Milano sprofonda. Inter e Milan ricche, ricchissime, praticamente in mutande

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Le due squadre di Milano si ritrovano ad affrontare una crisi che va oltre l’aspetto sportivo, mancano soldi e idee

I limiti di bilancio, le grandi difficoltà a far quadrare i conti, le acrobazie contabili a cui sono chiamati i dirigenti delle squadre milanesi fanno emergere in maniera più che evidente la mediocrità delle rose a loro disposizione. Per carità non sempre spendere tanto significa spendere bene e vincere, ma sicuramente può servire ad avere qualche giocatore più decente e più degno di calcare il terreno di San Siro. Milan ed Inter avranno anche problemi diversi ma il comune denominatore è lo stesso. Pochi spiccioli, budget limitatissimo e risultati scadenti. Si fa quel che si può. Praticamente poco e a volte anche male.

La Milano nerazzurra, ancora poco convinta del progetto Thoir, convive con la sindrome da “Mazzarri”. Vittimismo a iosa, ricerca continua di attenuanti e soprattutto gioco inesistente. I tifosi stanchi e arrabbiati chiedono che sia l’ultimo giro di Walter ma sarà difficile che vengano accontentati infatti ci sono 3,5 milioni (€) di buone ragioni per continuare con mister “alibi”. Il buon D.T. Ausilio in estate ha fatto il possibile e anche di più (sempre nei limiti delle minime disponibilità) per consegnargli una squadra con le caratteristiche volute dal tecnico. Ma il risultato ad oggi è veramente imbarazzante.

La Milano a strisce rossonere non se la passa tanto meglio. Pippo Inzaghi viaggia con il consenso in poppa. È un’icona del Milan, quindi vanta credito da vendere e di conseguenza non saranno queste prime battute d’arresto a farlo traballare. Galliani ha attinto anche quest’anno dal grande calderone dei parametri zero, è riuscito a fare cassa cedendo Balotelli, potendosi così permettere il super ingaggio dell’ex implacabile cecchino Fernando Torres che per raggiungere la doppia cifra di realizzazioni dobbiamo sommare le ultime tre stagioni. Di certo non basta per tornare competitivi. E se mancano i soldi almeno occorrono le idee, e se latitano anche quelle allora sono dolori. Una rosa troppo abbondante, con esuberi fuori dal giro della prima squadra con ingaggi importanti, e qualitativamente non eccelsa, tolte un paio di individualità. Sembrano secoli quando il popolo rossonero si stropicciava gli occhi per le sgroppate del primo Kaka, le invenzioni di Seedorf e le realizzazioni di Sheva, solo per citarne alcuni. Adesso non è facile accontentarsi di comprimari che faticherebbero parecchio a trovare un posto in panchina nei grandi Milan degli ultimi vent’anni, ma il presente è questo. Per la bela Madunina sono tempi duri.

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