Helianthus: il noto girasole che ama la libertà

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Le sue corolle sono sempre rivolte verso la luce, e grazie al calore, accumulano all’interno dei semi vitamine e sali minerali. Parliamo del girasole, il fiore della libertà.

Merita la posizione più calda e meglio esposta del terrazzo o del giardino. Perché il girasole, in latino Helianthus annus (e lo rivela il suo stesso nome) è il vero signore della luce estiva ed autunnale; si tratta infatti di una erbacea annuale “eliotropica”, appartenente alla famiglia delle Asteracee, che orienta cioè la sua infiorescenza composta da tanti minuscoli fiori in direzione dei raggi solari.

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La sistemazione dei fiori all’interno dell’infiorescenza (capolino a disco), avviene secondo la sezione aurea, ottenendo uno schema a spirali in cui il numero di spirali orarie e di quelle antiorarie sono successivi numeri di Fibonacci. Di solito ci sono 34 spirali in un senso e 55 nell’altro.

Per questo, se si osserva con attenzione un girasole nell’arco della giornata, pare quasi che si muova impercettibilmente in base alla variazione della luce, inseguendola, in cerca di assoluta libertà. In questo modo i semi nascosti al centro della corolla scura dai bei petali giallo-arancio si riscaldano e si riempiono di vitamine e sali minerali; da questi piccoli scrigni di nutrienti, in autunno si spreme a freddo un olio dal colore paglierino e dall’aroma delicato, ottimo per friggere ma andrebbe bene anche per condire, oppure assunto come integratore.

Da non sottovalutare anche le sue proprietà in campo erboristico e medicinale, note fin dai tempi delle popolazioni precolombiane: curano congiuntiviti di origine allergica.

I semi poi sono la più ricca fonte naturale di vitamina E, indispensabile per rinvigorire il cuore e preziosa per la sua attività antiossidante ed antinfiammatoria, per esempio in caso di artrite e psoriasi, ma anche fonte di vitamina F, una sostanza che rende meno sensibili nei confronti degli allergeni, e protegge la congiuntiva, cioè la parte esterna dell’occhio.

L’olio, peraltro molto digeribile, è inoltre fonte di rame e selenio, due microelementi molto efficaci per prevenire le degenerazioni cellulari.

Di questa versatile pianta si utilizza tutto: in campagna un tempo si facevano essiccare sotto il sole estivo le grandi foglie ruvide per poi utilizzarle come imbottitura per rigidi materassi. I suoi petali freschi non dovrebbero mai mancare nelle insalate e paste fredde estive: forniscono enzimi, vitamine ed ormoni vegetali.

Per chi volesse tentare la sua  coltivazione, si parte dalla semina in aprile-maggio, o si acquistano a giugno piantine in vivaio già pronte per la messa a dimora; in un mese le plantule possono arrivare anche a due metri di altezza, utile in questo caso un ancoraggio. Per chi ha poco spazio a disposizione, sono da qualche tempo in commercio varietà nane, che non superano il mezzo metro, anche da colori sgargianti e con corolle doppie.

Le annaffiature, specie se in vaso, devono essere frequenti, e si può aggiungere un misurino di concime liquido ogni due settima circa, durante tutta la stagione di crescita.

Per quanto riguarda la raccolta, in autunno si taglia la corolla facendola seccare a testa in giù per circa dieci giorni, poi si scuote per permettere ai semi di fuoriuscire; prima di conservarli (ricordando di lasciarne qualcuno per la semina dell’anno successivo), se ne può usare qualcuno da aggiungere allo yogurt o al muesli come spuntino.

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