Crolla il prezzo del petrolio, perchè?

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Sono tanti i fattori che hanno contribuito alla crisi del petrolio. Le conseguenze coinvolgono equilibri geopolitici e abitudini dei consumatori

Il mercato del cosiddetto oro nero è letteralmente crollato nel 2014. La discesa repentina del prezzo del petrolio è iniziata già a metà anno, ha continuato ad estendersi nel 3° trimestre ed ha bruscamente accelerato negli ultimi 2 mesi.

Tuttavia, prima di continuare è opportuno fermarsi un attimo per capire cosa realmente s’ intende per prezzo del petrolio. Iniziamo col chiarire che non esiste un solo tipo di petrolio e non esiste un unico mercato finanziario per tutti i mercati petroliferi. Vi sono tipi di greggio differenti, in termini di composizione chimica, ed ogni greggio ha un prezzo specifico. Il prezzo cambia poichè ogni tipo di petrolio ha una percentuale differente di sostanze impure che vanno eliminate tramite il processo di raffinazione e pertanto un petrolio contraddistinto da un elevato livello d’ impurità richiederà un processo di raffinazione sostanzialmente differente e piú lungo. A livello internazionale vi sono due tipi di petroli che vengono utilizzati come punti di riferimento per il prezzo: il petrolio Americano WTI e quello Europeo chiamato Brent. Tuttavia, il petrolio Brent da una decina d’ anni è però diventato il benchmark globale ed è conseguentemente il mercato petrolifero piú importante a livello planetario. I prezzi del WTI e del Brent, come già preannunciato, sono sostanzialmente crollati negli ultimi mesi e il grafico va a mostrare le oscillazioni di tali mercati nel time frame Maggio 2014 – Dicembre 2014:

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Si vede chiaramente che il prezzo del petrolio estratto nel Mar del Nord (Brent) è passato da circa $115 a barile a circa $60 a fine Dicembre mentre l’ oro nero estratto nel Golfo del Messico (WTI) è partito da circa $105 a Maggio ed ha concluso il 2014 in area $55 a barile. Riassumendo brevemente, entrambi i mercati petroliferi, nella seconda metà del 2014, sono crollati di circa il 44,6%. Chiaramente, il calo del prezzo del petrolio ha comportato un abbassamento anche nel prezzo dei suoi derivati commerciali piú utilizzati nel settore dei trasporti e cioè benzina e diesel. Tuttavia, il cambiamento del prezzo dei carburanti è stato avvertito in maniera differente nei vari Paesi Europei. Esaminando il livello medio del prezzo di benzina e diesel da Dicembre 2013 sino a Novembre 2014 per Italia, Francia, Germania, UK e Spagna (è opportuno sottolineare che i dati provengono dai database della IEA, Internationl Energy Agency):

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Tutti i prezzi espressi nel grafico sono in Euro ma è doveroso notare che quelli relativi al mercato Britannico sono stati “traslati” con un cambio pari a 1,28 (cioè ogni Sterlina Inglese viene scambiata per 1 Euro e 28 centesimi). Chiaramente, il tasso di cambio gioca un ruolo importante nella “traduzione” dei prezzi ed è perciò necessario tenerlo a mente durante l’ analisi. Passiamo ai numeri. L’ Italia con una media di €1,72 è il Paese ad avere la benzina piú cara mentre il Regno Unito, non ostante il cambio sfavorevole tra Sterlina ed Euro, fa registrare un prezzo medio di €1,65. Germania e Francia si piazzano subito dopo con €1,55 e €1,50 rispettivamente mentre la Spagna è il Paese piú a buon mercato per quanto concerne il prezzo della benzina poichè il prezzo medio dell’ ultimo anno s’ aggira intorno ad €1,40. Se prendiamo in esame il diesel, invece, si può notare che il Regno Unito è il Paese dove il rifornimeto costa di piú (€1,43) mentre l’ Italia si piazza al secondo posto (€1,33). La Germania (€1,15) si colloca al terzo posto mentre Francia (€1,09) e Spagna (€1,09) si collocano entrambe al quarto.

Come mai il prezzo al consumatore di benzina e diesel è piú caro in alcuni Paesi ed in altri no?

