Il Viaggio che unisce: la Torcia Olimpica verso Milano-Cortina 2026

Il Viaggio che Unisce: la Torcia Olimpica verso Milano-Cortina 2026

Stanno arrivando le Olimpiadi invernali e quest’anno saranno Milano e Cortina ad avere l’onore di ospitarle. Nell’attesa della Cerimonia d’Apertura che si svolgerà a Milano il 6 febbraio, ripercorriamo il viaggio che unisce tempo, spazio e soprattutto persone: quello della Torcia Olimpica.

È un viaggio che parte da lontano, dal Sacro Fuoco di Olimpia che veniva acceso per i giochi e che vede la tradizione rinnovarsi ancora oggi, in Grecia. È da lì che parte il viaggio della Torcia ogni quattro anni, per Olimpiadi estive e invernali.

E da Olimpia, la fiamma e la torcia che con essa viene accesa, raggiungono il paese ospitante grazie ai tedofori, ovvero “coloro che portano la torcia”.

Il Fuoco che unisce

È affascinante notare questo sentimento di “unione”. Siamo uniti, attraverso dei gesti e dei luoghi, a persone che li hanno già fatti prima di noi. Ma l’unione non si ferma di certo qui! Infatti, la Grecia, terra d’origine delle Olimpiadi, risulta unita ai paesi che ospitano i giochi di volta in volta attraverso il viaggio della fiamma.

Fiamma che accenderà il braciere in una città che ospita, ma attraversando l’intero paese. Come nel caso di Milano Cortina 2026. Anzi, in Italia, per la prima volta nella storia, verranno accesi ben due bracieri: uno a Milano, presso l’Arco della Pace, e l’altro a Cortina.

Questo viaggio che unisce tutti è partito dalla Grecia con la nostra Jasmine Paolini, prima tedofora della delegazione italiana. Jasmine che non nasconde l’emozione nel portare la fiaccola nel suo paese.

Lo sport e le persone

E, come lei, sono tanti gli sportivi che da Sud a Nord si sono avvicendati a portare la torcia. Matteo Berrettini, Gianmarco Tamberi, Antonio Giovinazzi, Cristiana Girelli, Monica de Gennaro, per citarne alcuni, tutti provenienti da diversi ambiti sportivi. Quindi anche il mondo dello sport si trova unito nello spirito olimpico.

E persino la gente comune! Infatti, oltre agli sportivi (che sono stati scelti e invitati), chiunque poteva proporsi per portare la torcia come volontario, anche senza apparenti meriti sportivi. Una bella cosa, l’ennesimo messaggio di unione dato dal Coni e dal comitato organizzatore di Milano Cortina.

Il mondo dello spettacolo

Eppure, come in tutte le cose, le polemiche non mancano. Infatti tra tutte le persone avvicendatesi a portare la torcia olimpica, non sono mancati personaggi dello spettacolo. Personaggi di cui c’è bisogno, perché oltre al lato sportivo, le Olimpiadi sono anche un evento mediatico.

Dunque, serve “accendere una luce” sul tragitto della torcia. Allora ecco che a portarla vengano invitate persone non esattamente legate al mondo dello sport, ma famose a livello nazionale. Vedi Al Bano, Alessandro Cattelan, Stash dei The Kolors o – per avvicinarsi all’ambito social – i The Jackal.

Persone, personaggi e personalità

Insomma ce n’è per tutti i gusti. O quasi. Perché l’inevitabile polemica scatta nei dintorni di Pescara, dove a portare la torcia c’è l’Uomo-Gatto, il cui merito, secondo il CONI è “essere una personalità famosa localmente” e (aggiungiamo noi) aver vinto Sarabanda, di cui è stato storico concorrente.

E fra un “E questo chi è?!” e un “Ma perché lui porta la torcia?”, arrivano anche le lamentele da parte di chi si aspettava una chiamata che non ha mai ricevuto.

Quest’ultimo è ad esempio il caso di Silvio Fauner, oro olimpico a Lillehammer 1994, nella staffetta sci di fondo 4×10. “Né io e né i miei compagni siamo stati chiamati. Per il CONI ci sono sport di Serie A e sport di Serie B” dice.

Sorte simile è toccata a Kristian Ghedina, sciatore alpino con due argenti e un bronzo in Coppa del Mondo. Lui si è dovuto iscrivere al programma tedofori “come tutti” per fare i 200m con la torcia nella sua Bressanone.

Insomma, in questa Milano-Cortina la sensazione al momento è di essere lontani da quei sentimenti di unione che sembravano venire in primo piano nella storia delle Olimpiadi. C’è chi viene invitato, scelto, selezionato e chi no. E non si capisce benissimo in base a quali meriti.

Infatti, se alla gente comune è stata data la possibilità di portare la torcia su base volontaria, proprio per “unire” le persone nello spirito olimpico e sportivo, forse lo stesso non doveva essere fatto con gli atleti o le vere personalità.

Chi sono i tedofori (quelli veri)

Quel che ci viene da dire è che probabilmente avremmo preferito più tedofori come il cestista Achille Polonara che, oltre alla Torcia, ha portato con sé il messaggio di non arrendersi mai. Lui che era reduce da una leucemia mieloide e non sapeva nemmeno se avrebbe portato la torcia fino a una settimana prima.

O, ancora, tedofori come Paolo Simoncelli (papà di Marco), che nonostante la perdita del figlio ha continuato a far vivere il suo sogno. Attraverso la Sic58 Squadra Corse, ha permesso a molti giovani piloti di emergere e giungere fino alla MotoGp.

E fra i non appartenenti al mondo sportivo: i già citati The Jackal, che hanno portato la torcia nella loro Napoli senza far mancare il sorriso che li contraddistingue. O Arisa, che per le vie di Potenza racconta i suoi ricordi.

Più tedofori anche fra la gente comune: come la Nonna in provincia di Salerno, il padre e il figlio che hanno ricoperto entrambi questo ruolo in due edizioni differenti dei giochi, il ragazzo che a Roma ha fatto per l’occasione la proposta di matrimonio.

Insomma, persone che non vogliano oscurare la Fiamma Olimpica ma, al contrario, raccontare delle storie, a volte nascoste. Perché alla fine, quello che ci unisce, che ci fa riconoscere l’un l’altro, sono proprio loro, le storie.

Storie come quella di una fiammella che, ogni quattro anni, parte da Olimpia per i luoghi del mondo e unirli attraverso il suo viaggio.

Tag

  • milano-cortina
  • olimpiadi
  • tedofori
  • torcia olimpica
  • uomo gatto

Potrebbe interessarti: