Europa: le differenze salariali negli stati UE

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 Europa dei popoli, Europa della moneta unica, ma per quanto riguarda i salari dei lavoratori europei esiste uguaglianza?

Il credit crunch e la successiva crisi del debito in Europa hanno cambiato, e non di poco, il tessuto economico di molti Paesi. La chiusura di molte attività commerciali e le numerose misure di ridimensionamento degli organici aziendali hanno costretto molti individui e famiglie a trovare forme di sostentamento alternative. Al contrario però, vi sono ristrette fasce di popolazione che, nonostante la crisi, hanno continuato a prosperare ed il cui patrimonio personale ha continuato a crescere. Chiaramente, tali differenze remunerative sono una ovvia conseguenza di discrepanze sociali piuttosto nette che talvolta sono di carattere professionale, talvolta di carattere geografico, altre invece riguardano l’età. Cerchiamo di identificare eventuali e potenziali disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza e si estenderà a tutti i Paesi Europei piú Svizzera ed Islanda.

Come determinare il grado di disuguaglianza di un Paese? Come poter esprimere la disuguaglianza salariale con un numero? La risposta a queste  domande è stata data nel 1912 dal brillante sociologo e statistico italiano, Corrado Gini. Il coefficiente di Gini, utilizzato in tutto il mondo, è una misura statistica di dispersione che ha come scopo quello di rappresentare la distribuzione salariale dei residenti di un determinato Paese. Il coefficiente è di facile interpretazione ed oscilla tra 0, che indica completa uguaglianza (cioè tutti i residenti percepiscono esattamente lo stesso salario indipendentemente da età, locazione geografica o professione) e 100 che invece indica la presenza di una totale assenza di distribuzione (cioè 1 individuo controlla tutta la ricchezza mentre gli altri non hanno nulla). Ovviamente, 0 e 100 sono casi limite poichè è impossibile avere una totale e completa uguaglianza remunerativa così come è altrettanto improbabile che un solo residente controlli il 100% della ricchezza di una nazione. Appare chiaro che maggiore sarà la popolazione di un Paese maggiore sarà la dispersione e pertanto piú individui vengono inglobati all’interno dell’ analisi meno probabile sarà la presenza di valori prossimi agli estremi. Ciò che ci interessa sono i valori intermedi. È importante sottolineare che le serie storiche sono state estratte dalle banche dati dell’ Eurostat. Come preannunciato l’analisi comprende i Paesi dell’ UE piú Islanda e Svizzera, tuttavia, il primo grafico si concentra sulle economie piú sviluppate e quindi Germania, Spagna, Francia, Italia ed UK:

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Il grafico sopra riportato presenta 2 valori per ogni Paese: la colonna in blu mostra il coefficiente ottenuto nel 2012 mentre quella in rosso rappresenta la media dei coefficienti registrati dal 2005 al 2012. L’ UE-27 indica le performance dell’Europa a 27 membri ed il dato per il 2012 (30,6) è in linea con la media registrata negli ultimi 8 anni (30,6). La Spagna è l’economia che nel 2012 mostra il piú elevato grado di disuguglianza in termini di distribuzione della ricchezza (35,0) tuttavia questo non è un dato particolarmente nuovo poichè il valore della sua media (33,1) indica che la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi è un fenomeno già presente da diversi anni. Al secondo posto, troviamo il Regno Unito il cui dato per il 2012 (32,8) è ben 2,2 punti al di sotto di quello di Madrid. È, inoltre, doveroso sottolineare che la performance di Londra nel 2012 è stata nettamente migliore della sua media (33,08). L’ Italia, che si classifica al terzo posto, mostra invece una minore disuguaglianza moderata rispetto a Regno Unito e Spagna, infatti, il dato registrato nel 2012 (31,9) è nettamente inferiore a quelli riscontrati sin ora e, tutto sommato, è molto vicino all’ andamento medio calcolato dal 2005 al 2012 (31,82). La Francia è ancor piú virtuosa dell’Italia poichè il suo coefficiente nel 2012 (30,5) è ancor piú basso di quello di Roma. Tuttavia, è importante notare che la crisi ha messo in notevole difficolta anche Parigi poichè il coefficiente per il 2012 risulta esser superiore alla propria media che, invece, è addirittura al di sotto dei 30 punti (29,05). L’economia dell’ovest Europeo piú virtuosa è quella Tedesca, infatti, la Germania presenta il piú basso livello di concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi individui. In altre parole, la ricchezza nazionale del governo di Berlino è piú equamente redistribuita tra i suoi residenti. Infatti, il coefficiente di Gini stimato nel 2012 (28,3) è sbalorditivamente basso rispetto a quello osservato per gli altri Paesi sin qui esaminati ed è addirittura inferiore alla sua media (28,65). La Germania, senza dubbio, presenta la piú bassa concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi individui ed il fatto che la sua media sia addirittura 1.95 punti piú bassa rispetto a quella della colonna EU-27 indica che numerosi interventi pubblici sono stati appositamente adottati al fine d’ottenere un tal risultato. Il prossimo grafico si concentra sui cosiddetti PECO (Paesi dell’ Europa Centro–Orientale):

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Prima di procedere con l’analisi dei coefficienti è fondamentale sottolineare che Paesi piú piccoli tendono a mostrare scenari che possono essere particolarmente divergenti. Infatti, Paesi caratterizzati da una minore densità di popolazione sono generalmente piú governabili rispetto a Stati come Germania, Francia od Italia. Conseguentemente, valori molto bassi o molto alti sono piú facilmente riscontrabili a seconda della stabilità politica ed economica del Paese, del livello di corruzione, del livello di sviluppo, etc. La Polonia, date le dimensioni della sua economia e della sua popolazione, è l’unico Stato dell’ est Europa che fa eccezione ed il suo coefficiente per il 2012 (30,9) è molto vicino a quello Francese. Il governo di Varsavia ha fatto davvero un ottimo lavoro poichè il dato per il 2012 è 1,3 punti inferiore alla sua media storica: un risultato davvero ragguardevole per un’ economia così grande. L’analisi suggerisce che Slovenia (23,5 nel 2012 e 23,7 in media), Repubblica Ceca (24,9 nel 2012 e 25,2 in media), Repubblica Slovacca (25,3 nel 2012 e 25,5 in media) ed Ungheria (26,9 nel 2012 e 26,8 in media) sono i Paesi con meno disuguaglianze salariali nella regione di riferimento. La performance peggiore, che significa molta ricchezza in mano a pochi, è stata registrata dalla Lettonia che con il suo 35,7 nel 2012 è l’ ultima economia d’ Europa per equa distribuzione. Inoltre, se prendiamo in esame il trend di lungo periodo si può osservare che l’economia di Riga, tra il 2005 ed il 2012, fa registrare una media pari a 36,5: in tal arco temporale è il peggior dato in Europa. Vi sono altri 2 Paesi che, date le loro dimensioni, avrebbero potuto performare meglio e questi sono Romania (33,2 nel 2012 ma 34,1 di media) e Bulgaria (33,6 nel 2012 e 32,8 di media). Il prossimo ed ultimo grafico, invece, riporta i coefficienti di Gini per i Paesi scandinavi e per quei Paesi dell’ Europa del nord, dell’ Europa Centrale, dell’ area Mediterranea che non rientrano nè tra le grosse economie nè tra i PECO. A tal lista vanno aggiunte Svizzera ed Islanda:

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Si noti che, al fine d’evitare confusione, il sopra riportato grafico è privo di riferimenti numerici che comunque verranno citati di seguito. L’area del Mediterraneo è quella che riporta i risultati peggiori. Il Portogallo sia nel 2012 (34,5) che nel lungo periodo (35,8) è il penultimo Paese in Europa per equa distribuzione e la Grecia (34,3 nel 2012 e 33,6 in media) non è poi così distante dalle cifre del governo di Lisbona. Cipro, altro Paese Mediterraneo, ha un coefficiente di Gini pari a 31,0 nel 2012 e 29,5 nel lungo periodo. L’unico Stato del nord ad avvicinarsi alla soglia dei 30 punti è l’Irlanda (29,9 nel 2012 ma 30,5 in media). Tutti gli altri Stati del nord Europa ed in particolare quelli scandinavi sono al di sotto dei 29 punti. Il Paese con meno squilibri salariali e quindi il piú equo è la Norvegia che con un incredibile 22,6 nel 2012 ed una media pari a 24,9 si piazza incontrasta sul gradino piú alto del podio. Islanda (24,0 nel 2012 e 26,2 di media), Svezia (24,8 nel 2012 e 24,1 di media), Olanda (25,4 nel 2012 e 26,6 di media) e Finlandia (25,9 sia nel 2012 che di media) sono tutte al top in Europa in termini di uguaglianza salariale. I rimanenti Paesi del Centro Europa (Belgio, Danimarca, Lussemburgo ed Austria) hanno coefficienti che oscillano tra i 26.6 ed i 28.1 ma rimangono comunque lontani dalla soglia dei 30 punti. La Svizzera, invece, registra un 28,8 nel 2012 ma rimane bloccata a quota 30 nel lungo periodo. L’unico Paese Mediterraneo ad essere al di sotto dei 29 punti è Malta (27,1 nel 2012 e 27,4 in media).

In conclusione, l’analisi della disguaglianza salariale in Europa attraverso il coefficiente di Gini ha riportato i seguenti risultati:

1)   Nei Paesi dell’ Europa dell’ ovest, la Germania è senza dubbio l’economia piú equa mentre la Francia è al secondo posto

2)   Nei Paesi dell’ Europa Centro Orientale, Slovenia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca ed Ungheria sono le economie con meno disequilibri

3)   La Lettonia è l’economia con piú disuguglianze salariali in Europa mentre la Norvegia è quella in cui la ricchezza è piú equamente distribuita tra i suoi residenti

4)   Portogallo e Grecia sono i Paesi meno equi del Mediterraneo mentre Malta è l’unica economia in quest’area geografica che abbia un coefficiente al di sotto dei 28 punti

5)   La maggior parte dei Paesi del nord Europa, ed in particolar modo quelli scandinavi, hanno tutti coefficienti che non superano i 28 punti

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Vito Turitto
Vito Turitto e’ un Volatility Trader. Ha iniziato la sua carriera nel mondo del trading nella City di Londra occupandosi di options sul petrolio e, in minor intensita’, al mercato dell’ oro. Fondatore di HyperVolatility e tra i suoi interessi vi sono il volatility modelling, econometria finanziaria e la finanza quantitativa. Vito Turitto viene frequentemente intervistato da CNBC e le sue ricerche quantitative vengono regolarmente pubblicate negli Stati Uniti. Vito ha ottenuto una laurea in Relazioni Economiche Internazionali presso l’ universita’ di Roma "La Sapienza" ed ha ricevuto il suo Master of Science in Finanza Internazionale ed Investimenti in quel di Londra con una tesi riguardante la proiezione futura della volatilita’ nel mercato Americano del petrolio WTI effettuata tramite l’ausilio di modelli di volatilita’ stocastica.