George Best nasce a Belfast il 22 maggio del 1946 e si spegne a Londra nel 2005 a causa di un infezione ai polmoni. Oggi sarebbe stato il suo 70° compleanno.

Figlio primogenito di Dickie e Anne Best, quella di George è una famiglia modesta e numerosa, in un paese, l’Irlanda del Nord, a dir poco difficile. Il Belfast boy cresce in un quartiere povero, dove coltiva la sua passione per il calcio. La madre di George Best disse più tardi che assieme a lui c’era sempre una palla.
Matt Busby, allenatore storico dei Red Devils, dopo aver letto il rapporto di un osservatore su di lui (“Credo di aver scoperto un genio E’ alto 1,70, pesa meno di 60 kg, ma che talento che ha”) lo convoca a soli 15 anni al Manchester United.

L’impatto per lui è devastante. George è un ragazzino timido, ha nostalgia di casa, dopo un solo giorno nel nord dell’Inghilterra scappa e torna a Belfast. Leggenda vuole che sia proprio il grande Matt Busby ad andare a Belfast a chiedere al ragazzo di riprovare. George Best torna così a Manchester e dopo due anni fa l’esordio in Prima Divisione contro il West Bromwich Albion; è il 14 settembre 1963, nel Regno unito nasce la stella immortale di George Best.

A volte, mentre vola verso l’aria avversaria tiene stretto nel pugno il polsino della maglietta, le sue esultanze dopo un goal emozionano quanto il suo goal stesso. Non sono il successo e il denaro a motivare le scorribande di George in campo, lui gioca mettendo tutto se stesso in un’azione, in un tiro, in un bel cross per un compagno di squadra, in un dribbling, in un goal.

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A 19 anni ha già vinto un campionato e una sera di primavera, a Lisbona, segna in Coppa dei Campioni una doppietta al Benfica, la squadra più forte dell’epoca. I giornali portoghesi il giorno dopo chiamano quel ragazzino ribelle che veste con il pellicciotto e i pantaloni a zampa di elefante “quinto Beatles” a causa dello stesso stile, le stesse basette e gli stessi capelli degli altri quattro. Ma soprattutto perché, così come nella musica, nel calcio uno come Best non c’era mai stato. E probabilmente mai ci sarà.

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George Best è già entrato prepotentemente nella Storia. Eppure continua a giocare, a segnare (137 gol in 361 partite con il Manchester United) e a vincere. A 22 anni oltre alla Coppa dei Campioni vince anche il Pallone d’Oro e detiene ancora oggi il record di giocatore più giovane ad ottenere il premio. 

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E’ un calciatore vero. Fisico gracile e minuto, palla al piede è velocissimo, è un maniaco del dribbling, non gli manca il tiro potente e il colpo di testa in elevazione. Brama il tunnel, (non si contano quanti ne è riusciti a fare) l’irrisione massima dell’avversario e aspetta quelli già dribblati per superarli ancora, per puro divertimento.
Lui stesso disse:

“Era il 1976, si giocava Irlanda del Nord – Olanda. Giocavo contro Johan Cruyff, uno dei più forti di tutti i tempi. Al 5° minuto prendo la palla, salto un uomo, ne salto un altro, ma non punto la porta, punto il centro del campo: punto Cruyff. Gli arrivo davanti gli faccio una finta di corpo e poi un tunnel, poi calcio via il pallone, lui si gira e io gli dico: ‘Tu sei il più forte di tutti ma solo perché io non ho tempo”.

Questo era “Belfast boy“. Genio e sregolatezza assoluto. E resta difficile onorarlo meglio se non con qualcuna delle sue tante citazioni:

“Ho sentito raccontare molte leggende ai bambini… Alcune di queste riguardavano me”

“Ho speso molti soldi, per alcool, donne e macchine veloci. Il resto l’ho sperperato”

“Non devi solo battere l’avversario, devi impressionarlo a tal punto che non avrà più voglia di vederti”
“Se Matt Busby fosse stato più duro con me forse le cose sarebbero andate meglio. L’avevo sempre fatta franca, pensavo di poter fare tutto ciò che volevo. Le regole della squadra non valevano per me. Loro non dovevano convivere con il fatto di essere George Best”

“Non so se è meglio segnare al Liverpool o andare a letto con Miss Mondo, menomale che io non ho dovuto scegliere.”

“Quando giocavo negli Stati Uniti abitavo in una casa sul mare, ma non sono mai riuscito a farmi una nuotata: lungo il tragitto c’era un bar”

“Se fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé.”

George Best era nato per diventare quello che è diventato e non si è sottratto al suo destino, mantenendo quel suo essere semplice nonostante i suoi molti eccessi. Al suo funerale c’erano 500mila persone e milioni di tifosi nel mondo hanno pianto la sua morte.

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Eppure non è di certo un uomo di quelli da prendere come un esempio. Se la gente l’ha capito, spesso difeso e amato alla follia è semplicemente perché capiva il suo eroe nei suoi giorni di gloria, ma soprattutto nei suoi momenti più bui.

Buon 7 compleanno George Best, o semplicemente Best!

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