Manca una settimana alle primarie del Pd e Pippo Civati è l’unico tra i candidati in corsa a non aver ricevuto l’invito di Fabio Fazio per essere ospitato alla trasmissione Che tempo che fa. Ci resta male Pippo, che però non si abbatte e reagisce con ironia, mettendo su un siparietto realizzato ad hoc per ristabilire la par condicio violata.
Sul palco della sua convention all’Estragon di Bologna ha allestito uno spazio volto a riprodurre lo studio di Che tempo che fa, con tanto di schermo che proiettava estratti della trasmissione di Rai3. Compaiono così Filippa Lagerback a introdurre “l’ospite” e Fabio Fazio che fa la sua intervista. Dopo Renzi e Cuperlo, arriva finalmente anche il momento di Civati. Manca solo la Littizzetto per rendere il talk show reale.
Così con tagli tratti dalla trasmissione, Civati “si fa chiedere” da Fazio perché è così difficile dare la caccia agli evasori fiscali e il candidato risponde, con una frecciata, che è difficile farlo insieme a chi è condannato per frode fiscale ma che bisogna mettere limiti alla circolazione del denaro contante. Nell’elencare le prime cose da fare semmai venisse eletto nuovo segretario del Partito Democratico, Civati indica più che altro le persone che contatterà: «Coinvolgeremo Fabrizio Barca. Telefonerò a un mio caro amico che si chiama Stefano Rodotà, e poi voglio che ci sia anche Sel, voglio che ci sia tutta quella sinistra che vuole governare. E da ultimo chiedo un appuntamento a Giuliano Amato e gli chiedo se delle tre pensioni che percepisce può rinunciare a due, tanto 10.000 euro sono tanta roba».
L’ironia piccata è la colonna sonora dell’intervista fantasma ma la conclusione lascia trasparire un po’ di sincera amarezza per il mancato invito da parte di Fazio: «Ci siamo rimasti male che non ci hai invitati. È un’ingiustizia piccola ma quando si corre bisogna essere alla pari, quando si è uomini di sinistra bisogna ricordare che anche queste sono le condizioni che chiediamo. Faccio una proposta a tutto il paese e al popolo del Partito Democratico: se vinciamo noi cambiamo tutto il gruppo dirigente, senza parlare di rottamazione, perché a noi piace fare le cose, non prometterle».

