapporto di fiducia reciproco tra chi ospita e “lo straniero di turno”, una sorta di patto di amicizia che lega indistricabilmente; di come sia nata una curiosa rete di mutuo soccorso per cui chi le lasciava in un posto si assicurasse prima di trovare loro un passaggio, o della mamma che salutandole si raccomandasse di mandarle un messaggio all’arrivo. Racconta perfino di come allo sventolare del tricolore italiano le persone si fermassero felici per un saluto, una chiacchiera, una parola di incoraggiamento.

OnEurope tappe

Scardinare e decostruire lo stereotipo, il pregiudizio, la paura paralizzante che si ha non solo dello straniero, ma dell’estraneo e dell’ignoto in generale; abbattere certe definizioni identitarie che innalzano invalicabili barriere culturali e inneggiano all’odio, rifugiandosi nell’unico vero concetto possibile: quello di comunità, portatore di legami che durano una vita. Ecco il senso profondo del viaggio che, a sentirla parlare, ancora emoziona Francesca e noi che la ascoltiamo.

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