Krizia, omaggio al caschetto nero della moda

0
2414
krizia stilista

Semplicemente Krizia. Parole ed immagini per ricordare e celebrare una delle più grandi stiliste italiane: il caschetto nero, la “pantera” del Made in Italy.

Il 6 dicembre 2015, pochi giorni fa, si è spenta una delle icone della moda italiana: la stilista Maria Mandelli, in arte Krizia. Sui suoi funerali si è accesa subito una lampante polemica, i grandi nomi del Made in Italy non erano presenti per dare l’ultimo saluto alla designer, all’appello risulta presente solamente Rosita Missoni.

Ma in momenti come questo non bisogna dar spazio alle polemiche che divampano sull’accaduto, bisognerebbe ricordare con il giusto decoro e rispetto un’artista come Krizia.

Perfino Andy Warhol l’aveva immortalata.  Nel ritratto che le fece l’eclettico artista statunitense brilla la sua mitica frangetta, sotto la quale negli ultimi anni ha sempre portato dei grintosissimi occhiali neri.

krizia stilista

La stilista bergamasca che da oltre 60 anni aveva mostrato uno dei tratti più distintivi ed originali della creatività e della moda italiana nel mondo, è morta all’età di 90 anni, a gennaio ne avrebbe compiuti 91. Sempre controcorrente, caparbia e senza paura nel mostrare le sue idee creative.

Maria Mandelli rappresenta il simbolo del boom economico degli anni ’60, il sogno del laborioso ed instancabile Nord che rinasce sotto i migliori auspici dopo la seconda guerra mondiale e che diventa dirompente e a tratti irriverente con i cambiamenti sociali degli anni settanta.

Fin da ragazzina la stilista dal caschetto nero è diligente e determinata: studia, legge, taglia, cuce e disegna. Il papà sperpera il piccolo patrimonio familiare giocando d’azzardo, mentre lei rimane lontana dagli orrori della guerra vivendo la sua infanzia a Bergamo e cominciando a divertirsi creando vestitini per se stessa e per le sue bambole.

Nel 1945 arriva il trasferimento a Milano e, spinta dai consigli di una zia diventa maestra elementare. La sua è una scelta funzionale: in questo modo potrà permettersi l’esosa retta per l’università in Svizzera.

Abbandonati gli anni come insegnante, la troviamo assieme ad un’amica, Flora Dolci, ad aprire una sartoria a Milano. In sei mesi Krizia inizia a far conoscere le sue idee innovative nella moda di tutti i giorni. Vende i suoi vestiti ai negozi, cerca di farsi strada finché qualcuno non si accorge del suo talento: Elsa Haerter, fotografa della rivista Grazia, si innamora delle sue creazioni e lentamente il suo marchio inizia a girare tra le vetrine che contano.

krizia stilista

Ci stiamo per affacciare ai mitici anni ’60. “Da quel momento Krizia diede vita ad uno stile di sperimentazioni in forme felicemente azzardate”, scrive Helen Bignaut in Anatomia della moda. “Un modo di avvicinarsi all’arte, ma anche di fare lei stessa arte con strutture complessa e geometrie elaborate e sostenute, sempre, da alla ricerca di tessuti innovativi o classici ma interpretati in una maniera inusitata”.

Inizialmente il suo tratto distintivo è caratterizzato dai contrasti chiaroscurali del bianco e del nero per poi concentrarsi su tonalità discordanti che attirano l’attenzione, quasi infastidendo l’occhio abituato ad un’immagine femminile ancora imbellettata e chiusa in rigidi modelli e tubini anni ’50. Queste scelte andavano certamente a scalfire lo status quo della moda che ruotava intorno ad una precisa figura femminile. Basti pensare agli abiti-frutta che la Mandelli espose nel 1957 al SAMIA (Salone mercato internazionale dell’abbigliamento).

Poi, sul finire degli anni sessanta, comincia a disegnare le hot pants, con i quali, a Capri, si aggiudica il premio “Tiberio d’oro”, e propone per prima in Italia la minigonna, secondo le sue dichiarazioni “in contemporanea” con Mary Quant, in Inghilterra.

krizia stilista

Krizia comincia anche ad avvicinarsi a creazioni di pret-a-porter più ambiziose. Gli anni ottanta la vedono al top con la linea delle maglie dedicate agli animali. “Ho sempre fatto animali molto ironici, il leone ubriaco con il sigaro in bocca, le orse vanitose con collane e orologi”, spiegò la stilista, ed effettivamente quelle maglie così audaci e ironiche furono indossate da donne del calibro di Marella Agnelli e Lady Diana.

krizia stilista

Sempre negli ottanta, al massimo del suo fulgore imprenditoriale, Krizia disegna una linea di moda per uomo e nell’ 88 diventa “commendatore” della Repubblica assieme a Giorgio Armani e Valentino, con tanto di spilla premio regalata da Cossiga. La Mandelli entra a far parte a tutti gli effetti dell’eliseo dei grandi stilisti della moda, quei colossi che ancora tutt’oggi sono impossibili da scalfire.

A fine febbraio 2014 l’annuncio via web del cambio di guardia al vertice della sua impresa. La Cina è vicina, ha pecunia fertile e oltre ai completini in acrilico a pochi euro può mangiarsi colossi del pret a porter occidentale. Krizia passa la mano alla Shenzen Marisfrolg Fashion. “Ho deciso per un motivo ben preciso”, dirà la stilista bergamasca. “Dare un seguito al mio lavoro. Ho avuto diverse possibilità di scelta, ma l’incontro con Zhu Chong Yun e l’intesa con questa donna sono stati determinanti”.

Lucida e consapevole, già negli anni ’90 Krizia sapeva che non bisogna ostacolare il futuro, che c’è un naturale corso che vede l’avvicendarsi di nuove generazioni, infatti senza il cambiamento non si può avere crescita. Ma lascia anche un monito importante ai designer del domani, di non scordarsi mai l’umiltà nel proprio mestiere.

krizia stilista

Il futuro è dei giovani, presto appariranno sulla scena parecchi nomi nuovi e finirà questa oligarchia della moda. Ma, attenzione, se noi siamo ancora qui significa che non abbiamo smarrito il genio e che in giro, tra i possibili emergenti, ci sono troppi presuntuosi e troppi arroganti. E pochissima umiltà”.

LASCIA UN COMMENTO