“Vi siete appena trasferiti in una città e non conoscete nessuno? Camminate per le vostra strada da tanto tempo, vedete sempre le stesse facce ma non sapete chi sono i vostri vicini? Vi piacerebbe prendere un caffè con loro? Allora dovreste proprio aprire una social street.”
Due mesi, Federico Bastiani, giornalista freelance , stanco di vedere il figlio giocare sempre da solo, crea un gruppo chiuso su Facebook con la speranza di trovare coetanei del bambino possibilmente vicino di casa, ancora meglio se residenti in via Fondazza a Bologna, nella vana speranza di avere qualche decina di adesioni ma in due mesi il numero degli iscritti è cresciuto a dismisura andando ben oltre ogni piu rosea aspettativa arrivando a quota 800 iscritti circa. Un tempo si chiamavano «rapporti di buon vicinato» oggi Social Street, nulla di geniale, nulla di nuovo ma sicuramente un ottimo strumento per conoscere nuovi amici. All’interno del gruppo ci si aiuta come si può, dal prestare un cacciavite al vicino al regalare ad altri un mobile ormai in disuso piuttosto che donare del cibo come la frutta perchè ci si allontana di casa per un pò di giorni, per finire con chi cerca un seggiolino per bambini. L’obiettivo non è mai economico, tutto nasce dal concetto di conoscere chi ti sta attorno, ed aiutarlo senza un secondo fine. Una volta stabilito un legame con i vicini si possono organizzare eventi di strada, pranzi dei residenti, concerti, organizzare la pulizia della strada in modo autonomo dove il Comune non provvede.
A Bologna sono ormai 18 le strade e il desiderio di “social street” dilaga giorno dopo giorno raccogliendo adesioni anche in altre città italiane. Un fenomeno in continua crescita tanto da far salire perfino il valore della case in quel di via Fondazza.

