29 Novembre 2010: muore Mario Monicelli

Il 29 Novembre 2010 scompare il grande regista, sceneggiatore e scrittore italiano Mario Monicelli, candidato per ben sei volte al premio Oscar e vincitore del Leone d’oro alla carriera.

Il 29 Novembre 2010 viene a mancare il grande regista, sceneggiatore e scrittore Mario Monicelli, il quale oltre ad aver ricevuto ben sei candidature al premio Oscar e un Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 1991, è stato insieme a registi del calibro di Dino Risi e Luigi Comencini, uno dei massimi esponenti della “commedia all’italiana”, diventata famosa anche all’estero grazie a film quali “Guardie e ladri” o “I soliti ignoti”.Monicelli

Monicelli nasce a Roma il 16 Maggio del 1915 da una famiglia originaria di Ostiglia. Suo padre era un giornalista e fu direttore del “Resto del Carlino” e dell’ “Avanti!”, oltre che fratello della moglie di Arnoldo Mondadori. Trasferitisi successivamente a Milano, Monicelli inizia a frequentare Alberto Lattuada, Alberto Mondadori, Vittorio Sereni, Riccardo Freda e Remo Cantoni, con cui fonda il giornale “Camminare”, in cui si occupa di critica cinematografica.

MonicelliNel 1934 Monicelli gira il suo primo esperimento cinematografico, il cortometraggio “Cuore rivelatore”, ispirato all’omonima opera di Edgar Allan Poe; il film viene poi bollato come esempio di cinema paranoico. L’anno seguente sarà la volta del suo primo lungometraggio, “I ragazzi della via Paal”, inviato a Venezia alla mostra del cinema ridotto e vincitore del primo premio.

Riesce quindi a saltare le varie fasi di formazione professionale e viene inviato a lavorare come “ciacchista” nella produzione del film di Machaty e successivamente come assistente di Augusto Genina.

Nel 1937, sotto lo pseudonimo di Michele Badiek, dirige il film amatoriale “Pioggia d’estate”; Monicelli, che ricorda questa esperienza come una delle più formative per la carriera professionale, ha qui per la prima volta il ruolo di regista, sceneggiatore e soggettista.

Gli anni dell’esordio vero e proprio però sono quelli del secondo dopoguerra: infatti nel 1946 viene scelto insieme a Stefano Vanzina da Riccardo Freda per la sceneggiatura di “Aquila nera”: il film ottiene molto successo e la coppia viene chiamata per scrivere alcune gag del film “Come persi la guerra” di Luigi Rovere.

Monicelli

La collaborazione con Vanzina, che durerà fino agli anni a cavallo tra 1952 e 1953, produrrà alcune tra le più interessanti commedie del dopoguerra quali “Guardie e ladri” , premiato al Festival di Cannes o “Totò e le donne”, film  che interrompe il sodalizio tra i due.

Il film considerato come spartiacque nella carriera di Monicelli è “I soliti ignoti” del 1958, il quale indica la strada verso la cosiddetta “Commedia all’italiana”. L’anno dopo è la volta di “La grande guerra”, vincitore di un Leone d’oro e candidato all’Oscar come migliore film straniero.  Nel 1963 il regista è invece autore de “I compagni”, considerato come uno dei grandi capolavori di Monicelli, tanto da fargli valere la seconda candidatura al premio Oscar per la migliore sceneggiatura.

Negli anni ’60 il regista si dedica anche a film ad episodi,tra i quali “Boccaccio ’70”, “Alta infedeltà” e “Capriccio all’italiana”. Negli anni di piombo invece decide di girare un film che esprimesse tutto il dramma del periodo storico, ispirandosi all’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami: “Un borghese piccolo piccolo”, con Alberto Sordi nel ruolo di protagonista, opera totalmente estranea alle suggestioni tragicomiche della filmografia precedente e persino futura.Monicelli

Con l’avanzare dell’età la sua attività è gradualmente diminuita ma non si è mai fermata; a dimostrazione di questo, a 91 anni torna al cinema con il lungometraggio “La rosa del deserto”. Inoltre nel 2010, anno della sua morte, realizza il cortometraggio “La nuova armata Brancaleone”, film di protesta contro i tagli alla cultura e all’istruzione da parte del governo.

Mario Monicelli è probabilmente da considerarsi il regista che meglio di tutti è stato in grado di coadiuvare lo stile ed i contenuti delle opere facenti parte della “Commedia all’italiana”; ha inoltre il merito di aver scoperto le grandi capacità comiche di due attori nati artisticamente come drammatici: Vittorio Gassman e Monica Vitti.

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