La settimana: legge di instabilità e dintorni

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Altro giro altra corsa. Gli italiani si interrogano: ma questa benedetta Legge di stabilità è una cosa buona o è una bufala? La tassa è sempre lì, condita, a quanto pare, anche da una riduzione delle detrazioni fiscali.

Via l’Imu ecco la Trise, per gli amici la Triste. Traduzione, pagheremo tutti, anche gli inquilini, e forse anche di più, dipenderà dall’addizionale Irpef che i comuni decideranno di applicare; A Roma, per esempio, è probabile che il sindaco Marino aumenti la pressione fiscale per sanare il buco da quasi 900 mln di euro.

La legge di stabilità si rivelerà pian piano. D’altronde, anche Brunetta ha precisato che una cosa è il compitino inviato a Bruxelles e un’altra cosa sarà veder approvato dal Parlamento e pubblicato in Gazzetta ufficiale ogni singolo provvedimento.

A conoscere veramente bene la Legge di stabilità sono solo Letta, Alfano e Saccomanni. Certo è che, dietro le famose macroaree di intervento si nascondono parecchie insidie. A dimostrarlo anche il maremoto politico, imprenditoriale e sindacale.

Il caso delle paventate dimissioni del vice ministro dell’Economia Fassina la dicono lunga. Al numero due dell’Economia, i tagli e gli interventi di questa manovra non sono piaciuti e non ha gradito il triumvirato segreto Letta-Alfano-Saccomanni, che lo ha tenuto fuori dalle riunioni.

Poi, se tanto ai sindacati quanto a Confindustria gli interventi non convincono, Letta ci mette “una pezza” e dichiara, con fierezza, che se da una parte quanto dall’altra non son contenti, significa che l’equità è stata rispettata.

Così i sindacati assumono l’assetto di guerra. La leader della Cgil, Susanna Camusso minaccia uno sciopero generale e definisce la manovra “una soluzione che non facendo scelte non scontenta ma non fa l’interesse del Paese”.

Anche dall’altra parte della barricata non sono contenti. Se Confindustria storce il naso e lamenta una mancanza di coraggio del Governo, dal fronte dei Giovani Imprenditori di Confindustria, il presidente Jacopo Morelli, dichiara che all’estero “ci vedono come un morto che cammina”. Per Morelli è il carico fiscale sulle imprese il primo macigno da rimuovere.

Forse in molti se ne rallegreranno. L’uomo in loden, quello che ha fatto piangere l’Italia, oltre che la Fornero, ha rassegnato le dimissioni da presidente di Scelta Civica. “Mi hanno tradito in undici”, ha detto Mario Monti.

Al professore non è piaciuto il sostegno accordato dai suoi alla legge di stabilità. Proprio a Monti, l’uomo delle tasse, non sarebbe piaciuta la pressione fiscale prevista dalla manovra. “Il ddl Stabilità appare soddisfacente quanto al rispetto dei vincoli europei, timido per quanto riguarda la riduzione delle tasse, insoddisfacente per quanto riguarda l’orientamento alla crescita”, ha detto il gabelliere che si iscriverà al gruppo misto.

Intanto slitta ancora la decisione sulla decadenza di Berlusconi da senatore. Sul voto palese manifestano in mutande a pochi passi da Palazzo Madama per cambiare il regolamento di voto. Il leader del Pdl ha ancora il potere di far cadere il governo. Dopo l’incontro di Brunetta con il Capo dello Stato, volano notizie su una possibile grazia a Berlusconi. Che sia la merce di scambio di questa mediocre stabilità? Il sospetto potrebbe essere fondato. Un provvedimento svuota-carceri viene osteggiato da più parti. La Lega non lo accetta, anche a Storace non piace e da Fratelli d’Italia Giorgia Meloni dice: “Senza certezza della pena siamo finiti!”. Dunque al Cavaliere non rimane che giocare la carta della grazia come merce di scambio.

