#ManiInTasca: demolire il muro della sopraffazione

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#ManiInTasca

Questo mese su Openmag abbiamo deciso di riflettere sulla parola “muro”, colta nei suoi significati più ampi. Oggi parliamo dell’iniziativa #ManiInTasca.

Due giovani attiviste e una collaborazione con i giocatori della Npc Rieti: è questo l’inizio di un’avventura che porta alla realizzazione della campagna fotografica #ManiInTasca, per dire stop alla violenza sulle donne.

La violenza come atto di supremazia può avere mille sfaccettature (e passare attraverso diverse fasi in un climax infinito): può connotarsi come verbale (e può quindi includere risvolti danni psicologici),fisica o perfino economica nelle perverse logiche di dipendenza, e nello schema più adottato prevede almeno una vittima, solitamente in grado di liberarsi dai soprusi subiti, e il suo carnefice.

Cosa succede però quando nelle dinamiche di un gesto coercitivo subentra un legame sentimentale tra una donna (vittima) ed un uomo? L’alienazione da parte della donna in un illusorio castello d’avorio, innalzato su barriere di menzogne e paura. Questa è la storia di di due attiviste che vogliono demolire il muro della sopraffazione, costruito da chi crede nelle differenze di genere, attraverso la campagna fotografica #ManiInTasca.

campagna #ManiInTasca

Genesi di #ManiInTasca

C’è chi di fronte a storie di violenza decide di rifugiarsi in un egoistico “non è capitato a me” e chi invece decide di lottare a fianco delle vittime troppo deboli per iniziare una battaglia, in una visione della collettività generatrice di amore contrastante l’odio cieco che fa parte di molti (e in un excursus culturale il bestseller “Uomini che odiano le donne” è solo la punta dell’iceberg di una realtà quanto mai brutale).

Si chiamano Silvia Santilli e Federica Troiani le due attiviste e giovani volontarie del Servizio Civile Nazionale di Rieti che, stanche di sentire continue storie di violenza subita e non recriminata(nonostante la convenzione di Istanbul del 2011 in cui si sancisce il riconoscimento della violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione) decidono di dire la loro per far scattare un campanello d’allarme (l’ennesimo) in un panorama sociale fatto d’indifferenza e superficialità.

E’ così che nasce l’idea di un coinvolgimento da parte dei giocatori della squadra di serie A2 di basket Npc Rieti, in collaborazione con l’associazione Musikologiamo e con la fotografa Francesca Maria Liberti, per la realizzazione di una campagna fotografica volta alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne dal titolo #ManiInTasca e patrocinata oltre che dal Comune e dalla provincia di Rieti, dallo sportello antiviolenza “Il Nido di Ana”, in una perfetta mistione di arte e valore sociale.

#ManiInTasca ritratto

“Another brick in the wall”

Le fotografie realizzate per la campagna non hanno alcun bisogno di didascalie o descrizioni aggiuntive: ogni parola sarebbe superflua e inadatta a raccontare le pose dei protagonisti immortalati che si stagliano su contrasti di chiaroscuro, di luce e di ombra. Lo sguardo insofferente, così come le frasi, da “le mani al collo solo il gioielliere” a “il silenzio nasconde la violenza” o ancora “l’amore non dovrebbe far male”, scritte lungo i corpi quasi volessero lasciare un marchio indelebile, sono la metafora dei segni inferti dal carnefice consapevole e da una società complice di omertà; mentre le continue giustificazioni come il classico “ho sbattuto contro la porta” rappresentano solamente il “velo” di menzogne dietro cui si alimenta il mito di un rapporto idilliaco e che è al contrario imperfetto, fatto di incomprensioni e incomunicabilità.

fotografie #ManiInTasca

foto #ManiInTasca

#ManiInTasca è critica e denuncia, è demolizione di antichi pregiudizi e stereotipi sul ruolo della donna nel rapporto di coppia e non solo, è provocazione e sfida a chi sa di essere colpevole e si nasconde dietro imperdonabili scusanti che hanno il” sapore” di una visione quanto mai retrograda; è una goccia nell’oceano che potrebbe avere più risonanza dell’assordante silenzio generato dalle vittime.

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