Atene dice no alla sfilata di Gucci, l’antichità greca non si svende!

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Atene non si lascia ammaliare dalla proposta (anche economica) del colosso fiorentino Gucci per una sfilata davanti all’antico Partenone. Attaccamento alla propria terra e cultura o inutile polemica?

Atene se ne infischia del mondo della moda e dei suoi benefici, non si lascia accarezzare dall’idea di ospitare presso l’Acropoli ellenica una sfilata di moda di soli 900 secondi, non ritenendo, forse, l’iniziativa, all’altezza del sacro luogo in cui verrebbe ospitata.

Cerchiamo di analizzare a fondo i fatti, senza passare attraverso le polemiche – e a volte attraverso le false o gonfiate notizie sulla vicenda. La casa di moda fiorentina Gucci ha mandato la richiesta sul tavolo della Commissione Archeologica della Grecia (KAS) qualche giorno fa, proponendo 2 milioni di euro da investire nel restauro dell’Acropoli in cambio di una sfilata di 15 minuti circa.

In più, anche se la maison Gucci non ha chiarito il quantitativo monetario, altri soldi sarebbero stati versati alla KAS per girare e promuovere un filmato del fashion show in giro per il mondo.

E questa opportunità poteva essere un’occasione, per un Grecia ormai dissanguata dal debito pubblico ormai da anni, di rilancio delle meraviglie architettoniche e archeologiche dell’antichità ellenica, un modo per far conoscere e invogliare turisti e appassionati di arte a visitare questi luoghi e, ovviamente, contribuire anche ad un rilancio della città di Atene.

E, invece no, “Il valore e il carattere dell’Acropoli è incompatibile con un evento di questo tipo. Non abbiamo bisogno di pubblicità – ha rincarato la dose Dimitris Pantermalis, direttore dello splendido Museo dove sono ospitati i resti del fregio del tempio antico e le Cariatidi – “ Il simbolismo del monumento sarebbe svilito usandolo solo come “sfondo” per una sfilata di moda”.

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Momenti difficili per l’economia del paese, ma non così tanto da svendere (?) le proprie bellezze. “Concedere l’uso dell’Acropoli sarebbe stata un’umiliazione” ha commentato in un editoriale il quotidiano Kathimerini.

È possibile che una sfilata di 900 secondi di portata mediatica internazionale per l’Acropoli ateniese, avrebbe sminuito a tal punto la storia e la cultura di questo paese? È talmente umiliante cercare di rinnovarsi? Gli dei greci avrebbero punito la dea moda con atroci torture?

Certamente, l’orgoglio nazionale è un elemento fondamentale per un paese, un qualcosa di cui andar fieri. Non bisogna però pensare che l’innovazione sminuisca la storia, quando invece potrebbe rivalutarla in momenti difficili in cui il paese non naviga in buone acque (e di conseguenza non gode di quel turismo culturale che meriterebbe).

Eppure se Atene si fa da parte, l’Italia e, in particolare Agrigento con la sua meravigliosa “Valle dei templi” si espone sulla questione, candidandosi come passerella per Gucci. Il direttore della Valle dei Templi, Giuseppe Parello, è pronto a candidarsi al posto del Partenone: “I templi greci  ce li abbiamo anche ad Agrigento. Gucci venga da noi”.

atene e gucci

Parello comunque non parla di soldi, il punto per lui è un altro: “Iniziative come questa hanno un risvolto positivo anche per la nostra immagine”.

Tutto questo non significa che lui faccia sfilare Gucci fra il tempio di Giunone e quello della Concordia gratis, sia chiaro: “Da noi solo bambini e scuole entrano gratis. Per queste iniziative bisogna pagare, e pagare tanto. Le nostre richieste sono il rispetto assoluto dei luoghi e la possibilità per il pubblico di visitare la Valle prima e dopo la sfilata. E poi, ovviamente, c’è il fattore decoro, ma ovviamente lo stile Gucci sarebbe una garanzia: dico, in via teorica, che se qualcun altro ci chiedesse di far sfilare una pornodiva non accetteremmo, ma su una maison di questo livello non c’è neanche da dubitarne”.

La questione si fa interessante, perché le considerazioni di Parello non sono subdole o arriviste, sono profondamente moderne e consapevoli. Ospitare una sfilata, avere riscontro mediatico, poter nel frattempo parlare, far conoscere, la storia antica, istruire e intrattenere al tempo stesso, è segno di furbizia e di coscienza dei propri tempi.

La nostra storia ha un immenso valore, ma non per questo la Fontana di Trevi è stata sminuita dalla passerella di Fendi, né gli scavi di Pompei dal concerto dei Pink Floyd o Elton John.

I luoghi acquistano vita e importanza anche per il passaggio dell’uomo e a volte c’è bisogno di vendere la propria immagine “culturale”, perché sicuramente non ci sarebbe nulla da perdere, ma solo da guadagnare. Anche per arricchire la storia di un passaggio in più.

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