Il 7 dicembre del 1941 degli aerei imbarcati giapponesi attaccarono improvvisamente le Hawaii, distruggendo la flotta americana di stanza a Pearl Harbor.

“Gli Stati Uniti sono come una gigantesca caldaia. Una volta che sotto di essa è stato acceso il fuoco, non vi sono limiti all’energia che può generare”.

Così la sera del 7 dicembre 1941 Churcill commentò la notizia del proditorio attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbor nelle Hawaii.

Il “fuoco” era stato acceso la mattina di quello stesso giorno dalle squadriglie aeree nipponiche, che attaccarono con un fuoco affatto metaforico.

L’attacco venne preparato in modo minuzioso. Il suo scopo era l’eliminazione della flotta americana nel Pacifico. Si contò molto sull’effetto sorpresa. Tutto accadde in fretta; mentre a Washington erano in corso i negoziati tra americani e giapponesi, l’attacco fu sferrato senza una dichiarazione. Si era ancora nel pieno della guerra.

Per gli americani infatti questa fu una mossa offensiva a cui non riuscirono prontamente a rispondere; a causa di una serie di disguidi e indecisioni, non misero in atto le adeguate contromisure.

Così alle 7.55 del 7 dicembre 1941 ci fu la prima ondata di oltre 200 aerei giapponesi che, decollati dalle portaerei d’attacco dell’ammiraglio Nagumo al largo delle Hawaii, si abbatterono su Pearl Harbor. Nessuna risposta dagli Usa. La contraerea e i caccia americani furono subito messi fuori causa. Solo alle 9 entrò in azione una seconda ondata di 170 aerei giapponesi e prima delle 10 tutto era finito.

Il bilancio per gli americani fu pesantissimo: 2300 morti, 7 corazzate e numerose unità minori vennero messe fuori combattimento e 200 aerei furono abbattuti.

Da quel momento in poi Pearl Harbor ha suscitato grande impressione nel mondo e profondo sdegno negli americani, che da quel momento si impegnarono nel contrattacco.

Durante il 1941 i rapporti tra americani e giapponesi erano andati continuamente deteriorandosi e Roosvelt aveva congelato tutti i crediti giapponesi negli Stati Uniti, bloccando inoltre le forniture del petrolio in Giappone. Il Governo di Tokyo chiese agli Stati Uniti di togliere l’embargo ma Roosvelt mantenne la propria decisione.

L’ultimo tentativo di risolvere pacificamente la controversia con gli Usa venne compiuta dai giapponesi, mentre la loro flotta d’attacco era già in navigazione verso le Hawaii.

Purtroppo l’attacco giapponese del 7 dicembre non fu evitato.

Pearl Harbor ha rappresentato il primo di una serie di rovesci militari che si abbatterono sugli Alleati nei primi mesi di guerra nel Pacifico. L’offensiva giapponese si era spinta oltre 6.000 chilometri dalla madrepatria con conseguenze devastanti.

LASCIA UN COMMENTO