Riforma del Terzo Settore: innovazione nello status quo

Si è svolto il 31 Maggio 2017, presso il Mercato Centrale di Roma, l’incontro per discutere il testo di Riforma del Terzo Settore, nella più ampia cornice del Festival dello Sviluppo Sostenibile.

Il cambiamento è nell’aria (e non solo climatico con l’arrivo dell’estate). Il rinnovamento è si facilmente visibile nei cambi d’abito, nelle giornate che si allungano e nelle corse al mare, ma lo è anche nelle discussioni che animano la collettività quando si toccano tasti particolarmente dolenti come quelli istituzionali. E’ in questo quadro quasi “idilliaco” che si inserisce l’incontro organizzato dall’Associazione FONDACA per discutere di proposte riguardanti il testo di Riforma del Terzo Settore, che sembra essere bloccato in una sorta di terza dimensione, diviso tra azione e reazione.

Tra Terzo Settore e interesse generale.

Si è tenuto lo scorso 31 Maggio 2017, presso il Mercato Centrale di Roma in via Giolitti, l’incontro fortemente voluto dall’Associazione FONDACA per discutere su un testo che possa essere una alternativa valida (una sorta di appendice) a quello già redatto riguardante la Riforma del Terzo Settore. Il simposio si inserisce perfettamente nel contesto logistico del Mercato Centrale, lo spazio che si trasforma in rifugio delle botteghe degli artigiani e che contemporaneamente è il luogo per antonomasia per ospitare discussioni che siano di interesse generale per la cittadinanza. La cornice ancora più ampia che comprende il tutto è però un’altra, in una sorta di gioco della matrioska: Il Festival dello Sviluppo Sostenibile patrocinato da ASVIS, a cui per questa edizione hanno deciso di aderire ben 160 aziende, che ha deciso di organizzare diversi eventi socio-culturali, affinché la collettività potesse avvicinarsi all’idea di sostenibilità (come l’evento “Mi cibo sostenibile”).

Il simposio voluto dall’Associazione FONDACA, a cui erano presenti il Direttore di FONDACA Emma Amiconi e il Presidente Giovanni Moro, è introdotto contestualmente al Festival dello Sviluppo Sostenibile, essendo la Riforma del Terzo Settore (e nello specifico l’ambito che tocca la definizione di interesse generale) un tema totalmente trasversale che coinvolge, in modo visibile o meno, tutta la società contemporanea.

 Quale proposta di Riforma?

La critica mossa all’attuale testo di Riforma del Terzo Settore prende avvio da alcuni snodi principali: innanzitutto dall’hic et nunc, cioè dalla necessità di parlarne subito, perché proprio in questi giorni sono in discussione i decreti attuativi per la Riforma, in secondo luogo (ma solo in parte), dal problema, irriducibilmente aperto, che riguarda la definizione di quali sono le attività di interesse generale, pena l’esclusione (n.d.r.paradossale) di tantissime organizzazioni dal mondo del no profit.

Per parlare di Riforma del Terzo Settore è necessario fare un passo indietro e tornare al 6 Giugno 2016, quando la proposta di riforma diventa realtà, con la legge 106. Tra le importanti novità sono presenti una carta d’identità unitaria, la revisione della normativa in materia di volontariato e promozione sociale (con la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo) e il Servizio Civile Universale.

Nonostante i passi fatti in avanti per quanto riguarda il riconoscimento delle associazioni no profit, le lacune restano (e lo dimostrano chiaramente i dibattiti recenti che puntano il dito sulle ONG operanti in mare): occorre imporre delle linee guida più specifiche (che possano servire anche come criterio di autovalutazione) e FONDACA, redigendo un testo -proposta, ha accettato la sfida.

Interessi particolari e generali.

Qual è la miglior definizione possibile di interesse generale? il testo di FONDACA parte proprio da questa domanda, cercando di dare una risposta e di definire successivamente una scala di principi su cui basarsi. Secondo l’Associazione, la nozione di interesse generale, di cui si può trovare riscontro nell’articolo 3 della Costituzione, ha tre implicazioni da non sottovalutare: la prima è che l’interesse generale ha una natura processuale e incrementale, nel senso che la sua realizzazione ne modifica e arricchisce il contenuto; la seconda è che l’interesse generale ha una natura contingente, cioè muta nel tempo e nello spazio, e la terza conseguenza è che, tra le fonti dalle quali trarre indicazioni per l’ identificazione dell’interesse generale (Costituzione e trattati internazionali) occorre tenere presente lo sviluppo della vita della comunità politica e il modo in cui vengono fronteggiate nuove situazioni.

Questa definizione-quadro dell’interesse generale può tradursi, nel caso della valutazione delle attività condotte dalle organizzazioni di terzo settore, in alcuni ruoli: quelli sostanziali che sono la tutela di diritti, la cura di beni comuni e il sostegno all’autonomia di soggetti in difficoltà (empowerment), e quello funzionale che corrisponde al sostegno allo sviluppo dell’attivismo civico.

Una (per nulla scontata) implicazione strettamente connessa a questa ridefinizione dell’interesse generale è poi, il superamento dei pregiudizi, da quello superficiale che considera il Terzo Settore come riducibile alle politiche di Welfare, a quello che considera che la rilevanza delle organizzazioni si debba identificare esclusivamente in termini economici.

In Italia, il paese delle contraddizioni, è presente il principio di sussidiarietà (anche se più che altro come entità fantasma): occorrerebbe risalire alle sue radici e alle implicazioni correlate alla società per comprenderne il significato legato allo sfaccettato mondo del Terzo Settore.

 

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