“Rumori fuori scena”, esperimento riuscito

0
1454

In scena al Teatro Sette una delle commedie più rappresentate al mondo. Marco Zadra guida una compagnia all’altezza della mission, regalando gag e risate a profusione

È tutt’oggi una delle commedie più rappresentate in teatro. E non è difficile comprenderne i perché: tempi comici perfetti, ritmi sempre alti e frenetici, imprevedibilità delle gag, stile di recitazione impeccabile richiesta agli attori e, infine, la storia rappresentata, ovvero le alterne vicende di una compagnia di artisti strampalata. “Rumori fuori scena” di Michael Frayn (titolo originale “Noises off”), in scena al Teatro Sette di Roma fino al 29 marzo, è un melting pot geniale di comicità, tecniche di regia e humour inglese che straborda fuori dal palcoscenico per inondare il pubblico in sala. È uno dei testi più rappresentativi del genere “metateatro”, ovvero il teatro che racconta sé stesso, per dirla in soldoni. Genere che poi raggiungerà l’apice della sua drammaticità nella pièce pirandelliana “Sei personaggi in cerca d’autore”.

Va ribadito un concetto fondamentale per quanto riguarda la rappresentazione di “Rumori fuori scena”, così da evitare di cadere in considerazioni banali e superficiali. Apparentemente semplice nella lettura, il testo di Frayn è in realtà fortemente sarcastico e dissacratorio. E, come se non bastasse – perché solamente nella recitazione si possono far emergere questi aspetti subliminali – richiede massima attenzione, bravura e scioltezza nell’interpretazione e nella regia per far esplodere tutta la sua carica irriverente, ironica e critica del mondo del teatro. Altrimenti il rischio noia è dietro l’angolo.

10855111_10152843433438089_6221794448544983413_o

In questo la compagnia di attori capitanata da Marco Zadra, volto non nuovo al pubblico del teatro romano, si è dimostrata all’altezza, non facendo rimpiangere quegli stabili che da oltre trent’anni la rappresentano registrando sempre il tutto esaurito. Bravi nella recitazione, nel tenere il ritmo forsennato, nel creare fra loro quella complicità, empatia e “giochi di sguardi” che ne valorizza la messa in scena. Senza alcun demerito per gli altri della compagnia, a impressionarci di più sono stati, oltre a Marco Zadra e a Maurizio Di Carmine con la loro esperienza, Francesca Anna Bellucci e Francesca Milani. Le quali, già apprezzate in altre occasioni, confermano la convincente crescita professionale all’interno del genere. Simpatica la trovata di Zadra di aver sempre con sé un orologio digitale al polso nonostante non esistessero ancora. Questo a marcare ancora di più la sbadataggine della sgangherata compagnia di attori inglesi.

Perché “Rumori fuori scena” è proprio questo: la storia di una sgangherata compagnia di attori alle prese con la messa in scena di “Nothing on” (Niente addosso). Quello a cui assistiamo è, però, la sola rappresentazione del primo atto della commedia perché Michael Frayn vi ha potuto giocare di più con il testo. È infatti un coacervo di ingressi e uscite dei personaggi dalla scena, di gag che scivolano facilmente nell’equivoco e nella farsa.

10985613_10152843435373089_8145475641835001177_o

Suddiviso in tre atti, “Rumori fuori scena” ci mostra, mettendoli alla berlina, alcuni momenti di una rappresentazione teatrale che vanno dalla prova generale alle repliche in una tournee. Ovviamente secondo angolazioni diverse: per cui nel primo atto assistiamo alle prove generali dalla platea, nel secondo veniamo trasportati nel dietro le quinte durante una rappresentazione e nel terzo, invece, assistiamo a un’altra replica nuovamente dalla platea.

Questo escamotage, oltre a smuovere ancora di più le acque, ottiene l’effetto dissacratorio e svilente auspicato da Frayn. Perché la compagnia di attori ci viene mostrata con le sue debolezze, desideri, ossessioni, amori, frustrazioni e ripicche. Dunque uomini fra gli uomini e il teatro non è altro che un “normale” ambiente di lavoro dove convivono l’arrogante, l’ubriacone e la vittima. Un mondo che non è poi così lontano – come invece ci vorrebbero far credere – dalla nostra quotidianità. Perché, in fondo, ognuno di noi recita una parte di quella che giustamente Balzac definì “commedia umana”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO