Intervista a Pervenche Berès. Europa lavoro giovani

0
1421

Abbiamo intervistato l’On. Pervenche Berès, francese, esponente del Partito Socialista,  attuale presidente della commissione Lavoro e politiche sociali del Parlamento Europeo.

Pervenche Beres
Pervenche Berès

Proprio in questi giorni giorni in Italia sono stati diffusi i dati allarmanti sulla disoccupazione. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 13 %, un record negativo che non si toccava dal 1977. Il Ministro del Lavoro Poletti ha confermato che il numero crescerà durante tutto il 2014. All’On. Pervenche Berès abbiamo chiesto di fare un quadro sulle misure adottate in ambito europeo sul  tema del lavoro e ci ha fornito un parere autorevole e competente sui provvedimenti annunciati dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

1) On. Berès cosa succede con le European Youth Guarantee?

Le European Youth Guarantee sono una soluzione innovativa, proposta inizialmente dal Parlamento Europeo, che si basa sull’esperienza  di successo in paesi come l’Austria o la Finlandia, il cui obiettivo è affrontare la disoccupazione giovanile.

Questa misura garantisce a tutti i giovani al di sotto dei 25 anni, di ricevere un’offerta di discreta qualità entro i quattro mesi in cui entrano nella fase non in educazione, non in occupazione, non in formazione così detti NEET.

Gli stati membri dell’UE hanno approvato I principi delle Youth Guarantee lo scorso Aprile 2013 e il Parlamento Europeo ha ottenuto di finanziare questa misura attraverso il Fondo Sociale Europeo ed essere beneficiato da giovani al di sotto dei 30 anni.

Gli stati membri attualmente stanno sviluppando il piano di implementazione, per i quali la spesa sarà cofinanziata con 6 miliardi dell’Iniziativa sull’occupazione giovanile. Con una percentuale di disoccupazione giovanile al 40% e 18 regioni eleggibili, l’Italia beneficerà di un assegnazione di 530 milioni di euro. (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d Aosta).

Questo è un buon punto di partenza. Ma molto deve essere fatto, dato che l’intattività nell’ambito dell’occupazione giovanile sarebbe sia politicamente inaccettabile oltre che molto più costosa. Infatti, i giovani che non sono ne occupati, ne in formazione,  ne in un percorso educativo, costano all’Unione Europea circa 132 milioni all’nno in termini di benefici, mancati guadagni  e tasse.

Petanto, una grande parte del budget dell’UE dovrà essere dedicato all’European Yout Guarantee nei prossimi anni. Questa sarà probabilmente una delle priorità del nuovo Parlamento Europeo, ovvero negoziare con il Consiglio la revisione del quadro finanziario pluriennale dell’UE nel 2017.

2) In Germania ¼ dei lavoratori è assunto attraverso la formula del “mini-job”. Come giudica il Parlamento Europeo questa forma di occupazione?

La bassa percentuale di disoccupazione della Germania deriva parzialmente dalle riforme radicali del mercato del lavoro attuate circa dieci anni fa, loe quali hanno costretto circa un quarto della forza lavoro nazionale  a forme lavorative precarie e parti time.  Come conseguenza, quello che viene definito come il tedesco “Jobwunder” (miracolo del lavoro) è semplicemente un mito:  il mini-jobs rappresenta una forma di sfruttamento fatto da impieghi flessibile con salari bassi, che intrappola milioni di cittadini tedeschi nella povertà a lavoro.

Da questa prospettiva, il Parlamento Europeo ha costantemente promosso salari dignitosi e la lotta contro le forme di lavoro precario.

Un esempio tra molti altri, il Parlamento Europeo ha adottato nel novembre del 2011 una decisione nella piattaforma Europea contro la povertà e l’esclusione sociale che dichiara che “la povertà nel lavoro riflette le condizioni di lavoro inique e richiede sforzi per cambiare questo stato di cose, attraverso i livelli retributivi in generale e nei livelli salariali minimi in particolare, I quali – sia disciplinata dalla legge o dalla contrattazione collettiva – devono garantire un tenore di vita dignitoso”.  (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-2011-0495&language=EN&ring=A7-2011-0370)

Fortunatamente, il partito socialdemocratico tedesco è riuscito ad introdurre nell’accordo della grande coalizione tedesca un requisito per l’introduzione di salari minimi che dovrebbero cambiare questa situazione.

