Con la scoperta della Terza legge, il matematico Keplero rivoluzionò le conoscenze astronomiche, gettando le basi per quelle future.

Il cosmo, le stelle, i pianeti: mondi lontani e affascinanti, che ci spingono spesso a guardare in alto facendoci rimanere meravigliati non solo dalla loro bellezza, ma anche dai misteri che possiedono. Un universo perfetto, quello astronomico, con leggi che a volte ci sfuggono, e che ci fanno sentire ancora più piccoli di fronte alla loro immensità.

KepleroForse questi sentimenti sono gli stessi che ha provato, nel 1600, il famoso matematico Giovanni Keplero.

Conoscitore del cosmo e di carte astrali -tanto da esser nominato astronomo imperiale a Praga, nel 1601- e perfino di oroscopi, Keplero trascorse moltissimi anni della sua vita con “la testa fra le nuvole”, cercando di svelare i più complicati segreti dell’universo.

Non era un obiettivo semplice, soprattutto in un periodo come il 15° secolo, dove agli stretti controlli della Chiesa -che non voleva mettere in discussione le conoscenze tradizionali contenute nella Bibbia – si univa il rispetto verso le teorie cosmologiche di due antichi pensatori, Aristotele e Tolomeo. Secondo i due autorevoli studiosi, la Terra era situata al centro dell’universo, con il Sole e gli altri pianeti e stelle che le giravano attorno, con un’orbita perfettamente circolare.

Keplero ebbe la bravura e il coraggio di superare un rispetto verso il passato che si era ormai tradotto in dogmatismo: con l’osservazione, le teorie, le analisi e i calcoli, riuscì a elaborare tre leggi -che presero in seguito il suo nome- diventate la base di ogni studio relativo allo spazio.

KepleroCon la terza legge Keplero ribaltò un caposaldo di Aristotele, dimostrando che i pianeti non compiono un’orbita circolare. Questa legge, infatti, afferma che:

“I quadrati del tempo che i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali al cubo delle loro distanze medie dal sole”

Letta così, la regola della terza legge può spaventare e sembrare incomprensibile. In realtà, è più semplice di quanto sembri. Keplero dimostrò che i pianeti compiono un’orbita non circolare, ma ellittica e con questa terza legge Keplero mette in relazione le distanze dei pianeti dal Sole considerando le durate rispettive di un’orbita completa. Lo scienziato riuscì a dimostrare che, più un pianeta è lontano dall’astro attorno a cui ruota, maggiore sarà il tempo della sua orbita.

Nonostante l’importanza di questa scoperta, le terza legge di Keplero fu snobbata dai suoi contemporanei, e il grande matematico finì per esser dimenticato. Solo anni dopo, quando Isaac Newton riprese le sue teorie, il nome di Keplero venne riabilitato dalla comunità scientifica, e le sue leggi accettate e condivise.

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