Baker Street rivive al Teatro dei Conciatori con “Un Natale rosso Sherlock”, scritto e diretto da Francesca Draghetti
Fino al 5 aprile il Teatro dei Conciatori ci porta nella Londra vittoriana al 221B di Baker Street con “Un natale rosso Sherlock”. Scritto e diretto da Francesca Draghetti, ex Premiata Ditta, lo spettacolo conta su un grande cast di doppiatori-attori come Gerolamo Alchieri (nei panni di Sherlock Holmes) e Roberto Stocchi (Dottor Watson).
Dal primo istante ci immerge nella nebbiosa atmosfera londinese, utilizzando proiezioni video sul fondale nero mentre le musiche descrivono un carattere austero. Un carattere ribaltato dall’entrata dei personaggi, ironici, divertenti, sempre con la battuta pronta, talvolta quasi assurdi.
Se conoscete il Sherlock Holmes dalle geniali deduzioni e dall’inimitabile intelligenza, rimarrete sorpresi nel vederlo qui imbranato e impacciato. Il fidato Watson è l’unico che riesce a capire il concatenarsi degli eventi ed è affidata proprio alla sua voce fuori campo la narrazione dell’avventura.
Nella sera della vigilia di Natale troviamo un annoiato e lamentoso Sherlock e un Dottor Watson ansioso perché deve correre dalla sua fidanzata. E’ una serata da passare in famiglia, ma, all’improvviso, la famosa attrice Scarlett Jones irrompe nello studio per denunciare l’imminente assassinio del suo amante. Watson rimane ancora una volta bloccato con Holmes alle prese con un nuovo caso. Di chi sospettare? Come salvare la vita all’amante?
Una serie di intrecci ed eventi bizzarri (l’uno più dell’altro) porteranno i due protagonisti in Scozia, ad Edimburgo e li spingeranno a confrontarsi con loschi e stravaganti personaggi, caricaturalmente efficaci. Incontriamo così il conte, un prete sordo, una medium, il professor Moriarty, due ispettori della polizia che sembrano vivere all’unisono e un’attrice fan della Jones. “Tesoro, anche tu in Scozia, potremmo affittare un pullman!” ironizza Watson alla fidanzata. Ma non è finita qui, molte altre figure si alterneranno una dietro per una sequela infinita di gag e sketch dal ritmo incalzante e imprevedibile.
Notevoli sono la complicità tra gli attori, i loro giochi di parole, gli sguardi e il linguaggio del corpo che riesce a riempire tutto lo spazio scenico. La grande esperienza nella commedia di Francesca Draghetti è ben visibile nei numerosi sketch che si susseguono continuamente uno dietro l’altro, incoronati dalle risate in platea.
“Watson, è successa una cosa incredibile!” “Cosa?!” “…Ho pensato!” “Cosa?” “No niente… ho pensato!”. La coppia Holmes-Watson è raccontata come mai prima d’ora; il ribaltamento dei ruoli dà vita a molteplici gag tutte da ridere. Il primo confusionario ma sicuro di sé, il secondo intuitivo e acuto. “Mi manca il come, il dove, il chi e il perchè. Per il resto… Non mi manca niente!”.
L’uso della voce è curata al dettaglio. La pièce è intervallata da canzoni e coreografie, musiche originali di Nanni Baldini, che portano un contributo prezioso allo spettacolo. Proprio come un musical, i cantanti diventano veri protagonisti, con testi brillanti e ironici. Durante le esibizioni coreografate, gli attori dimostrano una grande padronanza del corpo muovendosi perfettamente all’unisono nello spazio come fosse un’unica grande macchina.
Un altro meritato punto a favore va alla scenografia. Di primo impatto spoglia, ma subito capace di trasformarsi in qualsiasi ambiente, con lampioni, cartelli, nebbia e luci soffuse blu, bianche, rosse e verdi. Molto interessante è l’uso che viene fatto degli ombrelli, che divengono prima tavolini, poi lampadari, alberi o addirittura onde. E’ un aspetto davvero originale.
Uno spettacolo che per tutti i suoi aspetti riesce a farsi amare dal pubblico, soprattutto da chi ha sempre avuto Sherlock Holmes nel cuore.
a cura di Anastasia Angelini