3)  L’Italia farebbe bene ad introdurre formule come quella del “mini-job” ?

Per tutte le considerazioni già fatte la mia risposta è molto chiara: questa tipologia di contratto dovrebbe essere abolita in Italia e in tutto il resto dell’Unione Europea.

4) In riferimento al lavoro irregolare, cosiddetto in nero, i dati parlano di grandi economie sommerse in quasi tutti i Paesi dell’Unione, dimostrando che il lavoro sommerso è una piaga che colpisce sia economie stabili o in crescita sia economie ancora in recessione.  In Italia, ad esempio, il lavoro nero rappresenta il 35% del Pil,  mentre la Germania è il Paese con il maggior tasso di lavoro nero in termini assoluti (non in riferimento al Pil). Quali misure dovrebbero adottare i singoli Paesi per contrastare questo fenomeno? E al livello europeo cosa si può fare?

Il lavoro sommerso è una piaga, questo è assolutamente vero. Ha un impatto di bilancio negativo in quanto riduce le entrate fiscali e dei contributi previdenziali. In oltre mette in pericolo gli standard di lavoro, aggirando norme UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro e contribuisce al dumping sociale.  Ultimo ma non meno importante, depriva i lavoratori dal diritto della pensione e all’accesso alle cure sanitarie. Per riassumere, il lavoro nero ostacola la strategia Europa 2020, che mira ad aumentare la creazione di posti di lavoro e la qualità del lavoro e indebolisce ogni capacità di risanare le finanze pubbliche degli Stati Membri.

Il Parlamento Europeo promuove diverse idee per combattere il lavoro illegale. Per esempio, a gennaio i deputati Europei hanno adottato una risoluzione (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&language=EN&reference=P7-TA-2014-0012) riguardo l’efficacia delle ispezioni del lavoro nel quale chiedono la creazione di un ispettorato Europeo del lavoro che monitori il lavoro sommerso e, allo stesso tempo, identifichi e tenga un registro delle società di comodo.

I parlamentari europei chiedono, inoltre, alla Commissione Europea di considerare l’introduzione una carta europea sulla sicurezza sociale la quale potrebbe, sotto rigorosa tutela e regole di privacy, rendere più semplice lo scambio di dati e informazioni. In ultimo, chiedono l’implementazione di un progetto pilota per un sistema europeo di allerta sul lavoro sommerso.

Basandosi su queste raccomandazioni, la Commissione Europea è chiamata a proporre nel mese di aprile la creazione di una piattaforma europea sulla prevenzione e la dissuasione del lavoro sommerso, che riunirà diversi organismi di controllo degli Stati membri, come ad esempio gli ispettorati del lavoro e le autorità di sicurezza sociale, fiscale e di migrazione.

Al di là di queste idee preziose, una delle soluzioni più importanti che dovrebbe essere messo sul tavolo come una priorità assoluta dalla prossima Commissione Europea e dal prossimo Parlamento Europeo è l’impostazione di salari minimi in ciascuno Stato Membro dell’UE. Questa proposta sta guadagnando slancio nella stessa Germania la quale, riconoscendo il bisogno di combattere il dumping sociale e di rilanciare la domanda aggregata, ha scelto di seguire questa strada.

5) Il nostro nuovo Primo Ministro, Matteo Renzi, ha detto che entro la fine dell’anno verrà approvato il ‘Jobs Act’. Quali sono le sue aspettative in merito?

Capisco ade esempio che il ‘Jobs Act’ del Primo Ministro Renzi voglia contribuire a semplificare il mercato del lavoro italiano, specialmente ponendo un limite al numero di tipologie contrattuali esistenti. A questo riguardo, l’idea di introdurre un unico tipo di contratto di assunzione, all’interno del quale le tutele e misure di protezione si acquisiscano gradualmente con il progredire dell’anzianità di servizio merita attenzione, ma d’altra parte la semplificazione dei licenziamenti andrebbe compensata con un più efficiente e generoso sistema di ammortizzatori sociali per  i disoccupati. Tutto ciò potrebbe essere in linea con il corrente dibattito a livello europeo sul miglioramento della cooperazione tra servizi pubblici per le assunzioni. In più, il Primo Ministro Renzi pensa di delineare una strategia di investimenti finalizzata a creare lavoro all’interno dei settori industriali ad alto potenziale: ad esempio nella “green economy”. Sebbene non sia ancora possibile avere un quadro dettagliato di questo progetto, è senz’altro una interessante prospettiva che è perfettamente in linea con l’essenza della strategia EU 2020 perchè si incentra sul creare un nuovo tipo di crescita che sia più intelligente, sostenibile ed inclusivo.

