Gli ultimi televisori italiani si sono spenti

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C’era un’Italia che “batteva” i primi “passi” su tastiere Olivetti e che accendeva i televisori Mivar.

E’ proprio il caso di parlare al passato quando apprendi che anche l’ultimo baluardo della tecnologia italiana, la grande Mivar avanguardia ed eccellenza, chiude i battenti convertendosi in un mobilificio. Ad Abbiategrasso, sede storica della fabbrica nella provincia di Milano, resteranno solo gli operai addetti alla manutenzione ed assistenza, e solo per poche settimane, fin quando si esauriranno le scorte delle componentistiche degli ultimi apparecchi prodotti, compresi quelli inaugurati solo da qualche mese, ovvero le  SmartTv di ultima generazione con sistema operativo Android.

Il burbero Carlo Vichi, padron della fabbrica, dall’alto dei suoi 90 anni, ha sempre profuso il massimo impegno, affrontando dal 1945 ad oggi più volte la crisi tecnologica con successo, dal tubo catodico degli anni ‘70/’80, che sul mercato era in grado di competere con i prodotti giapponesi, fino all’era del touch e dei cinesi, che purtroppo sono un osso duro da affrontare.

Sfortunatamente questa volta nemmeno i televisori a led sono bastati per risollevare le sorti dell’azienda, che si è trovata da 700 operai a soli 52.

Mivar forse è davvero l’ultima vittima italiana di quella  rivoluzione informatica e tecnologica che non è stata in grado, nonostante le tante eccellenze nostrane, di competere con chi dall’altra parte del mondo iniziava a produrre pc, colpe probabilmente da addebitare a chi trenta e passi anni non ha mai pensato ad una ristrutturazione della politica industriale nazionale, se non avviare tardivamente, da due anni a questa parte, nella promozione delle startup.


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