RefettoRio: vincere con l’arte della condivisione

Dall’Olimpo alle favelas: sbarca a Lapa il rivoluzionario progetto RefettoRio, basato su una politica di riutilizzo dello scarto, coadiuvato da un’esigenza di solidarietà.

Condividere: un  verbo dalle mille sfaccettature che ha in sé un valore positivo, che non vuole piegarsi all’indifferenza di tanti, che non fa mistero dell’impellente necessità di solidarietà tra chi vuole porgere la mano e chi ha il disperato bisogno di rialzarsi. L’idea di RefettoRio nasce da qui, da un senso quasi “mitico-sacrale” di comunione che, grazie a una sorta di filo invisibile, vuole unire gli abitanti delle favelas di Rio e dintorni agli ospiti del Villaggio Olimpico, in una perfetta commistione tra diversità.

 “Aggiungi un posto a tavola…”

L’intuizione parte da un concetto piuttosto semplice, basato su una ferrea politica di “lotta all’ultimo morso” agli sprechi alimentari: riutilizzare ciò che viene definito come scarto o in eccesso per sfamare chi ne ha più bisogno; un’esigenza che vuole essere una risposta culturale alla fatidica domanda “cosa vuol dire nutrire il pianeta?”

“L’appetito vien mangiando.”

Come spiega il pluripremiato chef Massimo Bottura, recentemente nominato miglior cuoco del pianeta grazie al suo ristorante modenese “Osteria Francescana” e fondatore stesso del Refettorio Ambrosiano, aperto con l’avvio di Expo2015 e che tutt’ora funziona grazie all’impegno di “Food for Soul” (associazione di raccolta fondi gestita e fondata da Bottura) e Caritas, “l’idea è nata dal tema di Expo: nutrire il pianeta. Allora mi sono detto “cominciamo col dare uno stop agli sprechi”, come mia nonna, che il pane raffermo me lo riproponeva pucciato nel latte e zucchero. Ogni anno 1,3 ml di tonnellate di cibo commestibile finiscono al macero. Se le recuperassimo saremmo a cavallo”.

Bottura è stato quindi contattato dallo chef David Hertz, presidente di “Gastromotiva” (associazione da lui fondata operante nelle zone più disagiate del brasile, partendo proprio dal cibo e dal suo valore) al fine di riproporre la stessa realtà del “Refettorio Ambrosiano”, ma a Rio de Janeiro.

“L’uomo è ciò che mangia”

“RefettoRio” è partito il 4 Agosto e, nonostante i chilometri di distanza, funziona esattamente come il fratello gemello a Milano che riceveva gli scarti dei ristoranti dei padiglioni di Expo i quali, tramite l’attenta rielaborazione da parte degli chef migliori del mondo, venivano poi serviti gratuitamente a chi un pasto non se lo può permettere. Allo stesso modo si prelevano gli eccessi provenienti dai ristoranti e dagli hotel del Villaggio Olimpico per riproporli ai poveri delle favelas in un edificio recuperato nella zona abbandonata di Lapa, dove a farla da padrone è un’ “Ultima Cena” di ben 6 metri realizzata appositamente dall’artista brasiliano Vik Muniz. Le stime prevedono che saranno recuperate circa 12 tonnellate di cibo, che potranno garantire un pasto ad oltre 19mila persone, circa 108 per turno.

Il meglio, però, deve ancora venire: parallelamente all’attività di recupero di cibo in surplus infatti, verranno realizzati poi corsi di cucina e corsi sulla nutrizione rivolti soprattutto ai giovani delle favelas, con l’intento di educarli al consumo di frutta e verdura fresca invece che di cibi già pronti; per la realizzazione di tutto questo sono stati coinvolti, oltre che 45 chef affermati da tutto il mondo, anche dei giovani cuochi brasiliani formati dai corsi di Gastromotiva.

Un’iniziativa che apre delle prospettive per un futuro a lungo termine diverso dalla realtà del presente, in cui i protagonisti delle “luci della ribalta” non saranno solo gli atleti vittoriosi con al collo le medaglie sfavillanti, ma soprattutto gli abitanti disperati, con i volti scavati e, adesso, un accenno di sorriso.

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