6)Renzi ha annunciato che vorrebbe aumentare la durata dei contratti a tempo determinato dando ai datori di lavoro la possibilità di terminare la relazione lavorativa senza giusta causa. Pensa che questa misura accrescerà la mancanza di sicurezza di un posto di lavoro o al contrario contribuirà a ridurla?

renziCome sempre il male sarà identificabile nei dettagli della misura proposta. Da una parte l’Italia deve seriamente confrontarsi con la sfida continua dell’innovazione dei prodotti ed evoluzione  dei servizi che influenza stabilmente le decisioni dei datori di lavoro. Il lavoro si evolve più rapidamente di prima e la capacità di adattarsi rapidamente a condizioni mutevoli è diventata una necessità. Quindi alcuni datori di lavoro esprimono il bisogno di ricorrere maggiormente a contratti a tempo determinato e di terminare un rapporto lavorativo nella maniera più semplice possibile. Ma dall’altro lato l’Italia deve rafforzare il proprio sistema sociale, che dovrebbe essere improntato come in ogni altro paese dell’Unione alla solidarietà, coesione sociale e protezione sociale. I lavoratori italiani hanno bisogno di un livello di sicurezza che permetta loro di pianificare il loro progetto di vita e supportarli quando vanno incontro a cambi di lavoro. Dovrebbero anche cogliere opportunità di acquisire nuove competenze quando passano da un lavoro ad un altro. Ed hanno bisogno di una protezione adeguata contro condizioni di lavoro inadeguate come di una forte protezione quando nuovi posti di lavoro non sono facilmente reperibili o quando l’assunzione non è più un’opzione valida. In sostanza, questo significa che il modello che Renzi vuole delineare dove incarnare una fusione tra flessibilità e sicurezza, perchè flessibilità senza sicurezza vorrebbe dire solo un passaporto per licenziamenti ingiustificati; condurrebbe unicamente all’incremento del precariato, favorirebbe fenomeni di esclusione sociale per le persone più vulnerabili e finirebbe per incrementare la frammentazione del mercato del lavoro italiano, che ha già raggiunto un livello incredibilmente alto.

7) Come considera la proposta fatta da Renzi di tagliare gli stipendi dei manager della pubblica amministrazione?

Personalmente guardo a questa proposta come ad una diretta conseguenza della pressione esercitata da mercati finanziari privi di regole ed agenzie di rating. L’Italia, la terza più grande economia dell’eurozona, dopo Francia e Germania, non si sta avvicinando ad un bailout -i costi del debito sono precipitati al livello più basso da diversi anni- ma Renzi è obbligati a prendere delle misure simboliche riguardo la propria amministrazione, come questa, per rinnovare la fiducia degli investitori. Nel paese che io conosco meglio, Francois Hollade, appena diventato Presidente, decise di tagliare  il proprio salario e quello dei Ministri Francesi del 30%. Fu un gesto elogiato, anche se ovviamente non si riflettè in risparmi consistenti. In ogni caso, estendere queste misure a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione sarebbe controproducente come mostrato da Stati Membri che, durante la crisi, hanno attuato misure di austerità simili.

La sfida è naturalmente quella di trovare il giusto equilibrio tra favorire la crescita e mettere in ordine i conti pubblici. Per avere successo, la priorità non deve essere data a tagli alla pubblica amministrazione ed ai servizi, ma ad un miglior coordinamento a livello di UE -o almeno di eurozona- riguardo le politiche economiche, fiscali e sociali.

(Traduzione di Sara Massini e Gian Piero Milani)

Interview Berès

LASCIA UN COMMENTO