Musica: intervista a Paolo Vallesi

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paolo vallesi

Con più di un milione di copie vendute in tutto il mondo, Paolo Vallesi torna a dieci anni di distanza dal suo ultimo album di inediti. Ad anticipare il nuovo lavoro , in cui l’elettronica fa da protagonista, il singolo e videoclip “Il bello che c’è”.

Il disco che uscirà a fine Ottobre è stato prodotto dallo stesso Vallesi con il suo team, Pio Stefanini e Marco Colavecchio, da sempre musicista di Vallesi. Il disco sarà presentato in alcuni showcase a Milano, Firenze e Roma e seguirà un tour.

Noi lo abbiamo intervistato e con l’accento toscano e la grinta che lo contraddistinguono ci ha parlato dei suoi nuovi progetti, di alcune scelte artistiche sbagliate e della magia di un altopiano del Kenya.

Ciao Paolo. E’ in uscita il tuo nuovo album di inediti. Ce ne vuoi parlare?

Si certo. Questo disco esce a distanza di dieci anni dal precedente e contiene dodici nuove canzoni anticipate dal singolo “Il Bello che c’è” in rotazione radiofonica da circa quindici giorni. Dopo un po’ di silenzio discografico finalmente un nuovo album di pezzi inediti. Sono in attesa che esca, una dolce attesa.

Che tipo di album è dal punto di vista stilistico?

L’album è molto particolare a livello sonoro perché è improntato soprattutto sull’elettronica, c’è un grande utilizzo di campioni audio e strumenti elettronici e con i musicisti abbiamo lavorato soprattutto su dei suoni nuovi utilizzando anche il computer. Credo che questo disco abbia un suono targato 2015, molto contemporaneo. È sicuramente un bel cambiamento, ma sono perfettamente consapevole di essere noto al grande pubblico per brani come “La forza della vita” e “Le persone inutili” i cui arrangiamenti non sono per niente attuali, forse lo sono dal punto di vista tematico ma a livello sonoro sono successe molte cose negli ultimi venti anni e quindi ho voluto evolvermi anche io e passare ad un suono completamente nuovo.

Paolo tu sei anche produttore, ti risulta difficile trovare dei veri talenti?

Si è davvero molto difficile perché questa grande quantità di Talent ha fatto si che i nuovi cantanti vengano fuori solamente da li ed essendoci sotto dei meccanismi televisivi particolari solitamente vengono premiate le cose più eclatanti che non sempre poi sono le più belle. Si prediligono le cose che a primo impatto impressionano di più il pubblico e purtroppo chi si affaccia al mondo della musica adesso perché vuole intraprendere questa strada, lo fa con la voglia di ottenere tutto e subito e soprattutto con il desiderio di arrivare al successo in pochi mesi. I messaggi che arrivano dalla televisione sono di questa natura, io invece penso che i cantautori e gli artisti che vogliono durare nel tempo dovrebbero avere un approccio di basso profilo e crescere piano piano con il tempo.

Ti riferisci alla famosa gavetta che ormai non si fa più?

Si, anche se il termine “gavetta” viene sempre frainteso. Si pensa spesso che un cantante debba fare chissà che, quando invece ogni piccola cosa fa esperienza. Vedo i ragazzi dei talent esibirsi dopo soli due mesi già con i migliori musicisti, i migliori coreografi e i migliori scenografi e penso che questa non è la realtà e che se parti da qui poi dove vai? è bello arrivare a dei risultati anche un po’ per volta e con una certa consapevolezza. Io apprezzo molto questi ragazzi ma devo essere sincero, quando vado alla ricerca di nuovi talenti non sempre trovo quello che cerco e cioè qualcuno che possa fare anche uno scalino alla volta ma arrivare stabilmente al successo.

C’è qualcosa della tua vita artistica che vorresti non aver fatto?

Ma guarda sarebbe fin troppo facile dire che vorrei non aver partecipato al reality “La Talpa” perché artisticamente non solo non mi ha dato niente ma anzi mi ha portato un po’ male; salvo questa esperienza però da un punto di vista umano perché non accade spesso di poter vivere per quattro mesi su un altopiano del Kenya, un posto climaticamente assurdo dove il centro abitato più vicino è a due ore di macchina e dove c’è un cielo stellato più bianco che blu che non ho mai più rivisto e che è impossibile da immaginare. Ho visto delle cose che hanno dato così tanto alla mia anima che tutto sommato sono felice di averlo fatto, escludendo ovviamente tutto ciò che riguarda il meccanismo televisivo e del reality che invece considero un’esperienza da non fare.

Questo tuo nuovo singolo “Il Bello che c’è” è molto allegro e positivo. Lo sei anche tu nella tua vita? Ma soprattutto lo sei riguardo alla situazione discografica e non della nostra Italia?

La positività la tiro fuori in questa canzone ma in generale sono una persona molto arrabbiata se penso a tutto quello che stanno facendo all’Italia e agli Italiani. “Il Bello che c’è”  non contraddice questo discorso ma ne è la prosecuzione. Si parla di un viaggio ipotetico in cui si vanno a riscoprire delle cose meritevoli di essere riportate indietro per poterle far vedere e apprezzare a tutti. Basta aprire un giornale o un sito internet per leggere solo notizie negative, le cose belle non fanno più notizia purtroppo e tutto questo porta negli animi delle persone una tale cattiveria che le spinge ad essere aggressive e violente con i propri simili. Io vorrei che questo brano spingesse le persone a vedere cosa c’è di buono nel mondo e che le istigasse ad aiutare gli altri ma soprattutto se stesse. Questo dovrebbe essere l’atteggiamento da adottare.

Il videoclip di questo brano è molto particolare, c’è un messaggio che vorresti emergesse da queste immagini?

No in realtà questa canzone simboleggia un viaggio ed essendo questo un disco autoprodotto non potevamo permetterci di fare un video in stile hollywoodiano. Questa ci sembrava un’idea carina, ogni passo simboleggia la scoperta di una cosa nuova. È stato apprezzato proprio per la sua semplicità e perché sta bene sul pezzo che sembra una passeggiata continua.

A quando la tournée?

Per ora abbiamo in programma dieci date nel gennaio 2016 e quindi spero, con l’uscita dell’album, di poter già annunciare quali sono queste date. In questi anni ho suonato dovunque, in Germania, Belgio, Olanda, Canada, Sud America, New York però adesso ho proprio voglia di una torunée in Italia, i live sono la dimensione ideale per un musicista soprattutto quando hai delle cose nuove da proporre. È come ripartire da zero.

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