Il valore del Made in Italy all’estero [infografica]

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II valori del “made in Italy” oggi sono rappresentati dall’estetica e bellezza, il lusso e il confort, la passione, la creatività e la qualità, che identificano il “life style” italiano.

I settori di maggior interesse, per classi di clienti alte, sono il fashion and accessories, il food, le furniture and design, robotics and electronics. La manifattura italiana, paragonata alle grandi economie occidentali, non ha rivali, difatti nella percezione dei clienti è il prodotto con il miglior rapporto di estetica e qualità, caratteristiche che contraddistinguono lo stile dell’eleganza made in Italy.

L’Italia è il primo esportatore al mondo di prodotti tessili, di abbigliamento, cuoio / pelletteria e calzature, ed il secondo (dopo la Germania) per esportazione di meccanica non elettronica, manufatti di base ed elettrodomestici. “Made in Italy” non è solo una locuzione per identificare un prodotto italiano, ma è un vero e proprio brand che rappresenta qualità ed estetica, ed è il terzo brand più conosciuto al mondo, dopo Coca-Cola e Visa.

Solo nel 2012, relativamente ai manufatti non alimentari, siamo stati solo noi, Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud ad avere un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari. Che su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2011 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 946 casi. Il dato più interessante è che i 235 prodotti italiani, su 5.117 (in base alla classificazione internazionale HS 1996) hanno prodotto il primo valore complessivo del saldo commerciale a livello mondiali, pari a 63,3 miliardi di dollari.

Il problema però risiede nella distribuzione, difatti rispetto ai grandi competitor come Francia e Germania, paesi nei quali esistono grandi catene distributive fortemente internazionalizzate e ben posizionate nei nuovi mercati, il fatturato realizzato all’estero da imprese della distribuzione arriva ad appena il 3% in Italia (peraltro tutto confinato all’interno di paesi europei), mentre supera il 15% in Germania ed è vicino al 10% in Francia.

L’Italia non possiede delle grandi catene, come Walmart o Carrefour, oppure Gallerie Lafayette e Harrods, ma vive grazie alla microdistribuzione, oppure grazie ai grandi marchi che assorbono l’indotto manufatturiero nazionale.

Oggi gli unici esempi di grandi distribuzioni, a marchio “made in Italy” sono la famosa Eataly di Oscar Farinetti e Luca Baffigo, che distribuiscono a livello mondiale l’enogastronomia italica, e poi troviamo Yoox, che nacque come primo outlet online del “made in Italy”, per poi evolversi e diventare gestore di trenta store mono-brand per i più grandi marchi di lusso del mondo, con un milione di clienti. Nei mercati emergenti le imprese artigianali italiane riscontrano grandissime difficoltà nell’inserirsi e promuoversi. Le motivazioni risiedono in diversi fattori, iniziando dalle differenze linguistiche, culturali e sociali. Questo comporta il non saper esprimere e diffondere la filosofia ed i valori specifici dell’eccellenza italiana, il che spinge i consumatori ad acquistare prodotti con marchi noti (Gucci, Fendi, Armani, etc.), che rappresentano uno status symbol, ma che sono solo una “goccia” di quello che il “made in Italy” potrebbe offrire. 

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Infographic by i2M Factory

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