Diego Costa e gli altri contesi tra due nazionali

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Ogni tanto capita che ci siano brasiliani che fanno di tutto per evitare la rappresentativa verdeoro per giocare per un’altra nazione. Ultimo caso quello di Diego Costa, brasiliano dell’Atletico di Madrid.

Il quale ha giocato un’amichevole con la selecao, proprio contro gli azzurri, ma che ora sta facendo di tutto per poter rispondere alla chiamata della Spagna. Pensando alla serie A vengono subito in mente i casi di Amauri e Thiago Motta. Il primo ha ottenuto il passaporto italiano grazie al matrimonio con una nostra concittadina, il secondo invece è quello che negli anni 50 e 60 veniva definito oriundo, cioè i suoi nonni sono italiani emigrati in Brasile. Un pò come accadeva con Altafini ed altri, in particolare con argentini come Sivori o uruguagi. Ai tempi si poteva giocare e vincere tranquillamente un mondiale con la nazione in cui si era nati e dopo partecipare a un’altra rassegna iridata con la maglia del paese dei genitori. Oggi per fortuna non è più cosi. Chi gioca con una nazionale non può più giocare con un’altra, anche in caso di partita amichevole. La scelta definitiva riguarda la rappresentativa maggiore, può capitare infatti che un giocatore abbia fatto la trafila nelle under di una nazione ma poi optare per un’altra. Ad esempio Mauro Icardi, argentino ma con passaporto anche italiano, avrebbe potuto giocare con la nostra under 21 e poi optare, come ha fatto, per l’Argentina di Messi e Tevez. Oppure Prince Boateng. L’ex del Milan, nato in Germania, da padre ghanese e madre tedesca, insieme al fratello Jerome, milita nelle giovanili tedesche, ma da “grande”  sente il richiamo degli avi e milita nel Ghana creando qualche frizione familiare, e il confronto diretto con il fratello minore in occasione di un Germania-Ghana al mondiale 2010. E’ l’esempio più eclatante ma ve ne sono altri, soprattutto negli ex paesi coloniali. Molti ragazzi, la maggior parte, nati in Francia, figli di magrebini, non è detto che scelgano i Blues, ma sempre di più preferiscono nazionali nordafricane meno blasonate, come Belfodil con l’Algeria. Ora non vorrei fare discorsi più grandi di noi su ius soli o legislazione mondiale sul diritto di cittadinanza ma credo che una regolamentazione basata su alcuni principi dovrebbe essere adottata e non solo per il calcio ma per tutti gli sport. Brasiliani che a 25 anni suonati iniziano a giocare con la Croazia, africani che si ritrovano ad essere centravanti della Polonia e così via. Scene non diffusissime, ai limiti della curiosità, ma che creano un pò di allarme. Anche perchè, aldilà dell’utilità tecnica, naturalizzare un Amauri o un Ledesma, alla soglia dei 30 anni, per via di un matrimonio e di una carenza tecnica del momento non è la massima forma di integrazione. Acquisiscono sicuramente il diritto ad esser cittadini italiani, ma la nazionale?  Per noi italiani il calcio è un vero e proprio affare di stato. Dall’altra parte però un Balotelli, deve aspettare 18 anni per poter indossare la maglia azzurra. C’è qualcosa che non mi quadra. Darei la precedenza ha chi ha giocato fin dai pulcini in club italiani, rispetto a uno che capisce di non avere chance con la nazionale di origine e si scopre fan di Mameli. Lo stesso Camoranesi, oriundo campione del mondo con Lippi nel 2006, metteva tutto in campo ma allo stesso tempo non nascondeva che la maglia albiceleste era la sua prima scelta.

In Italia iniziano dibattiti infiniti, in cui tutti dicono tutto. Noi nel nostro piccolo un’idea ce l’abbiamo. Seguiamo l’esempio della Germania, che vanta un mix di giovani forti nati in Germania. Evviva gli Ogbonna, gli El Shaarawy e pure sua insopportabilità Balotelli. Lasciamo a casa gli Amauri. Non c’è bisogno di scomodare ius soli e costituzione, si tratta di buon senso.

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