20 novembre: Giornata Mondiale dell’ infanzia

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Bambini mondo

Il 20 Novembre si celebra  la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, giunta ormai alla 26° edizione

a cura di Cristina Panzironi

La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è il documento approvato il 20 Novembre del 1989 che sancisce specificamente gli obblighi delle Nazioni in tema dei diritti dei minori. La CRC (Convention on the Rights of the Child), che prende a modello la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (1924) e la Dichiarazione sui Diritti del Bambino (1959), giunge in un periodo in cui gli animi sono mutati a livello internazionale e si è fatta forte la percezione che il mondo dell’infanzia vada tutelato e che il minore sia portatore di diritti in prima persona, una vera rivoluzione per l’epoca. Nonostante l’eterogeneità dei Paesi partecipanti alla sua creazione, gli articoli, costante frutto di compromessi tra le potenze mondiali, seguono precise linee guida che possono esser raggruppate in 4 principi fondamentali: non discriminazione, superiore interesse del bambino, diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, ascolto delle opinioni del minore, salvaguardia dell’infanzia. La Giornata mondiale del 20 Novembre celebra dunque una Convenzione che rappresenta un perfetto esempio di come, attraverso mediazioni e compromessi, sia stato possibile raggiungere lo scopo comune di dar forma a una garanzia minima riguardo il tema dei diritti umani dell’infanzia; essa è stata infatti ratificata, ad oggi, da 194 Paesi i quali si sono impegnati a presentare al “Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” rapporti periodici sull’ attuazione a livello nazionale della Convenzione.

Ma qual è la situazione in Italia? Analizzando l’ 8 rapporto CRC, relativo al 2014-2015, emergono dati significativi. “Il monitoraggio dei minori fuori dalla famiglia continua a presentare notevoli lacune. I dati disponibili al momento della stesura del presente Rapporto sullo stato dell’ infanzia si riferiscono infatti al 31 dicembre 2012, oltre tre anni fa, e continuano a presentare carenze, incongruenze e lacune, che ostacolano l’individuazione dell’intervento più appropriato per il singolo minore. Continuano infatti ad essere carenti i dati relativi alle cause dell’allontanamento e alle motivazioni della scelta di accoglienza (perché comunità o perché affido), ai tempi di permanenza in comunità e in affido, alle motivazioni che determinano la durata temporale dell’accoglienza e alla tipologia della struttura di accoglienza. Così come continuano a permanere modalità di rilevazione disomogenee tra le diverse Regioni, tra le Regioni e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e tra i diversi Enti preposti alla rilevazione.

Vediamo nel dettaglio alcuni settori:

    • Povertà minorile: in Italia, tra il 2012 e il 2013, più di 300.000 minori sono diventati poveri; se l’accrescimento del dato è naturalmente correlato all’aumento della povertà delle famiglie, si nota anche come le difficoltà economiche aumentino all’interno di famiglie con un numero crescente di figli minorenni. Altri importanti fattori intervenienti risultano poi la variabile territoriale e il livello di istruzione dei genitori. Come riporta il rapporto Unicef l’Italia si colloca al 33° posto su 41 Stati nella classifica sulla povertà infantile.
    • Diritto alla protezione e all’accoglienza: se l’arrivo via mare di minori non accompagnati è raddoppiato rispetto all’anno precedente, il numero di minori giunti in nucleo familiare risulta fino a 10 volte superiore. Il problema principale è però che la maggior parte dei minori non accompagnati (MNA) diviene irreperibile poco dopo lo sbarco. In queste difficili condizioni il Rapporto fa presente che non si è ancora provveduto a una riforma del sistema di accoglienza, anche se alcune modifiche sono state apportate negli ultimi mesi dal presente Governo.
    • Lavoro minorile: nel 2013 è stata effettuata una nuova ricerca sul lavoro minorile, un fenomeno particolarmente diffuso sul nostro territorio. Tra i minorenni impiegati oggi più di 2 su 3 sono maschi, il 7% della popolazione è straniero e l’11% è coinvolto in un’attività a “rischio sfruttamento”. Inoltre il rischio di abbandono degli studi è molto elevato tra i minori impegnati in attività lavorative.
    • Pedo-pornografia: al momento della stesura del Rapporto manca ancora una banca dati di osservazione del fenomeno, nonostante il regolamento la preveda da oltre 6 anni. Il Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia è operativo ma crea preoccupazione la politica di tagli che prevede la chiusura delle sezioni della Polizia Postale e la diminuzione del numero degli uffici sul territorio. Manca inoltre una strategia istituzionale di sensibilizzazione a lungo termine.
    • Prostituzione minorile: rispetto ai precedenti rapporti la situazione del fenomeno è in evoluzione; le cronache hanno portato alla luce casi di “baby-squillo” per quanto riguarda minorenni italiane che si prostituiscono per comprare gadget o accessori di moda; aumenta invece il numero di “sospette” minorenni straniere in strada. Il fenomeno dello sfruttamento rimane tuttavia sommerso in larga parte e, dunque, preoccupante.

La situazione nazionale in tema di diritti minorili risulta più complicata di quella che potrebbe sembrare. A dimostrarlo è anche la 37° posizione (su 41 Stati) del nostro Paese nella classifica relativa ai NEET, giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano né seguono corsi di formazione. Con una percentuale del 22,2 siamo infatti o Stato col più alto tasso di NEET nell’Unione Europea.

Nel campo della tutela dell’infanzia sussistono perciò ancora molti ritardi istituzionali oltre che punti da migliorare o attuare del tutto. Come afferma Arianna Saulini, Coordinatrice Gruppo CRC, “dal 2001 a oggi sono stati approvati solo 3 Piani per la tutela e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, che per legge dovrebbero esser realizzati con cadenza biennale”. Nel clima di festa e celebrazione di questo 20 Novembre ci sembra quindi fondamentale una riflessione su come il nostro Paese metta in atto e tuteli i diritti dell’ infanzia che la Convenzione ci lasciava 26 anni fa.

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