I crimini d’odio in Italia e la strategia del governo

Negli ultimi anni i casi di razzismo e i crimini d’odio in Italia sono notevolmente aumentati, ma cosa ha fatto e cosa sta facendo il governo italiano per fronteggiare questa situazione?

Dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori agli ultimi sviluppi normativi, come il governo italiano si è occupato dei crimini d’odio.

L’ultimo “Libro bianco del razzismo” afferma che i casi documentati di razzismo tra il 2008 e il 2020 sono 7426, di cui: 340 violenze verbali, 901 violenze fisiche contro la persona, 177 danneggiamenti alla proprietà, 1008 casi di discriminazione, delle quali 663 sono state commesse da politici o amministratori.

L’ultimo dato sulle discriminazioni può far venire il dubbio che vi sia un collegamento tra i toni e gli argomenti trattati nel dibattito pubblico e l’aumento dei casi di razzismo. E’ bene ricordare che il numero dei casi di razzismo riportati è sempre approssimato per difetto dato che molti episodi non vengono segnalati, sia per il silenzio di chi ne è vittima, sia per l’omertà di chi ne è spettatore.

Ma quando il razzismo e l’odio diventano reato?

In Italia non c’è una definizione giuridica di crimini d’odio, viene usata quella elaborata dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, secondo la quale il crimine d’odio è composto da due elementi: un fatto considerato dalla legge come reato e la motivazione di pregiudizio in ragione della quale l’aggressore sceglie la propria vittima.

E’ importante contrastare questo tipo di crimini poiché colpiscono sia la vittima in quanto tale, sia la comunità, mettendone a repentaglio l’unità e l’ordine, portando ovviamente a conseguenze negative per tutti. A questo proposito, sotto il profilo normativo, i diritti delle vittime dei reati d’odio sono tutelati nel nostro ordinamento grazie al recepimento della cosiddetta “Direttiva vittime” europea con il d.lgs 212/2015, che rivoluziona il nostro sistema di giustizia penale. Prima alle vittime era riconosciuto solo un risarcimento del danno, oggi invece sono riconosciuti precisi diritti.

Per quanto riguarda la strategia di governo contro i crimini d’odio, nel 2010 è stato istituito appunto l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), nell’ambito del dipartimento della Pubblica Sicurezza, per prevenire e contrastare i reati di matrice discriminatoria e garantire il concreto godimento del diritto di protezione contro le discriminazioni e di uguaglianza davanti alla legge alle persone facenti parte di minoranze. Questo diritto è riconosciuto dalla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” e da varie convenzioni europee, oltre ad essere un importante segnale di civiltà per una comunità.

Per monitorare al meglio il fenomeno, l’OSCAD ha attivato un proprio indirizzo di posta elettronica, al quale è possibile inviare segnalazioni anche il forma anonima. Agevolare le denunce favorirebbe infatti l’emersione del fenomeno, anche nei casi in cui rimane nascosto. E’ comunque importante ricordare che la segnalazione di un atto discriminatorio all’OSCAD non sostituisce la denuncia di reato alle forze di polizia. 

Oltre ad aver istituito l’OSCAD, come si è occupato della questione il Governo?

Al momento a livello nazionale per contrastare i crimini d’odio, legislativamente parlando, si fa ancora riferimento alla legge Mancino del 1993. Questa legge sanziona e condanna “frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, insieme all’uso di emblemi o simboli”.

Più attuale che mai è il dibattito sulla necessità di un aggiornamento legislativo con particolare riferimento ai reati da discriminazione per l’orientamento sessuale e sull’identità di genere. L’ultimo tentativo di modifica della legge Mancino è avvenuto nel 2020 su iniziativa del deputato Alessandro Zan, con la proposta di aggiungere ulteriori tutele per le persone disabili e contro la misoginia. Il Parlamento ha approvato la legge, che passerà all’analisi del Senato. Il percorso resta tuttavia lungo e controverso.

I crimini d’odio esistono anche nel mondo virtuale, come ci si può difendere?

In questo contesto, nel quale i crimini d’odio sono ancora purtroppo al centro di molte notizie di cronaca, non può non esser preso in considerazione anche il ruolo di internet e dei social media. Anche i crimini d’odio compiuti in rete, a volte sottovalutati in nome della “libertà del web”, costituiscono un reato. Esattamente come quelli compiuti nel mondo reale.

Come fare quindi a tutelarsi se si è vittima di crimini d’odio online? Esistono varie associazioni che combattono odio e violenza online, tra queste Odiopedia.

Parliamo di una mappa virtuale che aiuta nella ricerca della struttura di aiuto più vicina a te: basterà infatti scrivere nel motore di ricerca la tua città per scoprire le associazioni che possono aiutarti.

Odiopedia è la più grande rete italiana contro l’odio, infatti ne fanno parte circa 400 associazioni. Tutto questo è il risultato del lavoro della startup legaltech Chi Odia Paga, che sul suo sito web fornisce dal 2018 supporto e strumenti legali alle vittime dei crimini d’odio online.

L’obiettivo di realtà come Odopedia, così come del dibattito che torna ad accendere i riflettori sulla necessità di avere un testo legislativo per un problema ancora troppo attuale, è uno. Far sì che la comunità sia più consapevole e meno propensa ai crimini d’odio, sia online che offline.

 

a cura di Silvana Deroma

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