Da Sensuability al mockumentary: l’arte di scardinare i cliché

0
279
Da Sensuability al mockumentary: l’arte di scardinare i cliché

Un cortometraggio intitolato “Sensuability” si pone l’obiettivo di riaprire il dibattito su disabilità e sessualità.

Impara l’arte e mettila da parte. Ma se l’ “arte” in questione fosse quella di raccontare le storie di chi viene automaticamente escluso dalla società? Compito arduo, con grandi responsabilità: sia verso chi decide di mettersi a nudo, che sia con una denuncia o con una testimonianza, ma anche verso chi ascoltando, sceglie se valga la pena raccogliere il testimone, oppure lasciarlo cadere, confinandolo all’oblio. Nonostante le difficoltà, sembra che il cortometraggio Sensuability  , raccontando il complesso rapporto tra sessualità e disabilità, voglia provare a sbloccare “il gioco del silenzio” che tanto conforta una collettività negazionista.

Sensuability, sensibilità.

Perché una notizia entri nel circolo mediatico, è necessario che rispetti un requisito fondamentale: l’appeal. La storia che si sceglie di raccontare infatti deve essere il più possibile “attraente” per un pubblico sempre più affamato ed esigente che, nell’era dei new media, con un click cestina e passa oltre. Non è questo il caso di “Sensuability” il cortometraggio girato da Armanda Salvucci.

Sensuability nasce da una precisa esigenza: scardinare gli stereotipi legati alla sessualità dei disabili, alimentati secondo l’ equazione: persona con disabilità­= sfera della sessualità inesistente; uno schema crudele e insensibile che dimostra l’immobilità di pensiero di una società (spesso e volentieri) bigotta. Del resto ignorare il problema non è mai la soluzione a lungo termine e la regista del corto (anche lei disabile) lo sa bene.

Distruggere la gabbia dell’ignoranza.

Alla base di ogni pregiudizio c’è una mancanza di conoscenza. Perciò Sensuability, che affronta il difficile legame tra sessualità e disabilità in modo volutamente autoironico e leggero, ha un unico obiettivo: mostrare la prigionia a cui sono state condannate le persone con disabilità, schiave di un tabù e perciò represse nell’espressione della propria emotività.

Sensuability non è però soltanto il corto: è un intero progetto di sensibilizzazione multimediale che comprende anche una mostra fotografica e una mostra di fumetti; attraverso la scelta della narrazione per immagini viene fuori una innovativa forma di storytelling che sfrutta perfino il linguaggio giovanile dei fumetti. Del resto voler sensibilizzare alla causa il settore della collettività più suscettibile al cambiamento è sicuramente l’idea più efficace.

Il progetto è comunque solo il punto di partenza per realizzare qualcosa di più: un mockumentary (falso documentario nel quale eventi fittizi sono presentati come reali) finanziato attraverso una campagna di crowdfunding,  ospitata dalla piattaforma Produzioni dal Basso .

I diritti (non) sono di tutti.

I diritti umani sono inviolabili e di tutti, almeno sulla carta. Lo dimostra una sentenza della Corte Costituzionale, nello specifico la 561 del 1987, che tra i diritti umani fondamentali riconosce la sessualità come uno degli essenziali modi di espressione della persona umana , e perciò come tale è soggetto a tutela dall’articolo 2 della Costituzione Italiana. È proprio da questa sentenza inappellabile che nel 2014 viene presentato, su iniziativa di 13 senatori, il disegno di legge “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”, fondamentale per poter introdurre legalmente la figura professionale dell’assistente sessuale; l’assistente interverrebbe sia sul piano fisico, che su quello più strettamente psicologico, attraverso un’ azione mirata di educazione alla sessualità e all’affettività.

La proposta avrebbe dovuto (e potuto) colmare un enorme vuoto legislativo in maniera di disabilità  (paesi come la Germania, l’Austria o i Paesi Bassi se ne sono già occupati) ; di fatto è rimasta inascoltata, esponendo gli operatori del settore che decidono comunque di svolgere questa professione ad un rischio enorme: l’accusa di prostituzione, secondo le disposizioni della legge Merlin.

La disobbedienza paga?

Si scrive O.E.A.S si legge Operatore all’emotivita, all’effettività e alla sessualità delle persone con disabilità; si definiscono così i professionisti che di fronte all’immobilismo delle istituzioni hanno deciso di combattere la propria battaglia partecipando un atto di disobbedienza civile collettiva; da fine Agosto 2017 ai primi di Ottobre è infatti partito a Bologna il primo corso professionale per assistenti sessuali per disabili, organizzato da Maximiliano Ulivieri, fondatore del comitato LoveGiver affetto da distrofia muscolare.

L’intento di sollevare nuovamente il dibattito politico intorno al tema, ha il merito di far comprendere l’urgenza di una soluzione, o rischia di essere visto solamente come una provocazione? Ad oggi il dibattito politico, nonostante i toni da propaganda in campagna elettorale, è più fermo che mai; un silenzio che vale più di mille parole.

La necessità di educare alla sensibilità.

Progetti come Sensuability o l’organizzazione di corsi e seminari per “love giver”, dimostrano la necessità di approfondire il dibattito su sessualità e disabilità; la società, colpevole di reprimere un diritto umano fondamentale, diventa carnefice di un gioco ingiusto, che di fatto priva le persone affette da disabilità di una vita completa e “normale”. Del resto l’inclusione passa anche per la demolizione dei tabù, e le barriere da abbattere non sono solamente architettoniche, ma soprattutto socio-culturali.

LASCIA UN COMMENTO