Il turismo d’urgenza è un nuovo ramo del turismo, nato necessariamente dai cambiamenti climatici e dai mutamenti territoriali.
Tra tutte le classifiche che periodicamente ci raccontano di mete da visitare, questa è forse quella che ci piace meno. Ci avverte infatti di luoghi tra ghiacciai, laghi, foreste, città che i cambiamenti climatici e l’inquinamento rischiano di cancellare o stravolgere entro pochi anni.
Così nasce il “turismo dell’urgenza”: cosa vedere, prima che sia troppo tardi. Molti dei luoghi che conosciamo e che diamo per scontati infatti, potremmo non visitarli, a meno di un deciso e immediato cambio delle politiche ambientali globali. Tra le segnalazioni, anche la nostra Venezia: è considerata una città in pericolo da parecchio tempo, forse da sempre, ma l’anno scorso la Serenissima è stata inserita dal World Monuments Fund (Wmf) nell’elenco dei 67 siti storici e archeologici di rilevanza mondiale più a rischio. Questo per molti motivi: per la progressiva erosione della laguna, il continuo aumento del livello del mare, ma anche per il turismo incontrollato, la proliferazione delle grandi navi nel bacino di San Marco e il calo della popolazione che è arrivato al 50% negli ultimi dieci anni.
Alcune di queste cause sono evidentemente dettate dalla natura della città, altre dagli interessi economici che Venezia veicola: se da una parte ad esempio è auspicabile che venga ridotto il traffico delle navi da crociera nella laguna, dall’altra sappiamo che in molti vedono in questi provvedimenti un calo del flusso turistico e delle possibilità di guadagno. Forse, l’unica cosa a cui pensare, la vera priorità, è quella di preservare l’unicità di Venezia alla quale è stato inflitto un tipo di turismo assolutamente non compatibile con la specificità della città d’arte più importante al mondo: un patrimonio artistico e culturale non solo del nostro Paese ma di tutta l’umanità che viene continuamente minacciato.
Di seguito, dieci siti tra i più minacciati:
TUVALU – Bassissimo sul mare, pianeggiante, difficilissimo da raggiungere, Tuvalu, un pugno di isolette al largo della Papua Nuova Guinea, è uno dei paesi più piccoli e meno popolati al mondo. Tra i primi che perderemo, salvo improvvise inversioni del processo di surriscaldamento globale, per la crescita del livello degli oceani.
GHIACCIAIO COLUMBIA (ALASKA)– Uno dei più estesi ghiacciai del pianeta, con un clima e una fauna selvagge uniche, ma anche uno di quelli che stanno più velocemente regredendo. Antico di milioni di anni, secondo i rilevamenti dallo spazio avrebbe perso solo negli ultimi 30 anni metà del suo spessore. Lungo 32 miglia, entro il 2020, secondi gli scienziati, scenderà a 25. Enormi iceberg si stanno staccando dalla sua banchisa accelerando il problema.
BAGAN (MYANMAR) – Fu l’antica capitale di parecchi regni succedutisi in Birmania. La sua costruzione risale all’874 d.C. e nel corso dei secoli la città vide sorgere circa 3mila templi. L’usura del tempo e il terremoto del 1975 ne hanno danneggiato parecchi. Oggi molti sono in rovina e il turismo di massa aggiunge altri problemi ad una situazione già compromessa .
ZABID (YEMEN) – Sito storico yemenita, visitato da molti tour operaor, le sue celebri case in pietra traforata sono circondate da quartieri nuovi. Secondo l’UNESCO, che ne ha fatto un sito patrimonio dell’Umanità, il 40% di esse sono scomparse solo negli ultimi anni.
MONTE EVEREST (CINA-NEPAL) – Anche il monte più alto al mondo è a rischio. Negli ultimi 50 anni il surriscaldamento globale ha già cancellato il 13% dell’area dei suoi ghiacciai, mentre il fronte della neve è risalito di varie centinaia di metri. Il disgelo potrebbe intensificare slavine e smottamenti. E non aiutano le migliaia di alpiniste e le 50 tonnellate di rifiuti che hanno lasciato sulle sue pendici negli ultimi anni.
FORESTE PLUVIALE DI TAHUAMANU (PERU’)– Nella regione peruviana di Madre de Dios, ospita giaguari, innumerevoli specie di uccelli tropicali e le ultime foreste di mogano del Sudamerica. Ambiente delicatissimo, oggi a rischio per la deforestazione, il commercio di legname e soprattutto l’industria mineraria, che scarica nelle sue acque il mercurio sottoprodotto dell’astrazione aurifera. Maggiori info sulla pagina Facebok “Save the Tahuamanu Forest”.
LAGO NICARAGUA (NICARAGUA) – Il Lago vulcanico Nicaragua, il secondo più grande dell’America Latina, ricco di isole lussureggianti e celebre per le sue comunità di pescatori è minacciato dal progetto del nuovo megacanale interoceanico previsto per quest’area del Centramerica. Il passaggio qui di grandi navi comprometterebbe per sempre la flora, la fauna e lo stesso clima del luogo. Informazioni su Visit Nicaragua.
BACINO DEL CONGO – Diviso territorialmente fra sei stati del centro Africa, il bacino del fiume Congo ospita la seconda più grande foresta pluviale al mondo e uno degli ecosistemi più lussureggianti e delicati con specie a rischio come i gorilla di montagna. I suoi nemici: l’industria del legname, quella mineraria, la caccia e la pesca incontrollati, la deforestazione per scopi agricoli. Più i continui conflitti militari nell’area. Secondo la FAO l’area ha perso 700.000 ettari di foresta tra il 2000 e il 2010. Per informazioni c’è il sito dedicato del WWf.
MONTEVERDE CLOUD FOREST (COSTA RICA) – L’altitudine, l’umidità, la lontananza del mare, danno vita a un microclima unico al mondo per questa area ad altissimo tasso di biodiversità. Di soli 35 mila acri, il suo particolare ecosistema potrebbe essere danneggiato anche da un leggero scostamento delle medie di temperatura stagionali.
L’AVANA (CUBA) – Amata dai turisti per la sua autenticità e la sua capacità di restare immutata nel tempo, la capitale cubana potrebbe ben presto essere sommersa dal turismo di massa e perdere, così, le peculiarità che l’hanno resa famosa .

