Alla scoperta del Nuovo MEI 2016 con Giordano Sangiorgi

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Alla scoperta del Nuovo MEI 2016 con Giordano Sangiorgi

Il MEI (Meeting degli Indipendenti) lancia il #NUOVOMEI2016, un festival ricco di musica, ma non solo. Ci ha spiegato qualcosa di più il padre dell’evento, Giordano Sangiorgi.

Il #NUOVOMEI2016 si terrà a Faenza dal 23 al 25 settembre e sono tante le novità di quest’anno. L’edizione zero del meeting sarà una vetrina per la nuova musica emergente, ospiterà molti eventi di arte, concerti, mostre fotografiche e sarà anche il festival del giornalismo musicale. Uno degli eventi principali sarà il concerto omaggio a Lucio Battisti, a cui è dedicato tutto il festival, che vedrà tra gli ospiti il cantautore Motta, rivelazione di quest’anno. Altro grande evento sarà il concerto di Daniele Silvestri che salirà sul palco del MEI il 24 settembre per una delle tappe dell’Acrobati Tour di Daniele Silvestri.

Noi abbiamo intervistato il padre del festival Giordano Sangiorgi.

Ciao Giordano, quali novità ci sono per il nuovo MEI 2016?

La conclusione dei 20 anni del MEI con un grande concerto gratuito di Daniele Silvestri sabato 24 settembre in Piazza del Popolo a Faenza e l’avvio con il #NuovoMei2016 del nuovo ciclo del MEI delle nuove generazioni under 30.

Per la prima volta quest’anno il MEI ospiterà un convegno sul giornalismo musicale. Come è nata questa idea?

Come il MEI ha sempre fatto nei suoi 20 anni, l’idea è nata ribaltando il concetto di festival. Ci siamo detti: facciamo che il perno centrale del festival saranno i giornalisti che parleranno del futuro della musica e del futuro del giornalismo musicale. Saranno due giorni pieni, che hanno ricevuto anche il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti, di un festival mai fatto prima in Italia che dà ai giornalisti musicali la stessa dignità di quelli che si occupano di politica e che chiede loro idee, suggestioni, indicazioni e strade per il prossimo futuro. Vedremo, c’è una grande partecipazione ed invito tutti ad esserci, perché sarà da non perdere.

Il programma di quest’anno è molto ricco, il MEI ospita infatti non solo musicisti ma artisti di vario genere. Come si riconoscono i talenti?

Semplice, sono quelli che ti arrivano fino in fondo, che non assomigliano a nessuno e che sono capaci di raccontarti una novità.

Da cosa deriva la scelta di dedicare a Lucio Battisti un festival che riguarda la scena indipendente italiana?

Dal fatto che Lucio Battisti è riuscito ad attraversare ben tre generazioni solo tramite il passaparola. Prematuramente scomparso,i suoi capolavori realizzati oltre 40 anni fa sono arrivati fino a qui senza celebrazioni di alcun tipo e oggi i maggiori artisti della generazione emergente indicano Lucio Battisti tra gli ispiratori. È un omaggio dovuto ormai a un artista che può entrare nel novero degli artisti di musica classica contemporanea del ‘900 come I Beatles, naturalmente insieme a Mogol e Panella.

Che momento è questo a tuo avviso per la scena indipendente italiana?

Un momento di grande ricambio generazionale. I premiati del #Nuovo MEI, il cantautore Motta miglior artista indies dell’anno, Calcutta con il regista Francesco Lettieri per il miglior videoclip, VoinaHen come miglior band emergente e Ghali come rapper emergente sono emblematici di una scena che sta ricambiando la scena indie di 20 anni fa rinnovando rispettivamente le diverse scene musicali, da quella cantautorale al pop, dall’indie rock al nuovo rap. Servono più risorse e più spazi e più aiuti e sgravi per questa scena importante e per rinnovare la musica del nostro paese.

Hai notato molte diversità tra i musicisti indipendenti di oggi e quelli di vent’anni fa?

Si, naturalmente prima di tutto perché è cambiato tutto in 20 anni. Dal CD siamo passati ai social e abbiamo avuto una forte crisi economica e un deciso cambio culturale verso il basso per farla breve. Oggi ci sono molti più artisti singoli (cantautori, dj, rapper e possiamo aggiungere anche comici e cuochi che sono le vere rockstar di oggi) mentre un tempo la band era molto più aggregante. Soprattutto oggi dal punto di vista artistico la chitarra elettrica è meno centrale e spesso sostituita dal synth. Infine si riscoprono anche le migliori perle del pop dopo che l’ondata indie di 20 anni e passa fa le aveva quasi tutte ripudiate.

Sono molti i musicisti indipendenti interessanti. Pensi che la loro creatività e soprattutto la loro libertà espressiva derivi proprio dal fatto di far parte di una scena indipendente?

È indispensabile, se non c’è una scena, non c’è un pubblico, non c’è un movimento, non ci sono scambi.

È possibile secondo te emergere e mantenere la propria identità artistica?

Si. Guadagnando però molto meno e lo dimostrano le scelte di alcuni artisti indie che hanno proseguito dritto per la loro strada nonostante avessero avuto proposte di mainstreamizzazione che hanno rifiutato.

Speriamo che con Manuel Agnelli a X-Factor si aprano più strade verso un pubblico più ampio delle giovani generazioni per fare ascoltare i nuovi artisti indie.

Oggi è quasi fondamentale per questi artisti l’utilizzo dei social. Ma è davvero l’unico mezzo di comunicazione che hanno con il loro pubblico?

Oggi se ti rivolgi a un pubblico giovane sì e lo dimostra il fatto che tutti gli ultimi fenomeni arrivano dal web. Le giovani generazioni digitali comunicano e si passano la musica lì. Poi dopo li puoi portare ai tuoi live e vendergli il cd, come feticcio, insieme al merchandising. Ma è sull’on line che la battaglia va vinta . Anche qui servirebbero più attenzioni verso gli artisti emergenti contro i colossi multinazionali globali monopolistidi internet che sfruttano gli artisti non pagandoli.

Non resisto devo chiedertelo qual è il tuo pensiero riguardo al boom di “Andiamo a Comandare”?

Niente di male direi. È la naturale prosecuzione del “tormentone estivo”. Una strada vecchia e già battuta da tanti. Iniziata negli anni ’60 con “Sei diventata nera” e proseguita con “Il Ballo del Qua Qua” dei mitici AlBano e Romina,  per arrivare a “C’è da spostare una macchina” passando per Il “Mio Capitano” fino ad arrivare alla mitica “Pulcino Pio”. Era il tormentone estivo  che mancava, quello che piace anche ai bambini, ti fa fare due mosse semplici e non ti fa pensare.

Per concludere, quali sono i punti di forza del MEI?

Certamente il fatto di essere una piattaforma aggregante di operatori alla quale nessuno vuole mancare, l’attenzione ogni anno all’innovazione anche nella formula del festival,  il fatto che tutti si sentano coinvolti, la seria continuità, un lavoro costante tutto l’anno. Inoltre l’aver creato una rete che ogni giorno collabora in ogni parte d’Italia e il fatto di avere come piattaforma la vetrina della nuova musica portando pubblico ed operatori dalla prima edizione del MEI fino a quella di oggi del Nuovo Mei 2016 ad avere l’occasione  di poter ascoltare prima che esplodano artisti prima sconosciuti.

Grazie e in bocca al lupo!

Crepi il lupo!

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