La necessità di una Riforma della Chiesa emerge più volte nella storia del cristianesimo occidentale. Il modo di presentare e vivere il messaggio evangelico diventa inadeguato e risulta troppo lontano dal modello originario della Chiesa primitiva e apostolica. Così il movimento di Lutero del XVI sec. diviene una vera rivoluzione religiosa.

Martin Lutero, 1483-1546, dopo i primi anni di studio, fa voto di entrare in monastero. Viene accolto dagli agostiniani, un ordine religioso che segue l’interpretazione di Guglielmo di Occam riguardo il pensiero di Sant’Agostino: solo l’imperscrutabile volontà divina designa l’uomo alla salvezza o alla dannazione. Questa affermazione accentua in Lutero il divario tra la propria inclinazione al male e al peccato e il raggiungimento della salvezza mediante la grazia di Cristo.

La dottrina luterana della salvezza per mezzo della sola fede ha il suo fondamento nell’idea che l’uomo sia nello stesso tempo peccatore e giusto; peccatore per la sua natura umana corrotta e giusto perché giustificato per libera scelta di Cristo.

Partito dal problema della salvezza individuale, Lutero si trova ben presto a doversi rapportare con con lo scandalo della vendita delle indulgenze e la situazione della Chiesa in Germania.

L’idea che dietro compenso, destinato alla costruzione della Basilica di San Pietro a Roma, fosse possibile sottrarre la propria anima o quella di un defunto alle pene del Purgatorio, contrasta radicalmente con la convinzione di Lutero della salvezza per la sola fede.

Inoltre, intorno alla vendita delle indulgenze viene fatta speculazione, da parte dei bachieri Fugger, ai quali viene garantita l’esazione delle somme in cambio di cospicui prestiti da essi stessi concessi all’arcivescovo Alberto di Brandeburgo.

Questo e altri problemi relativi alla vita ecclesiastica sono affrontati da Lutero nelle sue 95 tesi, che questi decise di affiggere il 31 ottobre del 1517 sulla porta della cattedrale di Wittenberg.

Da questa data inizia, secondo la tradizione protestante, l’epoca della Riforma. Tuttavia va ricordato che la rottura tra Lutero e la Chiesa di Roma è ancora lontana.

Ma quando nel 1519, Lutero è inviato a Lipsia per un contraddittorio con il domenicano Johann Eck, egli radicalizza le proprie tesi e viene così minacciato di scomunica dal papa attraverso la bolla Exurge Domine. Nel dicembre del 1520, Lutero brucia pubblicamente la bolla papale sulla piazza di Wittenberg. La rottura con Roma è compiuta. Nel 1521 arriva la scomunica.

Questa Riforma si presenta in primo luogo come un movimento limitato all’ambito teologico e spirituale. Solamente in seguito diventa un moto travolgente, ricco di conseguenze anche per la vita politica, sociale, culturale e artistica. Assume i veri caratteri di una rivoluzione religiosa, che rompe l’unità cristiana del mondo occidentale.

Per i cattolici dell’epoca la Riforma si può riassumere nelle impetenze dell’indole ribelle di Lutero, monaco, che per compiacere alle tentazioni della carne, ha provocato e promosso la rivolta contro Roma.

Per i protestanti, invece, la Riforma rappresenta la restaurazione del Cristianesimo e della vera Chiesa contro la diabollica Chiesa di Roma.

Nel XVIII secolo il pensiero illuminista considera la Riforma il primo moto di liberazione delle coscienze dall’autorità oppressiva e oscurantista della Chiesa Cattolica.

Nell’età del Romanticismo la Riforma è vista nella prospettiva degli stati nazionali: si sostiene che la nascita delle moderne nazioni non potesse essere senza la dissoluzione dell’universalismo dell’impero e la lacerazione dell’universalismo spirituale e religioso.

Il rinnovato interesse per i fattori economici e sociali della storia porta a cercare le cause della Riforma e del suo successo nell’ascesa dei ceti borghesi e nella crisi sociale dell’epoca. Il movimento diviene così un episodio della lotta di classe. La fisionomia da esso assunta è quindi concepita come espressione degli interessi e delle aspirazioni delle borghesie nazionali. Componente essenziale dello spirito capitalistico.

In un’epoca considerata scettica e incredula, il forte afflato religioso rende necessario vivere gli autentici valori cristiani secondo un’esperienza intima e personale. In questo modo alla situazione della corte pontificia, che alimenta il già profondo malcontento suscitato dal drenaggio di ricchezze operato da Roma a scapito delle popolazioni di altri Paesi, si aggiunge la fiscalità dei vescovi e l’esistenza di un clero molto numeroso, che grava come ceto improduttivo sulle altre classi sociali.

Si comprende perciò come motivi religiosi o ecclesiastici nella Riforma finissero per mescolarsi ad aspirazioni di rinnovamento sociale e a tendenze nazionali, che trovano nel motto luterano “los von Rom” –liberi da Roma- la parola d’ordine.

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