Napolitano super star questa settimana. Re Giorgio parla troppo e sono in molti che vorrebbero metterlo a tacere. Dalle polemiche sulla modifica della parte II della Costituzione, alla legge elettorale, dalla questione dell’amnistia, allo stato delle carceri fino alla riforma della giustizia, “avanti con le riforme”, dice Napolitano.

Da Grillo a Renzi monta la polemica, anzi no, il teatrino. Il leader populista, il primo dei due, ironizza sulle dichiarazioni del ministro per le riforme costituzionali Gaetano Quagliariello. “Sì all’amnistia o all’indulto, ma per tutti, anche per Berlusconi”, ha detto il ministro, aggiungendo che “il ministro Cancellieri mi ha telefonato per ringraziarmi e dirmi che avevo ben interpretato”. La Cancellieri aveva rassicurato che la legge non avrebbe riguardato Berlusconi.

Ci ricama bene Grillo, che dice “Viva la faccia, Quagliariello ha detto la verità, amnistia e indulto saranno applicati anche a Berlusconi”, poi attacca il Capo dello Stato. “Napolitano vada in televisione a raccontarlo agli italiani”.

In casa Pd intanto, come aveva fatto presagire, Renzi torna a cavalcare l’onda del populismo per continuare a salire nei consensi. Sull’amnistia, il rottamatore scatena un scontro politico nel governo e nello stesso Pd. Al programma di Lucia Annunziata “In Mezz’ora” Matteo Fonzarelli da Firenze ha confezionato una supercazzola alla “Amici miei”, degna di un sapiente cerchiobottismo. Se da una parte si affretta a bacchettare i colleghi dicendo: “Non è che un partito politico dice: “l’ha detto il presidente della Repubblica”, e si fa punto e basta”, dall’altra parla di Napolitano e del suo ruolo troppo invadente salvo poi negare di avere criticato il Quirinale per la richiesta al parlamento di valutare l’ipotesi di amnistia.

Ci pensano i radicali a sputtanare Renzi. In un articolo di “agenzia radicale” schiariscono la mente al Rottamatore. Nel 2005 lo smemorato di Firenze, come lo ha ribattezzato l’articolo di “Agenzia Radicale”, aveva aderito alla battaglia di Pannella per l’amnistia, impegno morale, civile sociale della comunità italiana; altri tempi? No, altro modo di salire nei consensi.

Così, invece, il presidente della Camera Boldrini “a prescindere da Berlusconi, una risposta sulle carceri va data”, nel mentre per non annoiarsi scatena il parapiglia con Miss Italia. Le 186 miss hanno indossato una maglietta con “Né nude, né mute”. “Fra i diritti delle donne ci deve essere anche la libertà di apparire in televisione poco vestite e partecipare ad una gara il cui metro di giudizio principale è il proprio aspetto fisico”, dicono le miss; bella difesa dei diritti delle donne, da parte delle miss.

Le note di colore di questa settimana vedono ancora in campo il capriccioso Grillo che dopo l’irruzione in Rai della scorsa settimana, quando aveva dato dei servi ai giornalisti che lavorano, cavalca l’onda lunga di Brunetta sui compensi di Fabio Fazio e rilancia sul Festival di Sanremo.

“Verremo a Sanremo”, dice Grillo dal suo blog a Fazio. “Se hai due pezzi belli ti prendiamo! Ripeto: due pezzi!”, replica Fazio dal suo profilo Twitter. Social batte blog uno a zero.

Se Grillo torna al vecchio amore, la comicità, il movimento cinque stelle gioca a fare il primo della classe. In Commissione Giustizia, riunita in sede deliberante, i componenti M5S hanno impedito l’approvazione del ddl che prevede il reato di revisionismo della storia. Tutto questo nell’anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma. Una mossa che ha focalizzato un provvedimento solo sulla tragedia ebraica che non è, e non deve essere, la sola. Anche la tragedia delle Foibe deve essere epurata da negazionisti e revisionisti.

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