7 febbraio 1952: nasce Vasco Rossi

Vasco Rossi, storia della “vita spericolata” di un rocker partito dalla provincia e arrivato a riempire gli stadi di tutta Italia.

Era il 7 febbraio 1952 quando Zocca, un piccolo paese in provincia di Modena, si apprestava a dare i natali al “Blasco”. Ancora non si sapeva che quel paesino immerso nel verde dell’Appennino sarebbe diventato famoso tra migliaia di ragazzi, tutti accomunati da un unico interesse: conoscere i luoghi in cui ha preso vita e si è formata la “leggenda”, Vasco Rossi.

Tra i personaggi più amati e, allo stesso tempo, odiati del panorama musicale, Vasco nasce il 7 febbraio 1952, da Giovanni Carlo Rossi (camionista) e Novella Corsi (casalinga). Se il mestiere del padre lo porta a passare un paio d’anni a Siniscola è la passione della madre per la musica ad avvicinarlo al mondo della musica. A 13 anni vince una manifestazione canora locale e l’anno dopo fonda il suo primo gruppo musicale, ma l’anima ribelle del Kom preme già per venir fuori.

vasco rossiSono gli anni passati nell’istituto dei Salesiani San Giuseppe di Modena, le rigide regole del collegio e le prese in giro dei compagni per le sue origini “montanare” a forgiare lo spirito trasgressivo di Vasco. Il tempo passa, il ragazzino ribelle “del paese” cresce e nel 1975 fonda “Punto Radio”. Inizia ad esser conosciuto in Emilia nel mondo della musica come deejay, ma non sono i remix e gli scratch a interessarlo. Vasco Rossi vuole comporre canzoni, testi.. Vuole dare sfogo a tutto il turbinio di emozioni che lo pervadono, alle sensazioni che lo portano spesso a trasgredire le regole, anche da adulto. E per farlo ha bisogno di qualcosa di più delle serate in discoteca.

Nel 1977, spinto da alcuni amici tra i quali Gaetano Curreri (leader degli Stadio), incide il suo primo 45 giri: Jenny/Silvia. Il primo vero album arriva l’anno successivo ma è ancora lontano dallo stile del Blasco e passa infatti quasi inosservato tra pubblico e produttori.

È il secondo album, invece, quello della consacrazione. È il 1979 e “Non siamo mica gli americani” segna la svolta: le vendite sono ancora basse ma nell’album c’è la canzone ancora oggi più amata del repertorio di Vasco, “Albachiara”. Nel 1980 esce il terzo, “Colpa d’Alfredo”, inizia la collaborazione con la Steve Rogers Band e Vasco inizia ad affermarsi sullo scenario musicale.

Il Blasco è un “tipo strano”, un tipo che si presenta sugli schermi con un atteggiamento sfrontato e dei testi “particolari”, un tipo completamente al di fuori degli schemi tradizionali.

Ma è proprio questo suo stile ad attrarre, molti cominciano ad “abituarsi” ai testi del provoca(u)tore, tanti iniziano ad ammirarlo, Vasco inizia ad esser conosciuto ( e fin da subito anche criticato) dal grande pubblico.

Nel 1982 Vasco approda sul temutissimo palco di Sanremo e lo fa mostrando a tutti la sua personalità. Si presenta con “Vado al massimo”, canzone ironica e tagliente che lo fa posizionare al sesto posto a pari merito con artisti del calibro di Mia Martini e Anna Oxa.

Arriva la fama e, con lei, anche gli eccessi: la “Vita spericolata” che Vasco porta sul palco di Sanremo l’anno successivo è una versione edulcorata delle sue serate tra alcol, droga e guai. Tanto che verrà arrestato ben due volte, proprio per problemi di droga.

Ma le difficoltà e la sregolatezza danno nuovi spunti, invece che indebolirla, alla creatività di Vasco Rossi e servono al cantante per maturare anche musicalmente. Nel 1993 esce “Gli spari sopra”, il tredicesimo album di uno degli ormai più conosciuti rocker italiani ancora in circolazione (sempre accesa rimane la contrapposizione con Ligabue, anch’esso rocker emiliano e tuttavia con una storia artistica e personale completamente diversa dal Komandante). Le vendite sono altissime, il brano entra nella top ten come molti dei titoli degli anni a venire, tra i quali “Canzoni per me”, del 1998. Il ’98 è un anno fondamentale per la carriera di Vasco: ottiene un record di pubblico nell’unico concerto organizzato nell’ambito dell’ Heineken Jammin Festival di Imola; ma in quell’anno perde anche l’inseparabile amico-chitarrista-coautore Massimo Riva, morto a causa di un’overdose di eroina.

A partire dal Rewind tour, il cantante ricorderà l’amico scomparso in ogni concerto; concerti che continuano a registrare il tutto esaurito, grazie a un pubblico che continua a seguire il suo Komandante in qualunque direzione (provocatoria) vada.

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