Nasce SoliDando, il sostegno ai tempi dello spreco alimentare

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La recente apertura di SoliDando a Milano, il primo supermercato solidale in cui è possibile fare la spesa gratuitamente, incoraggia la nascita di una critica di tipo socio-economico: quali sono i rapporti in Italia tra povertà e spreco alimentare?

Il percorso che porta dall’inconsapevolezza all’accettazione di una situazione di povertà è piuttosto tortuoso e pieno di insidie. A farla da padrona è infatti l’esasperazione verso una società colpevole di imporre standard di felicità a dir poco irraggiungibili; senza citare poi l’alienazione  dalla collettività, complice di aderire (pena l’ostracizzazione permanente) a degli stili di vita quanto mai utopistici e privi di ogni ideale di inclusione sociale.  Essendo l’apertura di SoliDando a Milano l’eccezione che conferma la regola (perlomeno in Italia), quali sono i difficili rapporti di reciprocità tra povertà e spreco alimentare?

SoliDando come esperimento di integrazione volontaria.

Se è vero che “il buongiorno si vede dal mattino”, questo detto varrà sicuramente per SoliDando, il primo supermercato solidale in Italia (precisamente nel cuore di Milano, in via Calatafimi) dove è possibile prendere prodotti gratuitamente e che a pochi giorni dall’apertura ha già registrato un boom di adesioni inaspettate. L’idea del progetto nasce da iBVA, associazione non profit che da tempo opera a favore delle famiglie in condizioni di disagio economico e che con questo nuovo programma vuole cercare di rispondere ad un bisogno crescente nella città: il sostentamento.

Il funzionamento di SoliDando è piuttosto semplice: l’accesso al supermercato infatti, avviene attraverso una tessera a punti, dalla quale di volta in volta viene scalato il punteggio della spesa effettuata. La tessera è assegnata da FareCentro, lo sportello di ascolto e accompagnamento di iBVA, su base oggettiva, a seguito di un colloquio e della verifica delle condizioni socio-economiche della famiglia richiedente. Nella tessera si carica mensilmente un monte punti in base alla composizione del nucleo familiare, e ogni 4 mesi il suo rinnovo viene rivalutato in relazione all’eventuale mutata condizione dei beneficiari.

La rivoluzione socio-economica passa per l’autosostentamento.

La novità portata dalla nascita di SoliDando risiede però nell’implicita rivoluzione sociale legata alla sua apertura. Nonostante infatti il contesto apparentemente difficile in cui si propone di operare, l’idea regala nuova linfa vitale alle classiche forme di sostegno usurate dal tempo, sia inserendo persone con evidenti difficoltà economiche in un ambiente “normale”, sia slegandole dall’obbligo (per molti mortificante) insito alla richiesta di aiuto.

La riappropriazione della dignità comunque non riesce a soddisfare completamente i dubbi legati al successo del tutto imprevisto di SoliDando, che come obiettivo a lungo termine (un anno) si proponeva di aiutare 150 nuclei familiari (ben 560 persone), ma che nel giro di 24 ore dall’apertura ha superato di gran lunga le richieste di disponibilità. Un segnale che potrebbe risultare come una spia d’allarme della crescente soglia di povertà in Italia.

Povertà e spreco alimentare sono direttamente o inversamente proporzionali?

I dati Istat 2016 sulla povertà in Italia sono a dir poco preoccupanti (e purtroppo da record): a livello nazionale si stima infatti che nel 2015 le famiglie in condizioni di povertà assoluta fossero 1 milione e 582mila, per un totale di 4 milioni e 600mila persone. Risulta evidente, quindi, come la capacità di acquisto di molte famiglie, italiane e straniere, si sia drasticamente ridotta, anche per quanto riguarda un adeguato approvvigionamento di cibo. In una visione globale, quasi il 29% degli italiani, pari a 17,5 milioni di persone, lo scorso anno era a rischio povertà o esclusione sociale. Dato ancora più preoccupante se si pensa che al Sud la percentuale sale al 46,4%, e al Centro aumenta da 22,1% a 24%.

Per quanto riguarda la disuguaglianza sociale, sempre dal rapporto Istat emerge che il 20% più ricco delle famiglie italiane percepisce il 39,3% dei redditi totali, mentre il 20% più povero ne percepisce il 6,7%: in altri termini, il reddito delle famiglie più benestanti è ben 5,9 volte quello delle famiglie appartenenti al primo quinto. Che rapporto si instaura quindi tra questo indicatore socio-economico e un fenomeno generato alla società contemporanea globalizzata come lo spreco alimentare?

Lo stato del benessere.

Secondo il WWF, Ogni anno 1/3 del cibo del mondo (1,3 miliardi di tonnellate) viene sprecato senza arrivare neanche a tavola pur essendo prodotto perché va a male in azienda, si perde o viene gettato via, si tratta di circa 4 volte la quantità di cibo necessaria a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite. Nonostante questa fotografia mondiale raccapricciante, sembra che la speranza sia davvero “l’ultima a morire”: l’Italia infatti, nonostante gli elevati livelli di povertà, anche grazie alla recente legge contro lo spreco alimentare approvata nel 2016, appare tra le realtà che sta facendo i passi avanti più importanti.

Fotografia Italiana.

Per il Food Sustainability Index, indice che analizza le scelte alimentari del pianeta non solo sulla base del “gusto”, ma anche del valore complessivo che il cibo rappresenta, l’Italia occupa il nono posto in termini di “cibo perso e sprecato”, all’interno di una classifica complessiva stilata su 25 Paesi e comprensiva di diversi indicatori. Il grande paradosso riguarda “solamente” (cosa non da poco) la mentalità del consumatore finale, che attesta una media di 110,5 Kg di cibo sprecato all’anno.

In una visione quanto più realistica in termini di povertà e spreco alimentare, SoliDando ha due possibilità da percorrere: da una parte rischia di essere l’ennesima goccia nell’oceano, dall’altra di trasformarsi in un’opportunità per cambiare la visione complessiva della società riguardo il legame tra dignità e auto sostentamento.

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