Porcellum on the wing

Non è una parodia della canzone dei Pink Floyd, ma è la rappresentazione colorata di un punto dirimente per quello che sarà il futuro della destra in Italia, o del centro-destra – come piace chiamarlo ai “moderati” (categoria che in Italia non è mai esistita, ma come per il mostro di Lochness, se ne parla così tanto che alla fine qualcuno inizia a credere che esistano davvero…).

 

Pare strano che una legge elettorale, un banale sistema elettorale, uno dei tanti possibili, possa essere così importante; ma in una congiuntura storica talmente carente di stoffa politica, purtroppo, le semplici “regole del gioco” possono, invece che regolare solamente il gioco, addirittura decidere la formazione delle squadre che vi partecipano.

Da mesi si sente un mantra che, seppur ripetuto in salse diverse, suona sempre più o meno così: “a questo punto – dove si intende una fase di crisi profonda, il solito ricorrente baratro – nei prossimi mesi si approvino alcune riforme fondamentali (o anche la variante ‘strutturali’, senza mai capire di cosa si parli esattamente), si cambi il Porcellum e si torni immediatamente al voto”. Si torna immediatamente al voto. Con una legge elettorale diversa, s’intende, perché con la “porcata” di calderoliana memoria non è possibile creare maggioranze stabili, governi duraturi. Mai nessuno che spendesse una parola sul fatto che con la suddetta porcata non è possibile selezionare una classe politica decente tramite l’arma (sacrosanta, l’unica nella fondina dell’elettore) del voto di preferenza. Mai nessuno, a parte rari, felici, isolatissimi casi come la Meloni che fin dalle fila del precedente governo aveva presentato un ddl per introdurre in poche mosse le preferenza, ottenendo però solo secchi di acqua fredda misti a cubetti di ghiaccio lanciati in primis dagli allora suoi sodali di partito.

Quindi, tutti d’accordo sul modificare questa legge vergogna. Ma allora perché in Gazzetta Ufficiale ancora non viene pubblicata nessuna legge che la abroghi/modifichi?

 

Per una volta il rasoio di Occam è applicabile alla politica: a parità di fattori, la soluzione più semplice è da preferire. Ovvero nessuno vuole modificare una legge che – seppure impopolare – gli dà enorme potere. La lettura più immediata, più popolare, è quella che si sente sempre ripetere dai bar ai ministeri: il Porcellum permette ai segretari di partito di “nominare” chi verrà eletto. Questo è un vantaggio per l’ovvio motivo che ogni segretario può disporre i suoi fedelissimi in base alle correnti interne, tutelando la sua componente. Ma in una seconda analisi questa facoltà è vitale in un momento storico-politico in cui i partiti si sono frantumanti. Le strutture dei “vecchi partiti” imbrigliavano i consensi da una parte e dall’altra tenevano assieme i membri del partito in una struttura fatta di regole, codici etici e di comportamento spesso anche non scritti, disciplina interna ecc. C’era, quindi, un senso di appartenenza in chi veniva eletto nelle file di un partito, rafforzato dal radicamento sul territorio che era vitale per continuare a ricevere il consenso, le preferenze, per essere nuovamente eletti. Oggi tutto questo è perduto. Senza dilungarsi sui motivi, è un fatto che chi viene eletto in un partito sente molto meno il senso di fedeltà allo stesso, e non ha alcun legame col territorio perché di fatto da anni non serve andarsi a cercare i voti tra la gente. Quindi, oggi, il Porcellum ai segretari di partito serve anche per scegliere i candidati più “fedeli” e poi tenerli legati a sé col “ricatto” della riconferma.

Questo però è solo una parte del danno che arreca il Porcellum. L’altra, quella più seria, influisce ancora di più sul (ri)generarsi di un nuovo centro-destra in Italia.

 

Infatti sempre per amore del bipolarismo, che così è stato fatto entrare a forza nella vita politica italiana che per vocazione è proporzionalista, il Porcellum ha previsto di fatto che alle elezioni si debbano presentare due coalizioni. Se qualcuno non è d’accordo può presentarsi lo stesso, ma viene stritolato. Da una parte dalle coalizioni più grandi che piagnucolano sul “voto utile”, dall’altra dal fatto che la legge porcata prevede soglie proibitive per chi si presenta solo, appunto perché lo spirito della legge è di far fronteggiare solo due blocchi, per un sano bipolarismo all’inglese (in Italia…ma quando mai?).

È questo il nodo. Tralasciamo la sinistra e il Pd, hanno i loro problemi di certo ma un minimo di forma la hanno. La destra cosa fa? Il problema è enorme. Berlusconi, anche se ci ha abituato da anni a colpi di scena, sembra sulla via del ritiro. In aggiunta è circondato da un “nuovo cerchio magico” che lascia quantomeno perplessi, dal momento che vede al suo centro la compagna. A prescindere dalla veridicità o meno della loro love story, che sinceramente non credo freghi a nessuno, resta il dubbio su una classe politica intera che pende dalle labbra di un leader, che a sua volta sembrerebbe pendere dalle labbra di una giovane donna che non ha mai dimostrato di saper amministrare né la cosa pubblica né tantomeno un partito. Si torna Forza Italia? No? Si esce dal governo Letta? No? Si vota a marzo? No? Non si sa cosa accadrà. Il problema è che con queste “regole di gioco” è difficile organizzarsi nel frattempo. Come si fa a prendere le distanze, legittime, da un leader che ha fatto il suo tempo se poi si rischia l’estinzione alle elezioni se si corre da soli? Ma d’altra parte come ci si presenta agli elettori come qualcosa di nuovo e rinato, anche per arginare la deriva grillina che ha avuto il paese pochi mesi fa, se poi ci si deve alleare sempre con i cari ex colleghi di partito del Pdl-Fi? È difficile creare contenuti nuovi prima, e un contenitore nuovo poi, se per colpa di questa legge elettorale poi tocca tornare a sedersi al tavolo con le solite vecchie facce che hanno stancato il 98,9% degli elettori di destra. È difficile ricostruire verginità a personaggi che hanno fallito su tutta la linea quando hanno amministrato o a personaggi di cui non si ricorda un solo provvedimento utile quando hanno ricoperto dicasteri, solo perché serve un “numero legale di sopravvivenza” o si rischia l’estinzione. È difficile poter pensare ancora di presentarsi agli elettori con una coalizione che vede assieme falchi, colombe, pitoni, cani di nome dudù e gente che fa politica davvero, con idee e contenuti. Magari come leader candidato premier una figlia celebre o qualche altro nome “prestato dalla società civile” che con grande senso di responsabilità sale o scende in politica.

Come spiegare all’elettorato tutto questo? La colpa, se questo accadesse, sarebbe di questo sistema elettorale marcio che tanto più si condanna in pubblico, tanto più di accarezza in privato. Ma sarebbe possibile far capire all’uomo della strada un sofisma simile?

 

È quindi evidente come quella che dovrebbe essere solo una legge elettorale per identificare uno dei tanti sistemi elettorali, è di fatto il coperchio della pentola a pressione che sta finendo di bollire la classe politica. E non solo a destra.

Andrebbe cambiato e subito questo Porcellum. Prima di ogni altra cosa. Ma per capirlo servirebbe una classe politica che non pensasse solo a tenere in piedi un governo con la colla per la carta, ma che si preoccupasse davvero di dar possibilità all’elettore di esprimere il suo volere indicando da chi voler essere rappresentato. Magari con un sistema che la smetta di inseguire un bipolarismo che in Italia non è davvero mai esistito.

di Gianluigi Cesta

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