23 dicembre 1916: nasce Dino Risi

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Ha tenuto a battesimo la nostra commedia con Il sorpasso e I mostri e l’ha pensionata con Il commissario Lo Gatto. Dino Risi: libero pensatore, contrario alle mode ideologiche, mezzo secolo di carriera di un medico diventato un maestro del cinema.

Pane, amore e…, terzo capitolo della saga del Maresciallo Carotenuto, interpretato da Vittorio De Sica, esce al cinema esattamente sessant’anni fa, il 22 dicembre 1955. Sophia Loren in abito rosso che balla il mambo, può essere considerata un equivalente italiano di Marilyn con la gonna sollevata dagli sbuffi della metro.

Tra i grandissimi della Commedia all’italiana, Dino Risi è forse il più “hollywoodiano”, tanto da venire spesso accostato a Billy Wilder. Mostra un occhio forse più attento degli altri alle mutazioni genetiche delle abitudini e del costume, il tutto sempre in una confezione molto “internazionale”, puntualmente, attirandosi gli strali della critica.

Nato a Milano il 23 dicembre 1916, studente indisciplinato al Liceo Berchet, si laurea in Medicina per seguire le orme del defunto padre Arnaldo, importante dottore che aveva in cura, tra gli altri, il giornalista Benito Mussolini. Rinuncia a specializzarsi in psichiatria dopo aver visto l’interno del manicomio di Voghera. Si avvicina al cinema tramite Alberto Lattuada che, nel 1941, lo fa assumere come aiuto-regista di Mario Soldati in Piccolo mondo antico. Durante e dopo la guerra scrive per giornali e riviste e gira documentari.

Nel 1951 si trasferisce a Roma per lavorare con il produttore Carlo Ponti e dirige il suo primo lungometraggio, Vacanze col gangster. Nel cast c’è il giovanissimo Mario Girotti, un 12enne destinato alla fama con il nome di Terence Hill.

Per Dino Risi arrivano i primi grandi successi: Il segno di Venere (1955), con le protagoniste Franca Valeri e Sophia Loren a guidare un grandissimo cast (tra gli altri, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Peppino De Filippo); ma soprattutto la trilogia di Poveri ma belli, con Renato Salvatori, Maurizio Arena, Marisa Allasio. Uno dei più efficaci affreschi dell’Italia desiderosa di lasciarsi alle spalle gli incubi della guerra.

Spirito libero da sempre, indisponibile al conformismo politico sia in dittatura che in democrazia, lo sguardo a raggi X di Risi su vizi privati e quasi inesistenti pubbliche virtù degli italiani gli permette, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, di imprimere un’accelerazione vertiginosa alla nostra commedia. Il 1959 è l’anno della svolta, con due memorabili commedie “criminali”. Alberto Sordi è Il vedovo, un industriale nevrotico e incapace che cerca di uccidere la ricca moglie Franca Valeri; Vittorio Gassman è Il mattatore, un attore mancato che, grazie all’apprendistato in galera, si trasforma in un principe della truffa. Nel 1961 è ancora con Sordi nel drammatico Una vita difficile: l’impossibilità di un ex-partigiano di trovare il proprio spazio, materiale ma soprattutto morale, nell’Italia del Boom.

Ma la consacrazione arriva nel 1962 con Il sorpasso. Un apologo sulla solitudine e il disorientamento in un’epoca in cui tutto ormai si è messo a correre, anche i rapporti umani. Bruno Cortona/Gassman, 40enne smargiasso e fannullone, con una figlia adolescente che vuole sposare un vecchio riccone, “fa amicizia” a tempo di record con il timido studente Jean-Louis Trintignant e insieme sfrecciano in macchina sotto il sole di Ferragosto. Potrebbe essere una buona lezione di vita per entrambi, ma ormai non c’è più tempo.

È dello stesso anno La marcia su Roma, con Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman nel ruolo di due ingenui reduci di guerra che credono nel programma sociale fascista ma lo vedono sgretolarsi sotto i loro occhi.

Ne ‘63, altro capolavoro, sempre con Gassman e Tognazzi. Con uno scambio di progetti con Elio Petri, Risi cede Il maestro di Vigevano e ottiene I mostri: venti brevi o brevissimi episodi su personaggi, vizi, italiche bassezze.

Durante tutto il decennio successivo, il regista affronta e analizza a lungo il tema della rivoluzione dei costumi: I complessi, Straziami ma di baci saziami, Vedo nudo, La moglie del prete, Profumo di donna, Sessomatto, ecc. Nel 1971, in un’Italia ormai squassata dal terrorismo e che inizia a scricchiolare sotto il peso della corruzione, arriva una delle più radicali invettive di Risi. In nome del popolo italiano non risparmia nessuno. Gassman è un industriale laido e corruttore che viene accusato dell’omicidio di una prostituta, ma Tognazzi è il giudice/censore che distrugge la prova della sua innocenza per fargli pagare tutte le malefatte precedenti.

Risi sposa in parte la causa del cinema di cassetta anni ’80. Consegna a Renato Pozzetto il grande successo di Sono fotogenico (1980); dirige Beppe Grillo in Scemo di guerra (1985); tiene con Lino Banfi quella sorta di festa di pensionamento della commedia italica che è Il commissario Lo Gatto (1986). Dopo di che, bisogna ammetterlo, il Risi del grande schermo compie alcuni imbarazzanti passi falsi. Con rinnovato entusiasmo ed energia si dedica però alle produzioni televisive per quasi un altro quarto di secolo.

Dino Risi se ne va il 7 giugno 2008. Anziché a Roma, gli sarebbe piaciuto morire a Waterloo, lui che aveva tentato di fare un film su Napoleone. “Quando sarò al lumicino, voglio essere portato a finire in quel di Waterloo, in Belgio – aveva confidato a Barbara Palombelli in un’intervista del 2005 – Sono stato a vedere la tristissima pianura dove l’Imperatore fu sconfitto, non è un granché. Ma la prego di immaginare che bella figura farei, io ateo non pentito: Dino Risi, nato a Milano, morto a Waterloo”.

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