Il 22 dicembre del 1947 è approvata dall’Assemblea Costituente e promulgata dal capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, la Costituzione della Repubblica italiana.

Il 27 dicembre del 1947, dopo 5 giorni dalla sua approvazione, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (n. 298) la Costituzione, entrata in vigore dal primo gennaio 1948.

Il lento e lungo percorso per arrivare all’approvazione della Costituzione della Repubblica Italiana del 22 dicembre 1947, è passato per la proclamazione del Regno d’Italia e la concessione ed estensione dello Statuto Albertino nel 1861.

L’Italia da monarchia assoluta è diventata monarchia costizionale, a seguito della concessione dello Statuto nel regno di Sardegna, che ha così sancito questo passaggio.

Il lungo percorso in direzione della Costituzione risale all’anno precedente alla sua approvazione. Bisogna infatti tornare al 2 giugno del 1946, il giorno in cui, grazie al Referendum Istituzionale (per la prima volta a suffragio universale femminile e maschile), la popolazione italiana ha scelto di avere lo Stato italiano.

Contemporaneamente si sono svolte le elezioni dell’Assemblea Costituente, in cui i 556 deputati hanno redatto una nuova Costituzione, che così ha sostituito lo Statuto Albertino.

A seguito dell’approvazione da parte dell’Assemblea, Enrico de Nicola ha promulgato la Costituzione, che è entrata così in vigore a partire dal primo gennaio 1948.

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Così recita l’articolo 1 dei Principi Fondamentali della nostra Costituzione, che è la legge fondamentale della Repubblica italiana, ovvero il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto dello Stato italiano.

La Costituzione italiana attuale è composta da 139 articoli e relativi commi (5 articoli sono stati abrogati: 115; 124; 128; 129; 130), più 18 disposizioni transitorie e finali, suddivisi in quattro sezioni:

• Principi fondamentali;
• Parte prima: “Diritti e Doveri dei cittadini”;
• Parte seconda: “Ordinamento della Repubblica”;
• Disposizioni transitorie e finali.

Tuttavia per arrivare a questa attuale Costituzione, è stato importante passare attraverso più tentativi; il primo esempio è stato lo statuto costituzionale di Palermo.

Il 19 luglio 1812 il Parlamento del Regno di Sicilia, riunito in seduta straordinaria, ha promulgato la costituzione siciliana del 1812.

Questa è stata una carta ideata sul modello spagnolo (costituzione di Cadice).

Tale Costituzione era costituita da un parlamento bicamerale, formato da una Camera dei Comuni e una Camera dei Pari.

Le due camere, convocate dal sovrano almeno una volta all’anno, dovevano detenere il potere legislativo, mentre il re aveva il potere di veto sulle leggi del parlamento.

Tuttavia questa Costituzione è stata soppressa nel dicembre 1816, con la nascita del Regno delle Due Sicilie.
Nel 1848 con le rivoluzioni scoppiate durante la primavera dei popoli sono stati concessi dai sovrani di alcuni stati italiani degli statuti: quello napoletano, quelli del ducato di Parma e dello Stato della Chiesa, quello siciliano (non ottriato) e, in Piemonte, quello albertino.

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