Piazza Fontana, è stata definita “la madre di tutte le stragi”, il bilico di quel baratro nero che avrebbe inghiottito l’Italia nei decenni successivi: terrorismo rosso, stragismo nero, servizi segreti deviati e strategia della tensione. Gli anni di piombo e delle P38.
Piazza Fontana, a pochi metri dal Duomo, la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura è gremita di clienti. Il venerdì pomeriggio è giorno di operazioni per molti agricoltori e allevatori della provincia. Il chiasso del grande salone della banca è interrotto improvvisamente alle ore 16,37 quando un potente ordigno posizionato al centro della sala esplode, provocando 17 morti e 88 feriti.
La città di Milano è atterrita dalla violenza della prima strage che caratterizzerà gli anni della “strategia della tensione”.
Qualche minuto prima dell’ esplosione, un altro ordigno venne rinvenuto nella sede della Banca commerciale di piazza della Scala sempre a Milano. Tra le 16.55 e le 17.30, altre tre esplosioni si verificarono a Roma: una all’interno della Banca nazionale del lavoro di via San Basilio; altre due sull’Altare della Patria di piazza Venezia, provocando numerosi feriti.
Per la sua gravità e la sua rilevanza politica, la strage di Piazza Fontana divenne il momento più alto di un progetto eversivo preparato attraverso altri attentati che si verificarono nel corso dello stesso anno e diretto a utilizzare il disordine e la paura per sbocchi di tipo autoritario, in ciò sostenuti – come è scritto nella Relazione della Commissione Stragi – da «accordi collusivi con apparati istituzionali».
Dopo aver inizialmente intrapreso la “pista anarchica“, le indagini si concentrarono su alcuni esponenti del gruppo padovano della organizzazione di estrema destra Ordine nuovo e coinvolsero esponenti di spicco dei servizi segreti.
Nel gennaio del 1987, la Corte di Cassazione rese definitiva la sentenza che assolveva per insufficienza di prove gli imputati della strage.
A metà degli anni Novanta, le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, già appartenenti o contigui a gruppi di estrema destra, determinarono l’inizio di un altro giudizio, che si concluse nel 2005, con la conferma da parte della Corte di Cassazione della sentenza di assoluzione per insufficienza o contraddittorietà delle prove (art. 530 comma 2 del Codice di procedura penale) che la Corte d’assise d’appello di Milano aveva pronunciato un anno prima a carico di appartenenti al gruppo di Venezia-Mestre di Ordine nuovo.
Sono passati 46 anni da quel tragico 12 dicembre: molte verità sono state svelate dalle inchieste della magistratura, ma la strage rimane ancora senza colpevoli.

