U2: frammenti di marzo con gli “irlandesi matti”

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U2: frammenti di marzo con gli “irlandesi matti”
Fonte: onstageweb.com

La rubrica “appuntamento con la musica” questo mese è dedicata agli U2. Trent’anni dalla pubblicazione del disco The Joshua Tree in un marzo al sapore di primavera per la carriera di Bono, The Edge, Clayton e Muller Jr.

Sunday bloody Sunday, With or Without you, One, Pride (In The Name Of Love)… Non sono solo i titoli delle canzoni degli u2 ma frammenti significativi di una carriera lunga e memorabile. Tanto che un altro mito della musica, il “Boss” del rock, riconosceva già qualche anno fa alla band irlandese un posto di spicco nel panorama musicale internazionale:

“Gli U2 sono probabilmente l’ultimo gruppo di cui la gente ricorderà il nome di tutti e quattro i componenti, davvero fantastici.” (Bruce Springsteen)

E se per i meno appassionati il nome di Adam Clayton (bassista) e quello di Larry Mullen Jr. (batterista) richiedono qualche momento di riflessione, quelli di Bono e The Edge con molta probabilità rimandano invece subito a una sonorità precisa, quanto il volto dei due. Niente, dunque, che Springsteen non riconoscesse all’ “irlandese matto” il 14 marzo 2005 presso il Waldorf Astoria di New York.

Where the street have A name

Quel giorno, in quella sala d’albergo, gli U2 venivano infatti ammessi nella Rock and Roll Hall of Fame con un discorso simile a una dichiarazione d’amore. Bruce Springsteen lo iniziava infatti affermando che “in arte, amore e rock and roll, il totale è sempre stato più della somma delle sue parti”. E per questo, forse, non c’è da stupirsi se catorce viene subito dopo un, dos, tres. Perché la vita – soprattutto quella cantata dagli U2 – è una vertigine dei sentimenti nella quale anche i salti matematici sono ammessi.

La primavera degli U2

E così marzo si conferma come un mese importante per la band che nel 1987, proprio in questo periodo, pubblicava il quinto album, quello che l’avrebbe portata in vetta alle classifiche internazionali.

Era il 9 marzo di trent’anni fa e l’album era The Joshua Tree.

The Joshua Tree

Il disco della maturità. Undici brani in cui il pulsare del basso si fonde con chitarra e batteria per rendere perfetta la colorazione del tappeto sul quale si poggia l’estensione vocale di Bono. Il blues inizia a insinuarsi nella composizione dei brani, conferendo un sapore nuovo al pop-rock degli album precedenti e condendo di suoni nuovi il deserto richiamato dall’album.

Racconti di guerre (Bullet the Blue Sky), dipendenza (Running To Stand Still), morte (One Tree Hill) e denuncia politica (Red Hill Mining Town” e “Mothers Of The Disappeared”)… Storie di un deserto simbolico che si mischiano con le distese e gli spazi deserti americani, in un racconto in cui amore e odio per il paese a stelle e strisce diventano l’anima del disco.

The Joshua Tree è, per gli U2, uno di quei frammenti imprescindibili senza il quale marzo sarebbe rimasto un mese anonimo, così come forse sarebbe accaduto a parte dei brani della band. E allora mentre, in questo nuovo marzo, la band è pronta a tornare in studio per registrare il nuovo album, i 30 anni di Joshua Tree si trasformano in un tour pronto a partire il 12 maggio da Vancouver. Due le date in Italia (il 15 e 16 luglio allo stadio Olimpico di Roma), mentre il 2 giugno è già stato annunciato come un altro importante appuntamento per i fan: l’uscita dell’album celebrativo “The Joshua Tree 30th Anniversary”.

Dunque, se marzo è il mese della primavera, per gli U2 sembra esser quello della rinascita e dei festeggiamenti. E noi non potevamo che dedicargli uno spazio tra le nostre pagine.

U2: frammenti di marzo con gli “irlandesi matti”

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