Carlo Reali: carriera, esperienza e il ricordo di Bud Spencer

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Carlo Reali ricorda Bud Spencer

Carlo Reali si racconta ad Openmag: un viaggio attraverso la carriera, il cinema e il ricordo dell’amico e collega Bud Spencer, morto 8 mesi fa, il 27 giugno del 2016.

Classe 1930, padovano di nascita ma romano d’adozione, Carlo Reali ha prestato la sua voce ad attori famosi del calibro di Richard Dreyfus, Steve Martin, Danny DeVito, Peter O’Toole, Mickey Rooney e moltissimi altri. Non solo. E’ uno dei più grandi caratteristi del cinema italiano, forse uno degli ultimi, dopo la recente scomparsa di Gisella Sofio.

Reduce dallo spettacolo teatrale Nella repubblica della felicità, di Martin Crimp al teatro Belli di Roma, Carlo Reali è stato interprete di numerosi film accanto a Bud Spencer. Lo ricorderete nei panni del tenente Turner in Chissà perché capitano tutte a me, diretto dal regista Lupo o del capitano della polizia in Banana Joe, solo per citarne alcuni.

ʺIl nostro primo incontro avvenne nel 1978, sul set di Piedone l’africano – ci svela Reali, ricordando il gigante buono del cinema italiano scomparso ormai 8 mesi fa – Dopo di quello girammo insieme altri 4 film: fu l’inizio di un’amicizia sincera che con la sua famiglia dura ancora oggi che Bud, purtroppo, non c’è piùʺ.

Conserva un aneddoto di questo legame?

Quello più esilarante è legato ai momenti in cui Bud studiava in inglese i copioni perché all’epoca i film venivano recitati tutti in lingua originale per essere distribuiti sul mercato americano e lui non conosceva una parola d’inglese. Fu una faticaccia tremenda e al tempo stesso uno spasso.

Oltre allo sport e al cinema, quali erano le altre passioni di Bud?

I motori. Ogni tanto ci provava a contagiarmi con questo entusiasmo tant’è che voleva insegnarmi a pilotare perfino l’elicottero. Non ci riuscì mai! Ma allora cosa ti piace? Mi chiedeva sempre… Io adoro la musica lirica. Un genere che lui ignorava del tutto, semplicemente perché non gli interessava.

Trova cambiato il cinema rispetto a quegli anni?

Profondamente. Per quanto mi riguarda, in peggio. Ma bisognerebbe chiedere un giudizio ai più giovani, che si sono assuefatti alle tecnologie digitali e agli effetti speciali. Ai miei tempi, invece, per le scene più pericolose, c’erano gli stuntman che rischiavano anche la vita. Insomma, niente a che vedere con  i trucchi che adottavamo per realizzare le famose scene di scazzottate di Bud.

Qualche rimpianto o rimorso nella sua carriera? Qualche copione rifiutato?

(Ride ndr ) Ho sempre accettato tutto quello che mi proponevano cercando di adeguarmi alle esigenze registiche. Forse un rimpianto però ce l’ho! Da giovane avrei potuto fare il protagonista… Ma non ero abbastanza alto!

Facciamo il punto sugli interpreti italiani: la meritocrazia è un mito da sfatare?

La verità è che oggi non ci sono più grandi attori. Ci sono dei bravissimi attori giovani, però mancano i Nino Manfredi, gli Alberto Sordi e tutta la costellazione di caratteri che ruotavano attorno a loro, e che rendevano protagonista il cinema italiano nel mondo. Per questo ai giovani che vogliono sostenere un’audizione nel doppiaggio, ricordo sempre che prima di tutto devono essere attori, per acquisire quella tecnica sufficiente a capire che devi partire un attimo prima e finire un attimo dopo, proprio un attimo.

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