Scozia: l’indipendenza si “combatte” ai seggi

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Dopo più di 300 anni la Scozia potrebbe tornare ad essere uno Stato indipendente e sovrano

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E’ il 1° Maggio 1707 e la Scozia, nonostante le manifestazioni e le insurrezioni popolari nelle principali città del Paese, da Edimburgo a Glasgow, entra in unione politica con l’Inghilterra dando vita, così, al Regno Unito di Gran Bretagna. Dopo poco più di trecento anni da quel giorno, il 18 Settembre prossimo, gli Scozzesi saranno chiamati a scegliere se tornare o meno ad essere uno Stato indipendente e sovrano. Il Referendum arriva dopo anni di consultazioni e contrattazioni con il Governo di Londra, a seguito dell’accordo siglato nell’Ottobre 2012 dal Primo Ministro scozzese Alex Salmond e il Premier britannico David Cameron.

Un momento complesso e delicato per la Corona inglese che, ufficialmente, si astiene dal prendere parte alla questione, non pronunciandosi a favore né degli unionisti né dei secessionisti.  Secondo il Times, tuttavia, la Regina Elisabetta II, dalla sua residenza scozzese di Balmoral, uscendo dalla chiesa di Crathie Kirk dopo la funzione della domenica, avrebbe detto: “Spero che la gente (in Scozia) penserà con molta attenzione al futuro”. Il Governo inglese ha smentito subito, confermando l’imparzialità costituzionale della Regina e ribadendo che la decisione spetterà al popolo, in piena libertà, senza alcun condizionamento. Salmond, da parte sua, “rassicura”  i Windsor sulla scelta lealista del suo Governo: la Scozia, pur indipendente, rimarrebbe all’interno del Commonwealth e riconoscerebbe nella Regina il proprio Capo di Stato, come già avviene in Canada e in Australia.

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Molti sono ancora i nodi da sciogliere, qualora vincessero i sì, dagli aspetti politici a quelli economici: la presenza all’interno delle organizzazioni internazionali come l’ONU e la NATO e, soprattutto, l’adesione all’Unione Europea; il rapporto con il Regno Unito; le politiche economiche e di difesa.  Molti sono coloro che temono dei gravi contraccolpi, soprattutto economici, sull’Europa intera qualora dovessero vincere i secessionisti. Tra questi, Guntram Wollf, direttore del “Bruegel”, think tank di Bruxelles, con esperienze pregresse alla Bundesbank e al FMI. Wollf ha dichiarato all’ANSA che “se la Scozia sarà indipendente, non solo Londra ma tutta l’Europa avrà un contraccolpo negativo. (…) Quello che oggi si può dire è che un voto anti-inglese avrebbe grandi implicazioni economiche oltreché politiche in tutta l’Unione. Si entrerebbe in una fase di grande incertezza, anche rispetto al concetto tradizionale di integrazione europea e sul grande tema dell’euroscetticismo”. Secondo il Sunday Telegraph, l’80% delle 100 più grandi società quotate sulla borsa di Londra, vede effetti negativi nell’indipendenza. Numerosi i personaggi famosi, dagli attori ai cantanti ai musicisti di mezzo mondo, che si sono schierati da una parte e dall’altra. Sean Connery, paradossalmente il più famoso agente segreto della Regina sul grande schermo, è uno scozzese purosangue che sostiene da tempo il Partito Nazionale Scozzese e che si è fatto tatuare sul braccio destro le parole Scotland Forever, si esprime, ovviamente, a favore dell’indipendenza. Insieme a lui, tra gli altri, il magnate dei media Murdoch, amico e sostenitore di Salmond. Sul fronte del no, l’amministratore delegato della British Petroleum, Dudley, la prima multinazionale a scoprire il petrolio nel Mar del Nord che teme i contraccolpi sul piano economico e finanziario a seguito della possibile secessione. Unionista convinta, infine, la Rowling, mamma del maghetto Harry Potter che ha donato a favore della Campagna Better Together 1 milione di sterline.

E’ difficile fare una previsione sul possibile risultato che uscirà dalla urne, benché ci sia già un cauto entusiasmo tra le schiere degli indipendentisti. Per l’Observer, infatti, gli unionisti arriveranno ad un 53% dei voti contro un 47% dei secessionisti; simile la proiezione del Sunday Times con un  50,6% dei no ed un 49,4% dei sì. Per il Sunday Telegraph, invece, saranno i nazionalisti indipendentisti a vincere con un 54% contro il 46% degli unionisti.

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Bisogna tener presente, infine, il valore ideale di questo referendum. Nell’Europa della crisi economica e politica, nella quale la rinascita dei partiti nazionalisti, dal Front National in Francia a Alba Dorata in Grecia, hanno fatto tremare tutto il continente nelle scorse elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, l’autodeterminazione del popolo scozzese fa un po’ paura. Si teme, non a torto, che altri potrebbero seguirne l’esempio: dalla Catalogna ai Paesi Baschi passando per l’Irlanda del Nord. Un’Europa dei popoli, che scelgono liberamente il proprio destino, che si autodeterminano e che sono sovrani contro quella delle banche e della finanza internazionale.

Ora tocca agli scozzesi ed ai posteri l’ardua sentenza. Un discorso, famoso, tornerà in mente a molti in questi giorni: “Siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l’occasione, solo un’altra occasione di tornare qui a urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma che non ci toglieranno mai la nostra liberta?!” Lui, William Wallace, eroe nazionale, non avrebbe avuto alcun dubbio. Lui avrebbe scelto un bel sì sonante, avrebbe scelto l’indipendenza. Lui, giustiziato atrocemente una mattina del 1305 perché considerato un traditore. Lui, morto da uomo libero per la sovranità della Scozia.

William Wallace

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