La crisi del mercato discografico

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I dischi costano troppo, ma la pirateria va oltre la questione economica. Negli USA il prezzo della musica dipende dalle classifiche

“Il mercato discografico sta attraversando un periodo di crisi”. Avrete letto o sentito questa affermazione almeno un migliaio di volte negli ultimi dieci anni e in effetti il crollo vertiginoso della vendita dei CD è un fenomeno inarrestabile e senza più rimedio. Colpa dei masterizzatori e dei CD vergini a 30 centesimi? Non si sa, l’unica certezza è che le maggiori case discografiche continuano a utilizzare il CD come forma principale di diffusione musicale, nonostante la nostra sia l’epoca del download digitale, del lettore mp3, del ritorno al vinile e soprattutto della pirateria. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma perché non abbassano il prezzo del CD rendendolo accessibile ai più?

8295841239_afbbd9fa74_zIndubbiamente tutto questo progresso ha contribuito al fallimento del mercato musicale. D’altronde, perché spendere 25 euro o addirittura 30 quando è possibile avere l’intero album di un artista gratis? Illegalmente sia chiaro, ma comunque gratis. L’evoluzione è sempre dietro l’angolo e nell’era del digitale, di internet, dello streaming e dei vari Emule, Torrent, Mirc e Youtube, la musica non si ascolta più: si visualizza. Le classifiche delle visualizzazioni su Youtube, infatti, stanno prendendo sempre più il posto delle famose Hit-Parade che sono state per decenni il cuore dei programmi di intrattenimento di centinaia di emittenti radiofoniche, ma non solo. Pensate che in America hanno la funzione di determinare il prezzo di un CD che, infatti, varia proprio in base alla sua posizione in classifica. Il prezzo base di un disco appena uscito si aggira intorno ai 20 dollari e può arrivare a costarne 5/6 nel momento in cui il l’album perde posizioni. Per non parlare poi dei vecchi classici, che arrivano a costare addirittura 3 dollari, permettendo così a tutti gli appassionati di arricchire le loro collezioni. Questo sembra un buon modo per indurre all’acquisto del CD, ma purtroppo lo è solo apparentemente; pochi giorni fa, infatti, il famoso periodico “RollingStone” ha reso noto che mentre la vendita dei CD è rimasta ampiamente sotto la soglia dei 5 milioni (soglia minima oltreoceano), c’è stato un prepotente ritorno del vinile che, invece, ha sfiorato gli 8 milioni di copie vendute. Sarà anche il solito ritorno al passato che più o meno ogni dieci anni ci travolge, ma in fondo che importa?  In qualsiasi formato si scelga di ascoltarla, che sia il CD, il Vinile o l’ Mp3, quello che conta davvero è che si restituisca alla musica il giusto valore. Acquistandola.

 

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