Musica, Maestra: orchestra e suoni oltre il cristallo

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Musica, Maestra: orchestra e suoni oltre il cristallo

Orchestra, donne e cristallo. Tre parole dalle quali iniziare un insolito viaggio nel mondo della direzione d’orchestra e degli stereotipi che lo accompagnano.

Per parlare degli stereotipi in musica saremmo potuti partire dallo star system, dall’ossessione del corpo femminile e l’immaginario ad esso collegato, spesso alimentato da videoclip e da bellezza, sensualità e presenza delle donne sullo scenario musicale.

E invece siamo partiti da tre punti, un po’ diversi: orchestra, donne e cristallo.

“Musica, Maestro!”

L’ultima edizione di Sanremo si è aperta all’insegna di una domanda-tormentone: dov’è Beppe Vessicchio? E a questa semplice domanda, che ha avvinto anche quanti di musica d’orchestra si interessano poco, si ricollega in parte anche la nostra riflessione. Quanti sono, oggi i direttori d’orchestra donne? Quanti nomi di donne ricordiamo? La mancanza di quante, di queste, ci avrebbe indignato quanto quella del buon, caro (quasi inimitabile) Vessicchio?

Ed ecco che, se alziamo gli occhi, non possiamo scappare dalla visione di un incredibile soffitto di cristallo.

“La fragilità del cristallo non è una debolezza, ma una raffinatezza” (*)

Un’immagine avvincente, elegante, affascinante. Niente da dire. Ottima per un articolo che parli di musica d’orchestra e donne. Se non fosse per un particolare: l’espressione “soffitto di cristallo” (che, si, rimane comunque un’immagine intrigante) indica la disparità di genere in ambito lavorativo. Quella barriera dunque – invisibile ma ancora resistente – che impedisce alle donne di ricoprire determinati ruoli. Come appunto quello del direttore d’orchestra.

Studiare, formarsi, specializzarsi sono gli step necessari per ogni musicista, uomo o donna che sia, per approdare nel mondo della direzione d’orchestra. Ma la percentuale di donne rimane ancora oggi più bassa degli uomini e, ancora una volta, anche a causa di convenzioni sociali. Convenzioni che vedono difficile che una donna possa conciliare una vita di viaggi, tournee e orari flessibili con quella familiare e con il suo ruolo di mamma. Per questo il fatto che una donna rompa il soffitto di cristallo fa ancora spesso notizia.

Rosa speranza

Isabella Ambrosini, Speranza Scappucci, Beatrice Venezi sono solo alcune eccezioni che confermano la regola. Sono esempi che le cose possono cambiare e che le direttrici di orchestra esistono, anche in Italia. Tre donne che hanno abbattuto i pregiudizi e si sono affermate a livello musicale, con tanti sforzi. Quelli necessari per arrivare al proprio obiettivo, indipendentemente dalla grandezza dei muscoli e dal fisico.

Così Isabella ha fatto i conti negli anni con le difficoltà del mestiere, a partire dai gesti che dirigere un’orchestra richiede: essere considerata autoritaria (come hai mosso il braccio, con quanta energia hai evidenziato una nota) è un rischio sempre appostato dietro l’angolo. Soprattutto quando il gesto richiesto è stato pensato per un uomo. Ecco allora che vederlo fare da una donna è, spesso, un altro motivo di discriminazione.

Ma Isabella non ha mai voluto atteggiarsi a uomo e, come lei, Speranza e Beatrice. E forse allora la vera arma vincente, la punta di diamante capace stavolta di spezzare addirittura il cristallo, risiede proprio nella capacità di muovere la bacchetta pensando solo a quel che è la musica a chiedere. Indipendentemente dal sesso di chi quella bacchetta la agita.

L’unica vera donna protagonista è la musica.

Ecco perché Speranza Scappucci non si interessa del fatto che la chiamino Direttore o Direttrice, né di capire fino a che età un direttore d’orchestra possa esser considerato giovane.. Ma guai a chiamarla Maestra! Le elementari le ha finite da qualche anno, ma ora le uniche sedie che le piace vedere sono quelle dei teatri in cui dirige da Maestro.

E a proposito di banchi di scuola e giovanissime, Beatrice Venezi sembra aver iniziato la sua brillante carriera all’insegna di una vera sfida contro i pregiudizi. Giovane, bella e convinta che la musica classica vada “svecchiata”, a partire dai direttori d’orchestra. A soli 26 anni può vantare di essere – da più di un anno – il direttore d’orchestra più giovane d’Italia, alla Scarlatti di Napoli.

Tre esempi. Tre racconti utili ad alimentare la speranza che donne e orchestra facciano sempre meno rima con “cristallo”.

E a trasformare lo stereotipo del direttore uomo in un cliché superato, ci pensa un’altra piccola grande storia.

Un racconto che parte da un nome: Negin Khpolwak.

Negin è una donna, la prima direttrice d’orchestra donna del suo paese, in Afghanistan.

Negin ha vent’anni, una storia dura alle spalle e un’orchestra di sole donne davanti. Tutte tra i 13 e i 20 anni, avvolte nei colori dei loro vestiti tradizionali. Partite alla volta del Forum economico mondiale prima, dove hanno suonato negli scorsi mesi, e di una tournée europea in Svizzera e in Germania, poi.

Negin e la sua orchestra continuano a suonare, non si sono fatte intimorire da un mondo in cui l’orchestra ha ancora poco di femminile. E nemmeno da quel kamikaze che tre anni fa si è fatto esplodere in platea mentre trenta donne suonavano e una le dirigeva.

(*) dal Film “Into the wild”

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