La risposta è ovviamente una conseguenza del regime fiscale vigente. Ogni Paese applica una tassazione sul prezzo del carburante e questo, chiaramente, aumenta i costi per i consumatori. Ma quante tasse pagano i consumatori Europei per rifornirsi di carburante? Il prossimo grafico mostra la quantità di tasse pagate per ogni litro di benzina (colonne in blu) e diesel (colonne in rosso) acquistato nei Paesi Europei sotto esame:

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Italia e Regno Unito sono al primo e secondo posto per tassazione sui carburanti. Gli importi pagati dai consumatori ammontano ad €1,04 e €1,01 rispettivamente per la benzina mentre le posizioni sul podio s’ invertono per quanto concerne il diesel: €0.74 per Londra e €0,62 per Roma. La Germania si piazza al terzo posto (€0,90 per la benzina e €0,47 per il diesel), la Francia al quarto (€0,86 per la benzina e €0,44 per il diesel) mentre la Spagna è il Paese con il piú basso livello di tassazione medio per litro di carburante (€0,71 per la benzina ed addirittura €0,37 per il diesel).

Ma quanto pesa, in termini percentuali, il regime fiscale di ogni Paese sul prezzo al consumo del carburante?

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Partiamo col dire che la circonferenza interna mostra l’ impatto percentuale del regime fiscale sui prezzi del diesel mentre quella esterna si riferisce ai prezzi al consumatore per la benzina. Il regime fiscale Britannico mostra la media piú alta, infatti, la tassazione costituisce il 61,2% del prezzo totale della benzina ed il 51,75 del prezzo del diesel. L’ imposizione fiscale Italiana, invece, è al secondo posto e le accise sui carburanti sono pari al 60,4% del costo della benzina ed al 46,5% per il diesel. Germania e Francia hanno politiche fiscali molto simili. Infatti, la pressione fiscale sulla benzina è piuttosto elevata, 58,1% e 57,5% rispettivamente, mentre quella sui prezzi del diesel è particolarmente moderata: 40,8% e 40,6% rispettivamente. La Spagna, invece, è il Paese Europeo, almeno tra quelli presi sotto esame, che impone le accise piú basse sui carburanti. Il peso della tassazione sul prezzo della benzina costituisce solo il 50,5% del prezzo totale mentre per il diesel l’ impatto della pressione fiscale crolla addirittura al 34%. Chiaramente, la tassazione su un bene primario come il carburante è una leva fiscale non indifferente e dovrebbe esser accuratamente calibrata in maniera proporzionale allo stato di salute di un’ economia. Un Paese prospero può sicuramente permettersi una tassazione maggiormente “intrusiva” mentre uno in difficoltà dovrebbe, al contrario, abbassare la pressione fiscale per favorire una ripresa dell’ economia e dei consumi. Alla luce di quanto detto, se consideriamo le performances macroeconomiche dei rispettivi Paesi, è particolarmente “strano” notare che un consumatore Inglese paghi quasi quanto uno Italiano (non ostante il cambio sfavorevole tra Sterlina ed Euro) ed è altrettanto “strano” notare che le tasse sui carburanti imposte dal governo di Berlino siano addirittura piú basse di quelle applicate dal governo di Roma.

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Vito Turitto
Vito Turitto e’ un Volatility Trader. Ha iniziato la sua carriera nel mondo del trading nella City di Londra occupandosi di options sul petrolio e, in minor intensita’, al mercato dell’ oro. Fondatore di HyperVolatility e tra i suoi interessi vi sono il volatility modelling, econometria finanziaria e la finanza quantitativa. Vito Turitto viene frequentemente intervistato da CNBC e le sue ricerche quantitative vengono regolarmente pubblicate negli Stati Uniti. Vito ha ottenuto una laurea in Relazioni Economiche Internazionali presso l’ universita’ di Roma "La Sapienza" ed ha ricevuto il suo Master of Science in Finanza Internazionale ed Investimenti in quel di Londra con una tesi riguardante la proiezione futura della volatilita’ nel mercato Americano del petrolio WTI effettuata tramite l’ausilio di modelli di volatilita’ stocastica.